06 novembre 2026

Pop best kept secret: il live dei Bleachers all'Alcatraz di Milano

Se c’è un’informazione che il protagonista di questa serata rifiuta di far finire sul web è come  riesce a fare quello che sa fare. È convinto che se provasse a spiegare la sua magia musicale, questa diventerebbe noiosa non solo per chi lo ascolta ma per lui prima di tutto. Stiamo parlando di Jack Antonoff, leader dei Bleachers, producer pluripremiato, ragazzino cresciuto nel New Jersey ai margini della grande città e con un grave lutto familiare.

Jack Antonoff dei Bleachers live all'Alcatraz di Milano, 2026
Bleachers, Jack Antonoff, in concerto all'Alcatraz di Milano, 2026 | Credits: Renato Anelli

Le sue storie sono due: quella dell’uomo di successo che ha plasmato il pop degli ultimi dieci anni e quella del ragazzo che si rifugiava nel garage per sperimentare con gli strumenti di produzione. Stasera è dedicata a quest’ultimo e alla sua versione delle cose. Lo mette in chiaro l’ascolto integrale di My Way di Frank Sinatra appena prima che la band di sei elementi prenda posto in scena.

Non hanno viaggiato leggeri i Bleachers, che hanno lasciato in mezzo divieto di sosta due giganteschi camion in Via Valtellina per portarsi da casa la scenografia originale del tour, un gesto parecchio apprezzabile dal momento che si tratta di una struttura di legno a gradinate che aumenta piacevolmente la visibilità. Unita al luccichio degli strumenti e ai poster in stile Andy Warhol appesi sullo sfondo, ci trasmette delle vibrazioni da vecchia New York, da gigantesco studio artistico di Soho preso in affitto a canone concordato prima che i prezzi schizzassero alle stelle.

Jack Antonoff, frontman dei Bleachers, all'Alcatraz di Milano
Bleachers, Jack Antonoff, in concerto all'Alcatraz di Milano, 2026 | Credits: Renato Anelli

Con le sincopi di sideways si aprono le danze, in alto a sinistra appare Antonoff che si affligge teatralmente sul pianoforte per poi salire in piedi su una sedia girevole. Istinto autodistruttivo ne abbiamo da vendere. Sul crescendo di the van ci regalano un “Ciao Milano” e il parterre esplode in un boato. Sembrerebbe che i fan dei Bleachers abbiano sinceramente apprezzato la spensieratezza immotivata racchiusa in everyone for ten minutes, un ultimo album che è un idillio d'amore e fratellanza del tutto sconnesso dai drammi contemporanei.

Quando arriva Mondern Girl a far scatenare tutto il parterre con le sue percussioni, notiamo che sul palco ci sono ben due batteristi, oltre a un magnifico sax, e che Antonoff, impegnato a recitare l’elenco frenetico racchiuso nel testo canzone: è idealmente il perfetto direttore di questa orchestra pop e super qualificata.

Seguono Everybody lost somebody e Goodmorning, un paio di pezzi emotivamente intensi dall’album Gone Now (2017), che ci ricordano che nel frastuono allegro e nella sperimentazione synth pop di questo progetto si è sempre nascosta una velata malinconia pronta a far tremare le gambe ed esplodere con prepotenza. Lo stesso accadrà con la versione acustica di I Wanna Get Better, pezzo iconico per molti fan di vecchia data che non rimarranno delusi dalla possibilità di cantarla due volte, anche in versione originale quando viene ripetuta con le sue distorsioni elettroniche verso la fine del concerto.

I Bleachers live a Milano nel 2026
Bleachers in concerto all'Alcatraz di Milano, 2026 | Credits: Renato Anelli

L’approccio dei Bleachers alla folla italiana è di simpatico e immotivato entusiasmo: vogliono vederci fare festa come fanno gli italiani, essere acclamati come sanno fare gli italiani, e anche testare come suonano gli italiani, tanto che un tale fortunato Alessandro viene scelto dalle prime file per salire sul palco a suonare la chitarra durante Chinatown, in cui il feat originale è con Bruce Springsteen.

E poi, ancora, Antonoff ci dà un piccolo assaggio di cosa vuol dire stare in studio con lui chiedendo di fermarci ad ascoltare l’alternarsi tra silenzio e frequenza, ricordando che per lui è iniziato tutto così, pasticciando con il suo JUNO-D7. Da ottimo agitatore di folle invita anche le coppie a salire sulle spalle del proprio partner per ballare così Rollercoaster. Una ventina di persone aderisce a questa pratica tra i sudori freddi degli addetti al soccorso. Nessuno si fa male.

Sul finale gli auguri sarcastici e rancorosi di Merry Christmas, Please Don’t Call ci liberano collettivamente da ogni fantasma del Natale passato e la versione elettronica di Don’t take the money ci teletrasporta su un dancefloor degli anni ’10, dove tutto è cominciato, per un’ultima danza collettiva.

Con un ritmo incalzante di sax, dopo essersi scatenati come grilli per 90 minuti, i Bleachers escono di scena, si accendono le luci e di botto è veramente la fine. D’altra parte, Antonoff l’aveva detto: stasera si fa a modo mio.

Fotogallery a cura di Renato Anelli.