Muse @ Royal Albert Hall, London

by Giada Agnoli

Era esattamente il dodici aprile quando dei giovanissimi Muse cavalcano per la prima volta il meraviglioso palco della Royal Albert Hall a Londra. Quella data fu compresa nell’immenso tour di “Black Holes and Revelation”, durato più di due anni (inaugurato il 12 maggio 2006 a Dundee, in Inghilterra, e concluso l’11 agosto 2008 nello Staffordshire). Per i fan accaniti della band quella data é entrata nella storia per diversi motivi, ma al primo posto tra tutti c’é lei: Megalomania. La Royal Albert Hall possiede il secondo organo (costruito nel 1871) più grande di tutta l’Inghilterra ed i Muse, quella sera, hanno voluto rispolverare quel capolavoro di “Origin Of Symmetry” proprio grazie a quell’insolito e possente strumento. Insieme a Megalomania (che non veniva suonata dalla band dal 2002) vennero riproposte altre chicche come Fury, Invincible, New Born e Osaka Jam.

Foto scattata durante il live del 12 aprile 2008 presso la Royal Albert Hall di Londra

Vi starete chiedendo cosa c’entra questo bel tuffo nel passato con la data londinese di lunedì, giusto? Beh, se mi date un po’ di tempo ora cercherò di spiegarvelo.

Purtroppo le aspettative di questo concerto erano altissime per tutti noi: anche solo raggiungere l’asticella del 2008 era del tutto improbabile per i nostri Muse, ma devo ammettere che anche questa volta sono riusciti nuovo a stupirci. Purtroppo per noi all’interno di questo stupore non rientra l’organo suonato da Matthew Bellamy, ma questo show speciale rimarrà nella storia per altri motivi. Innanzitutto bisognerebbe citare lo splendido luogo che ha ospitato la band e il pubblico lunedì scorso: la Royal Albert Hall, un magnifico teatro/hall circolare, concepito nel 1851 dal principe Alberto.

In secondo luogo, come successo anche per la data del 2008, i ricavati dello show di lunedì (circa mezzo milione di sterline) saranno interamente devoluti in beneficienza (in questo caso donati all’associazione The Prince’s Trust, che aiuta ragazzi con disabilità dagli undici ai trent’anni a migliorare le loro vite). Matthew, Dominic e Chris hanno da sempre sostenuto il progetto di The Prince’s Trust, anzi, grazie a questa data speciale sono riusciti a ricambiare un vecchio favore che l’associazione aveva fatto loro tempi or sono:

Per molto tempo abbiamo ammirato il lavoro di The Prince’s Trust. Quando stavamo iniziando a suonare insieme, The Trust ci ha donato un piccolo contributo per acquistare il nostro primo sistema PA, che utilizziamo ancora oggi. Con questo gesto ci aiutato a metterci sulla strada giusta e siamo felici di poter fare uno spettacolo per raccogliere fondi per la loro meritevole causa e ricambiare il favore.

La Royal Albert Hall in occasione del concerto del 12 aprile 2008

I Muse, la band del Devon composta da Matthew, Dominic e Chris, sono freschi freschi di pubblicazione del nuovo album, “Simulation Theory“, uscito il nove novembre scorso ed il live di Londra è considerato da molti fan come la “data zero” del Simulation Theory World Tour, che aprirà i propri battenti in America tra pochi giorni ed in Europa a fine maggio. Il tour toccherà anche due stadi italiani: San Siro e l’Olimpico di Roma. Mi rimane difficile però immaginare un tour negli stadi simile allo show della Royal Albert Hall, sia per la differenza di capienza delle venue, sia per la tipologia di concerto a cui ho assistito. Per la prima volta, infatti, sono riuscita a riconoscere i Muse denudati di tutti quegli effetti scenografici e coreografici che solitamente popolano i loro palchi. La scena era spoglia, non c’era niente se non l’essenziale: un concerto intimo, bello e vero, senza finzioni e senza maschere. Mi ha ricordato un po’ quei live datati 2003, dove Matt si divertiva a spaccare chitarre e a fare con la propria voce falsetti incredibili. Per quanto mi riguarda, sono da sempre parecchio affezionata alla band, e credo che in queste location più piccole ed intime riescano a dare, nonostante lo spazio limitato, il meglio di sé. La mia parte oggettiva sostiene questa ipotesi perché i Muse sanno fare ottima musica e credo che le eccessive scenografie possano distogliere l’attenzione dall’elevata qualità musicale che li contraddistingue. La mia parte soggettiva e affezionata, invece, sostiene quell’ipotesi perché quel trio è diventato, ahimè, forse troppo commerciale, e questi piccoli concerti danno la possibilità a chi, come me, non si aspetta la solita scaletta dove vanno a ripetizione Madness e Starlight, ma una scaletta, scusate il termine, coi controcazzi.

Dubito fortemente che i Muse si esibiranno negli stadi nel 2019 in maniera così intima, anzi, sono convinta che hanno in serbo per noi grandi sorprese che non vale la pena perdere. Basti pensare che nel 2nd Law Tour avevano infuocato lo stadio olimpico di Roma, preparato una mongolfiera a forma di lampadina da cui era scesa una ballerina del Cirque du Soleil, e la scenografia era un immenso robot gigante (il famoso Charlie); col Drones World Tour invece ci avevano portato degli immensi droni che giravano per tutto il palazzetto. Insomma, mi è davvero difficile scegliere tra i Muse più originali e quelli più spettacolari, ma una cosa è certa: vale sempre la pena vederli.

Il concerto non poteva che non aprirsi con Algorithm, la prima traccia di “Simulation Theory”, e probabilmente, la più bella di quest’ultimo album della band. Questo brano non era mai stato suonato live e verrà con molta probabilità usato come apertura dei concerti del tour. Algorithm live ha la la mia completa approvazione: potente e immediata perché spazia dall’elettronica allo strumentale del pianoforte per poi terminare con l’ottima qualità vocale di Matt. Insomma, stupenda. Lo stesso non si può dire dell’altro brano di debutto live, Break It To Me: la Royal Albert Hall poteva fare benissimo a meno di te. Il singolo risulta debole sia nella versione audio che in quella live, è senza carattere e poco potente, per niente in stile Muse. Essendo la “data zero” del Simulation Theory Tour non potevano mancare alcune canzoni tratte da quell’album. Sono state riproposte The Dark Side, Thought Contagion e Pressure. Tra queste tre, l’ultima che ho citato merita una menzione speciale. Pressure dal vivo funziona e anche parecchio, grazie al suo ritmo incalzante che fa ballare e saltare tutti. Il ritornello è estremamente orecchiabile, insieme alla melodia di sottofondo che se ti entra in testa non ti esce più! Mi aspetto però che negli stadi ci sia la stessa banda che ha prodotto la versione alternativa del brano contenuta in “Simulation Theory Deluxe”. Per quanto riguarda le altre due non mi voglio dilungare: nulla di che, nulla di originale, nulla di memorabile.

Per fortuna il trio del Devon può contare su capolavori tratti da altri album. Uno di questi è “Showbiz“, il loro primo disco, uscito il sette settembre 1999. All’interno di questo album è presente l’omonima canzone, che a parer mio, è la migliore di tutta la loro carriera musicale. Sentire quelle note live è stata una delle emozioni più forti mai provate finora, probabilmente perché aspettavo quel momento da anni e perché Showbiz è una di quelle perle meno conosciute della loro discografia, quando vengono riproposte live non possono fare altro che stupire. A Showbiz segue un piccolo intervento di Matt, che sfrutta l’occasione per far cantare a noi del pubblico “tanti auguri” a Chris, il bassista, che proprio quel giorno ha compiuto quarant’anni.

Successivamente prende in mano il microfono Dominic (ah, ma allora sa parlare) e dedica la canzone successiva al fan che ha vinto il contest di beneficienza. Dovete sapere che i Muse hanno dato la possibilità ad una persona che ha fatto una donazione al Prince’s Trust, di scegliere un brano a piacere da inserire nella setlist della serata. Sta di fatto che questo fan ha scelto tra tutte Uprising, Uprising! Tra tutte le canzoni della bella discografia tu mi scegli Uprising? Con questo non sto dicendo che sia un brutto brano, ma è palese che la hit di “The Resistance” è sempre presente da anni nei loro concerti, era troppo scontata. Inutile dire che avevamo aspettative altissime riguardo la scelta del fan, speravamo in piccole perle come Screenager, Easily o Yes please. Insomma, è stata un po’ una delusione.

“The 2nd Law” è stato riproposto un po’ in tutte le salse in occasione di questo concerto. Il secondo brano in scaletta è appunto Psycho, che probabilmente è servito al trio del Devon per scaldare ulteriormente il pubblico già carico. Un grande ritorno sul palco è stato quello di Unsustainable (che, a parer mio, possiede una versione live migliore di quella audio), mentre una conferma è stata data da Isolated System, che permette al batterista Dominic Howard di potere prendere tutto il palco per sé. Madness, per la prima volta dopo anni di presenza sulle setlist dei loro concerti, salta l’appello. Saranno felici i fan storici che covano odio profondo verso quel brano che, a parer mio, non è neanche così tanto male.

Nella setlist della serata non mancano le immancabili (scusate il gioco di parole) Supermassive Black Hole, Starlight Time Is Running Out. A queste di aggiunge anche la coinvolgente Plug In Baby. Il frontman, appena prima dell’esecuzione del brano si è divertito con la sua amata chitarra a farci sentire ripetutamente le note dell’intro, ma quando il singolo è partito, il pubblico è davvero impazzito, me compresa (nonostante fosse la quarta volta che la sentivo live). Sicuramente Plug in Baby è tuttora il brano dei Muse che più funziona dal vivo.

Per quanto riguarda le altre, Starlight non stanca mai, Time Is Running Out è quella canzone che li ha lanciati nel mondo musicale mondiale, quindi direi, in sua difesa, che è davvero l’immancabile per eccellenza. Per quanto riguarda Supermassive io ne farei volentieri a meno, ma in questo caso mi è difficile essere oggettiva perché proprio non mi piace. Tuttavia, l’elemento a sorpresa della serata è stato solo uno: i diversi medley proposti e concentrati in un quarto d’ora preciso, il quarto d’ora più bello della storia dei concerti dei Muse. Cos’è un medley, vi starete chiedendo. In campo musicale, un medley è una serie di canzoni eseguite senza pause e spesso in versioni più corte. Così a primo impatto non sembra nulla di che, ma vi posso assicurare che questo concentramento di note ha funzionato alla grande!

In solo un quarto d’ora i Muse ci hanno suonato Reapers, The Handler, Stockholm Syndrome, New Born e Dead StarQueste ultime due citate hanno letteralmente mandato in visibilio il pubblico che probabilmente non si aspettava una scelta del genere. Quando Matthew ha accennato le prime note di New Born credo di avere rischiato l’infarto, un’emozione incredibile. Il brano è stato proposto in una versione assai originale: mancava il piano, ma nonostante questo la canzone è riuscita ad arrivare al pubblico senza nessun tipo di ostacolo. Ma non è finita qui, perché sulle outro di questi brani la band ha voluto regalarci piccoli assaggi di AshamedMicro Cuts e Assassin. E’ stato tutto veramente spettacolare, potente, emozionante e forte. Non credo che i Muse riproporranno i medley ai prossimi concerti, ma nel raro caso lo facessero, beh, preparatevi all’emozione!

Il concerto si chiude con la solita Knights of Cydoniadove nel parterre centrale i fan hanno creato un grande girotondo che alla fine si è trasformato di nuovo in un potente pogo. Il brano, nonostante sia sempre lo stesso e sempre nella stessa posizione di setlist, non delude mai e regala agli spettatori un ottimo finale.

Insomma, il concerto alla Royal Albert Hall è stato fenomenale, ricco di sorprese, novità, ritorni e conferme. Se questo era un assaggio di quello che ci aspetterà negli immensi stadi la prossima estate allora posso solo che tranquillizzarvi: i Muse sono tornati, tornati in ottima forma!

Setlist:

Algorithm

Psycho

Showbiz

Break It To Me

The Dark Side

Uprising

Unsustainable

Pressure

Plug In Baby

Supermassive Black Holes

Isolated System

Thought Contagion

Time Is Running Out

Quindici minuti di “Metal”:

Stockholm Syndrome (con outro di Assassin)

Reapers

The Handler

Dead Star (con outro di Micro Cuts)

New Born (con outro di Ashamed)

Encore

Starlight

Knights Of Cydonia

Giada Agnoli

Ai concerti mi emoziono così tanto da dimenticarmi di respirare

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