C’è l’America a Linate. Lo scorso 24 giugno abbiamo partecipato a The Girl in The Tower: a Ceremony by Halsey, un concept show ideato per il ritorno in Italia della cantante dopo 7 anni di assenza, messo in scena al Parco della Musica di Segrate. Ci sono fiamme, castelli, catene, cattedrali e un altare di pietra al centro della scenografia. Halsey in treccine, corsetto e giarrettiere attraversa il suo repertorio diviso per nuclei tematici e domina i fan sfiancati dalla calura, ballando e posando ammiccante a favore di telecamera. D’altra parte, I’m not a woman, I’m a god, lo dice la canzone.
Se per molti Halsey rimane un personaggio legato allo scenario Tumblr dove ha spopolato con la polvere pastello delle sue Badlands (2015) e con il trucco stellare di Manic (2020) – il primo ha festeggiato nel 2025 i suoi 10 anni con un tour dedicato che non è passato per l’Italia – a giudicare dall’età media dei fan possiamo dire che il culto per la persona artistica di Halsey ha ampiamente travalicato il confine della Gen Z: chissà dove si ritrovano gli adolescenti alternativi e depressi del 2026, alcuni in questo parterre (ma era meglio Tumblr). A dire il vero, nel bene e nel male - dove il male sono una serie di problemi di salute abbastanza gravi che l’hanno coinvolta - la fanbase di Halsey non è mai esplosa in dimensioni ingestibili e quando si tratta di live è sempre un elemento positivo.
Tuonano i bassi di The Castle, ci scuote l’energia screamo di Nightmare ed Experiment on me, ai concerti di Halsey si poga, anche. “It’s very hot so I’m not I'n not gonna bully you the way i was planning to” ci prende in giro con quell’energia volutamente cocky che fa parte del suo trasformismo, pochi minuti dopo sta recitando le strofe piene di allusioni BDSM di Dog Years legata al suo altare con un collare e una catena di metallo. In sostanza ci si diverte.
Solo un po’ di voce spezzata sull’iconica Colors, eseguita in una versione più marcatamente synth pop, per poi riprendere con la potenza travolgente di Hurricane. Essendo giugno il Pride Month, non può mancare Honey, che celebra l’amore tra donne, e spunta la bandiera della comunità lesbica passata da una fortunata fan sottopalco che prima diventa un pezzo di scenografia, poi un cimelio autografato.
Gli atti dello spettacolo si susseguono insieme ai cambi di ambientazione: The Mother, The Maiden, The Mage, They’re Raging at Me. Ci sono l’energia fisica e una forte connessione con il pubblico, ma soprattutto la testa e la voglia di fare uno spettacolo che sia intrattenimento. In un mercato della musica che è sempre più affamato di storie e universi creativi più che di canzoni, Halsey è arrivata prestissimo e oggi la sua Ceremony è tutto quello che dovrebbero essere i tour del futuro: viaggio, stupore e comunità. Considerato il prezzo di partenza dei biglietti – super abbordabile – e la scarsità di zanzare, bravi tutti, chapeau.