Ci sono centinaia di persone che oscillano, avanti e indietro, ondeggiando con la testa, le braccia e le gambe. È come assistere a un'ipnosi collettiva, causata dalle note dei Nation of Language.

Il trio di New York è infatti tornato a Milano per l'unica data italiana del tour. I Magazzini Generali sono discretamente pieni, anche se ben lontani dal sold out. Che poi questa cosa dei concerti esauriti ha decisamente stufato: la qualità di un artista non si misura in termini di biglietti staccati e questo concerto dei Nation of Language ne è l'ennesima prova. Vuoi perché siamo in piena Milano Music Week, vuoi perchè c'è il derby, vuoi perchè c'è l'attesissimo ritorno de i cani... fatto sta che sotto il palco del trio americano si sta abbastanza larghi e francamente non dispiace.

I Nation of Language sono una delle migliori band in circolazione e dal vivo restituiscono tutto quanto riescono a catturare in studio, se non di più.
Una scenografia essenziale, dominata da una schiera di fari disposti a semicerchio alle spalle della band, fumo di scena e tanti colori: un immaginario semplice e chiaro nel voler riportare alla mente i live degli anni '80.
La voce di Ian Richard Devaney, profonda come quella di un giovane Dave Gahan (paragone da prendere ovviamente con le dovute proporzioni, ça va sans dire), unita al basso incessante di Alex MacKay e agli strati di synth stesi e governati da Aidan Noell fanno cadere subito il parterre in trance. Ian si muove tutto il tempo per il palco ballando, roteando l'asta del microfono, salvo nei momenti in cui suona la chitarra o affianca Aidan ai synth. Non si ferma un attimo, tanto che a una certa inciampa da solo e casca per terra, ma senza mai perdere il beat.

Si inizia sulle note di Spare Me the Decision e si chiude con The Wall & I, in mezzo pezzi come On Division St, Inept Apollo e Weak in Your Light che fanno ondeggiare senza sosta tutto il parterre. Talvolta partono dei battimani, altre invece l'ipnosi è totale. Per circa un'ora e venti di live tutti i presenti si sono potuti immergere nei sintetizzatori pulsanti e pieni di vita del trio, scappando momentaneamente da Milano e entrando in un mondo di un altro tempo e spazio.
Fotogallery del concerto a cura di Maria Laura Arturi. Opening act: Leatherette.