26 gennaio 2026

Nel sottobosco, la luce di Coca Puma e Satantango al Monk di Roma

La tradizione dei concerti presto del Monk è forse la cosa più bella che lo storico club di Roma ha implementato nell’ultimo periodo. A questo giro, all’orario aperitivo sono saliti sul palco i Satantango, mentre a ridosso della cena è stato il turno di Coca Puma, che ha bissato la data sold out del giorno precedente, per chiudere in bellezza il giro di 40 date in un anno e mezzo.

Coca Puma chiude il suo tour al Monk di Roma, 2026
Coca Puma in concerto al Monk di Roma, 2026 | Credits: Liliana Ricci

Panorama Olivia è il suo primo e per ora unico album (se escludiamo la splendida colonna sonora curata per il film Quasi a casa di Carolina Pavone). Sul palco Coca Puma porta esattamente quello che Panorama Olivia promette su disco, ma con una densità emotiva maggiore: brani che respirano, si allungano, trovano nuove pieghe grazie a una band affiatata e a un uso sapiente delle dinamiche elettroniche. La voce colpisce proprio per sottrazione e, a scanso di qualche livello talvolta sfalsato, il live diventa il punto di arrivo naturale di un percorso lungo e coerente. Si percepisce chiaramente la dimensione di chiusura di un ciclo, con un pubblico sempre partecipe e affiatato. Adesso un po' di pausa, per tornare, probabilmente, nei prossimi mesi.

Coca Puma sul palco del Monk, Roma, 2026
Coca Puma in concerto al Monk di Roma, 2026 | Credits: Liliana Ricci

Ad aprire il pomeriggio erano stati i Satantango e il loro shoegaze padano. Il loro set, ipnotico, ha lavorato sulle atmosfere, costruendo lentamente una tensione fatta di ripetizioni e di derive post-rock. Attaccare con Gioventù, amore e rabbia è effettivamente qualcosa che attira anche lo spettatore poco attento. Occhio a Gianmarco e Valentina, il disco, omonimo, è uscito da qualche mese (potete recuperare la nostra intervista al duo qui). Chi li ferma più?  

Satantango, Valentina Ottoboni, in apertura a Coca Puma al Monk di Roma, 2026
I Satantango (Valentina Ottoboni) in concerto al Monk di Roma, 2026 | Credits: Liliana Ricci

In generale, la formula del binomio made in Dischi Sotterranei si conferma vincente: due proposte distinte ma complementari, capaci di dialogare e di rafforzarsi a vicenda. Le luci soffuse, limitate a disegnare i contorni degli artisti sul palco, hanno accentuato l’idea di un ascolto concentrato, in cui le note vengono prima della performance fisica e della partecipazione corporea. Un’ulteriore dimostrazione del fatto che eventi di questo tipo, pur restando di nicchia, stanno conquistando uno spazio sempre più riconoscibile.