Bonobo @ Locus Festival

by Daniele Convertino

Si era chiusa con Kamasi Washington l’edizione 2016 del Locus Festival, nel suggestivo scenario della masseria “Mavù”, in Valle d’Itria. Ed è proprio qui che domenica 9 luglio è ripartito il Locus (dopo l’anteprima al Petruzzelli di Bari), con un altro grande nome della scena internazionale: Bonobo.

Bonobo.

Il progetto musicale del britannico Simon Green (Bonobo, appunto) quest’anno è giunto al sesto album studio all’attivo: Migration (Ninja Tune, 2017). Il tour omonimo del disco lo ha portato in giro per il globo e domenica è approdato in Valle d’Itria, «beautiful countryside», nelle sue parole. Il tour promuove un buon disco che dal vivo ha tutto un altro sapore.

Dopo l’apertura del duo italiano L I M, il palco del Locus si è affollato. Nel Migration Live Tour, infatti, Bonobo recupera la dimensione propriamente “strumentale” della sua musica elettronica, facendosi accompagnare da una voce, una batteria, una chitarra, una tastiera e tre fiati. Rispetto a questi, Simon Green, la sua strumentazione ed il suo basso sono al centro, ma non esattamente a contatto con il pubblico. E per le tracce con parti vocali Bonobo ha anche “lasciato” la scena alla cantante Szjerdene Mulcare.

Szjerdene Mulcare.
L I M

Simon Green non sarà il nuovo Jaco Pastorius, ma su Kiara e Kong, tracce estratte da Black Sands (Ninja Tune, 2010) ha fatto il suo con il basso. Altra traccia in scaletta estratta dall’album del 2010 è stata We Could Forever, in cui il flauto traverso è stato protagonista assoluto. Il tour, però, si chiama Migration, e l’ultimo album ha perciò quasi monopolizzato la scaletta. Tracce come Ontario, che si è confermata una delle più intense del disco anche live e come No Reason, a cui bene ha prestato la voce Szjerdene Mulcare (su disco è invece Nick Murphy, fka Chet Faker, a cantare). E ancora Outlier, Kerala, 7th Sevens, brani forse più a dimensione di club, ma ben adattati anche al live con band. Scaletta chiusa, poi, con due brani di The North Borders (Ninja Tune, 2013), Pieces e Know You.

Bonobo dal vivo estende, sforza, implementa. Dà ai dischi più energia e vitalità ed è in questo che interviene lo strumento in sé. Del resto, se il Migration tour non fosse stato impostato così probabilmente non sarebbe passato dal Locus o, almeno, non con le stesse modalità. L’esempio più vicino al concerto di Bonobo del 9 luglio è quello di Floating Points dello scorso anno, che si è esibito con altri quattro musicisti.

Il Locus festival non lascia mai nulla al caso, le lineup sono sempre il frutto di un gran lavoro di ricerca. Non c’è il timore di proporre, cercando comunque di fare sintesi con una domanda per così dire maggioritaria. È così che, dal 2005, è passato da festival “a dimensione di paese” ad una delle più importanti realtà nazionali, con una visione quanto mai globale, per questo lo abbiamo inserito nella lista dei 10 migliori festival dell’estate italiana.

E dopo Bonobo, ne siamo ancora più convinti.

Daniele Convertino

Direttamente dai putridi Bassifondi?, un tipico ribellino fuck-da-system schiavo della monotonia.

Altri articoli che potrebbero interessarti

Dicci la tua


Ci trovi anche qui: