Qualche foto carina dal concerto di Lewis Capaldi a Milano

by Federica Di Gaetano

A maggio 2018 ho avuto la fortuna di assistere a un esclusivo showcase di Lewis Capaldi presso la sede di Spotify Italia. All’epoca eravamo massimo una decina, bevevamo le nostre birrette sedute per terra a gambe incrociate e quello che, al momento, è probabilmente lo scozzese più popolare del pianeta, aveva all’attivo soltanto un EP. Da allora immagino che la vita di Lewis sia cambiata completamente, considerando il successo incredibile che ha raggiunto nell’ultimo anno.

É questo il primo pensiero che mi è balenato in mente lo scorso 30 ottobre arrivata davanti al Fabrique di Milano e osservando la quantità sproposita di persone in fila in attesa dell’apertura dei cancelli. Prima di entrare io e i miei amici scambiamo due parole con una ragazza di Manchester che ci dice che non si sarebbe mai aspettata che in Italia fosse così tanto conosciuto. E anche una volta nel locale, dopo essermi resa conto di quante persone siano effettivamente stipate all’interno della venue, mi fermo a pensare che ormai Lewis Capaldi è diventato effettivamente un artista mainstream, di quelli che ti ritrovi in sottofondo letteralmente ovunque, che tu stia guardando una serie tv comodamente spaparanzato sul tuo divano oppure in coda al supermercato. Il pubblico è iper variegato, si passa da uomini inglesi over 30, molto ubriachi (in generale, le persone britanniche presenti sono veramente tantissime) a ragazzine appena adolescenti, probabilmente al loro primo concerto, accompagnate da madri dall’aria più che annoiata.

Lewis fa il suo ingresso sul palco poco dopo le 21.00 intonando il singolo Grace, che fonde in maniera convincente sonorità folk e gospel ed è anche l’opening track del suo album d’esordio, Divinely Uninspired to a Hellish Extent (pubblicato il 17 maggio 2019). Fin da subito dà prova delle proprie doti da showman: prima ci tiene a ribadire che la sua famiglia è di origini italiane e che, per questa sera, vuole essere chiamato Luigi, subito dopo chiede se ci piace il rock ‘n’ roll perché, beh, in quel caso abbiamo decisamente sbagliato concerto.

Fra i momenti più intensi della serata ci sono sicuramente la splendida Mercy, che personalmente ritengo essere il brano migliore inciso fino a ora da Lewis e che, inspiegabilmente, non è stata inserita all’interno di Divinely Uninspired to a Hellish Extent e la trascinante Hollywood, scritta da Lewis dopo aver visitato Los Angeles per la prima volta ed essersi ritrovato ad avere nostalgia non solo di una ragazza, ma anche di casa e della vita che conduceva prima di avere successo e che, anche live, dimostra di essere uno dei brani più riusciti del disco. Purtroppo, altri pezzi come Forever, One e Maybe suonano piuttosto piatti e potrebbero essere tranquillamente intercambiabili. Ma anche questo passa in secondo piano, se si chiudono gli occhi e ci si concentra esclusivamente sulla voce pazzesca di cui questo giovane cantautore è dotato.
Il compito di congedare il pubblico spetta all’amatissima Someone You Loved che, intonata all’unisono da un Fabrique completamente sold out, non può che strappare un sorriso e, perché no, anche una lacrimuccia. 

Che dire: torna presto Lewis, noi ti aspettiamo.

Le bellissime foto qui sotto sono di Maria Laura Arturi: http://www.arturized.com/

Federica Di Gaetano

Vedo tutto rosa. Mi piace il folk. Non mangio gli animali ma non sono pazza.

Altri articoli che potrebbero interessarti

Dicci la tua