Qualche scatto di Giorgio Poi al Locomotiv di Bologna [Live Report]

by Renato Anelli

Si dice spesso che la pioggia sia stata inventata perché l’uomo si senta felice sotto un tetto. E se il tetto è poi quello del Locomotiv, la felicità delle centinaia di persone ad aver riempito lo storico locale di Bologna per assistere all’atteso live di Giorgio Poi è stata palpabile. Che il cantautore di origini romane porti abitualmente la pioggia ad ogni tappa nel capoluogo emiliano non lo posso affermare con certezza (nonostante più indizi in questi ultimi anni facciano ormai quasi una prova) ma è sicuro che assieme ad essa porti uno spettacolo capace di mescolare in modo straordinario influenze nostrane e sonorità internazionali.

Dopo il ritornello di “Missili” per Frah Quintale, quello di “Camel Blu” per Carl Brave, la chitarra in studio e live per “Evergreen” di Calcutta, la produzione dell’album di Francesco De Leo e gli strumenti per il bellissimo “Stanza Singola” di Franco126, finalmente Giorgio Poi si mette completamente a nudo, presentandosi da solo sul piccolo palco del Locomotiv di Bologna a presentare il nuovo album “Smog” (la cui recensione dalla nostra Morghiss la potete trovare qui).

Durante il concerto, le immagini descritte da Giorgio Poi nelle sue canzoni si fondono alla perfezione con il tappeto sonoro costruito dalla band a supporto, immergendo così l’intera platea in uno spettacolo di un’ora e mezza scarsa che prende il via con Non Mi Piace Viaggiare, e prosegue alternando nuovi e vecchi brani, in maniera quasi regolare (da Paracadute a Il Tuo Vestito Bianco, passando per Acqua Minerale e Napoleone). Verso la metà rimane da solo per una piacevole versione alla chitarra acustica di Missili, seguita dal brano La musica Italiana, presentato al grande pubblico proprio a Bologna durante la tappa del tour dell’amico Calcutta. Dopo aver lasciato momentaneamente la scena ai compagni di palco per lo strumentale che dà il nome all’album, Giorgio torna in scena per portare il concerto verso la conclusione, rappresentata dai singoli di maggiore successo del cantautore: Tubature, Stella e Vinavil, caratterizzata da un’interessante introduzione piano e voce e capace di chiudere nel migliore dei modi uno degli spettacoli sicuramente più interessanti della scena indie italiana.

Di seguito le foto del mio fratello gemello Renato Anelli:

Renato Anelli

Suono in conservatorio. Ma non mi aprono mai.

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