Sad songs: crogiolarsi nella tristezza o superarla? – le canzoni tristi di NoisyRoad

by Martina Pagliara

Sulle canzoni (indie) tristi si potrebbe aprire un dibattito infinito, e non ne verremo a capo facilmente.
Ogni artista ha il suo “periodo blu”, ogni album ha la sua traccia più introspettiva e pessimista, ogni concerto ha il suo momento di tristezza infinita nel sentir cantare dai propri miti quei versi emozionanti che conosciamo a memoria.
Inutile negare. La musica è anche questo. Spesso, è soprattutto questo.

La domanda che sorge spontanea è: meglio deprimersi fino a toccare il fondo con mani e piedi, o accettare la cosa e formulare una risposta per quel mood, spesso immotivato, che ci porta a vedere tutto blu?

Pensiamo alla cover che i Kasabian hanno fatto di “Video Games” di Lana Del Rey, e alla faccia melanconica ed assorta di Pizzorno nel cantare la prima strofa. Oppure all’energia rabbiosa e consapevole dei primi Muse, a tratti velata di tristezza. La semplicità dei testi unita a melodie cariche: impossibile non stabilire un contatto empatico.

So I’m crawling away
‘Cause you broke my heart in two, yeah
No I will not forget you

Muse, Falling Down (Showbiz, 1999)

Come non menzionare i Radiohead, maestri del pathos in musica ed autori di brani come “No surprises“, implicita preghiera degli ansiosi. Sono tutti esempi di ciò che ascoltiamo quotidianamente al minimo accenno di malinconia, ed hanno questo duplice effetto. Potresti sentirti consolato e rassicurato dal fatto che non sei l’unico a provare determinate sensazioni, potresti essere trascinato ancora di più verso gli abissi da un flusso di ricordi e di strofe assassine, o tutte e due le cose insieme. Se mai dovessi avere la fortuna di essere di ottimo umore, la musica ha lo straordinario e stronzissimo potere di farti riflettere quanto basta per avere, nel giro di tre minuti, la stessa allegra voglia di vivere di Nick O’Malley in questa foto.

Ma quanto ci piace complicarci la vita? Ma quanto siamo sensibili? Per alcuni “rosei” periodi del mese, abbiamo già condiviso con voi la nostra soluzione.

Non possiamo tralasciare l’effetto catartico del suonare o cantare una canzone triste. Chi non ha mai stonato “Drugs don’t work” dei Verve, o “Come a little closer” dei Cage the elephant, testandone il grande, immenso potere liberatorio? Eh? (Dai, ditemi che non l’ho fatto solo io.)

Ricordate il film “Sing Street”? A tal proposito, la bella Raphina dice a Conor, il giovane protagonista, qualcosa di insolito ed interessante. Qualcosa che gli sarà poi d’ispirazione per la sua produzione musicale.

In una frase, la ragazza riassume quello che la sottoscritta da vent’anni ripete alla gente: non sto male mentre sono triste, non sempre sto soffrendo, anzi adoro avere una scusa per rispolverare quei brani che, in maniera approssimativa e un po’ superficiale, vengono spesso chiamati “depressi”.
La tristezza ci fa sentire felici di provare qualcosa e di essere vivi, assieme alla musica e all’amore. E’ un po’ difficile da spiegare, ma quella sensazione la conosciamo tutti.

La conclusione a cui siamo giunti noi di NoisyRoad è di non escludere nessuno di questi aspetti. Evidentemente, crogiolarsi nella tristezza e superarla sono due componenti inscindibili. A momenti una prevale sull’altra, ma è anche normale provare un mix di sensazioni. Improvvisarsi psicologi non è stata una cosa da nulla, ma quello che conta davvero è  sapere di non essere gli unici e prenderla con filosofia (che non significa necessariamente prenderla sul serio).

Ecco una piccola playlist di canzoni tristi, ma non troppo, tra cui quelle menzionate sopra.
Lasciamo aperto il quesito nel titolo e vi chiediamo: “Che valenza hanno per voi?”

Martina Pagliara

La fata madrina con i capelli tinti male, il frigo pieno di birre artigianali, la testa sintonizzata su brani anni 2000. Parla in inglese nel sonno, ammesso ch'ella riesca a dormire.

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