Bastille | Doom Days

by Alessia Nosari
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Voto:

B
Fluorescente

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In cima agli album più ascoltati di questa settimana, c’è senza dubbio lui, la terza fatica in studio dei Bastille, il fatidico, oscuro e misterioso Doom Days. Dire che aspettavo con ansia di ascoltarlo sarebbe un eufemismo. Non è totalmente colpa della mia ossessione per la band inglese: Quarter Past Midnight, primissimo singolo dell’era Doom Days, è stato pubblicato più di un anno fa, dando vita ad una serie di speculazioni, complotti, pensieri e parole sul nuovo album. Alla domanda quandodoveperchè, Il cantante Dan Smith, portavoce del gruppo, non ha fatto altro che rafforzare l’hype con i suoi criptici “soon”. Il “soon” è finalmente giunto il 14 giugno, quando Dan, Kyle, Will e Woody hanno condiviso il loro concept album di 11 tracce ambientato nel corso di una nottata a Londra.

Dan Smith e compagni avevano anticipato che questo album sarebbe stato la colonna sonora di un party post-apocalittico. Le aspettative non sono state deluse. Pochi pezzi, tematiche precise, tanta sperimentazione ed elementi tipicamente Bastilliani: Doom Days è sia un racconto che guida alla sopravvivenza in questi tempi bui. Può essere interpretato come un’intera notte vissuta da una singola persona o come esperienze di persone diverse. Il filone comune è la voce di Dan Smith e l’ordine religioso delle tracce, a mio parere vitale per farsi trasportare nella notte dei Bastille. Questo è anche il motivo per cui ho deciso di fare una recensione track by track, in cui ogni traccia è ambientata all’orario preciso spiegato dagli stessi componenti del gruppo in una serie di video su InstagramHo anche avuto la fortuna di assistere all’evento per festeggiare l’uscita del disco venerdì scorso, in una location pseudo-industriale nel cuore dell’East London. I drink di troppo mi hanno aiutata ad immergermi completamente nell’atmosfera e, che dire, è stata un’esperienza post-apocalittica per davvero.

Quarter Past Midnight – 00:15 AM

Doom Days si apre con Quarter Past Midnight, primissimo singolo rilasciato a maggio dell’anno scorso, quando il concept stesso del disco era ancora lontano. Ironicamente, il loro album dai temi più cupi si apre con una delle canzoni più ballabili che i Bastille abbiano mai scritto. Classico stile Bastilliano. Voce e piano ci trasportano per le vie della metropoli illuminate solo dai neon dei locali e dai semafori. I nostri eroi della notte si trovano a cantare Love Will Tear Us Apart sul retro di un Uber con sicuramente qualche drink già in corpo. Il tocco del quartetto di Londra è inconfondibile: cori epici supportati da ritmi scalmanati danno una scossa al disco e la notte parte ad una velocità da far girare la testa. Da qui in poi, il tempo si dilata, allungandosi e accorciandosi a piacere di Dan Smith e compagni.

Bad Decisions – 00:48

La notte è ancora giovane, i pub suonano la campana dell’ultimo giro e i locali di Soho prendono vita. Bad Decisions è scandita da un riff un po’ inquietante e un battere di mani vagamente tribale che riporta alle atmosfere di Bad Blood. Tra un ritornello in falsetto e l’altro, il testo incita a fregarsene altamente delle scelte sbagliate per una notte soltanto, lasciandosi andare completamente. Il tema dell’escapismo risuona forte e chiaro anche grazie alla ovvia struttura pop del brano dal testo ripetitivo e la melodia ultra catchy.

The Waves – 1:22 AM; Divide – 02:05 AM

Arrivati a questo punto, i pub sono decisamente chiusi e la serata sfocia in un house party scalmanato. L’eroe della notte viene messo di fronte a due scelte: varcare la soglia o tornare a casa. Quelle che seguono sono due tracce dal retrogusto amaro, lente e potenti al tempo stesso. Una, The Waves, è un lento stile anni 90 che mi ricorda Winter Of Our Youth (Wild World, 2016). La stanchezza e i fumi dell’alcol creano un filtro opaco, attraverso il quale le dinamiche del festino in casa si susseguono in slow motion. Più che dal testo, a mio parere, l’effetto delle onde è dato proprio dall’alternanza di parti con solo piano-voce e altre con una collezione di effetti da far invidia a James Blake. Divide, invece, mi ricorda la dolce Get Home di Bad Blood. La quarta traccia di Doom Days è quella più esposta: i tasti del piano e la voce di Smith riflettono sul bisogno di avere legami in questi tempi di divisione. E quello che non potevano farci mancare è senza dubbio un bel coro finale per dare una sfumatura da stadio a questa ballad delicata.

Million Pieces – 2:39 AM

Tuttavia, questo non è il momento per essere fragili. O meglio, dobbiamo far di niente e continuare a ballare. Million Pieces è la vera sorpresa di Doom Days e, allo stesso tempo, è anche il pezzo più elettronico che i Bastille abbiano mai scritto. Ricorda per molti versi Happier, successo mondiale nato dalla collaborazione con il DJ Marshmallow. Che sia stata la svolta? Ad ogni modo, la band fa un salto a piè pari fuori dalla comfort zone per il piacere di sperimentare nuovi suoni e questo mi piace al di là del genere del brano. Siamo nel cuore della notte, le luci sono abbaglianti, il dancefloor bollente. Se ci si ferma ora, tutte le ansie, i brutti pensieri e le paranoie vengono a galla. Come la notizia del mondo che va a rotoli. O la Brexit. O il surriscaldamento globale. A silenziare tutto questo ci pensa la voce di Dan, più potente che mai, quasi come se stesse cercando di farsi capire sopra al volume assurdo della musica. Segue anche uno dei versi più diretti mai scritti dalle mani del frontman:

We’re too far gone
Nothing I say will mean anything
Just drink, fuck, dance right through disaster
I don’t wanna talk about it now

Doom Days – 3:07 AM

Il rave continua e nelle casse risuona la traccia che dà il titolo all’album: Doom Days. Il brano più corto del disco è anche il mio preferito. Con i suoi due minuti e qualcosa, Doom Days riassume alla perfezione tutti i motivi per cui c’è bisogno di scappare e trovare rifugio nella notte. Dalla malsana ossessione per il cellulare e i social (Think I’m addicted to my phone/My scrolling horror show) alla condizione disastrosa del nostro pianeta (We fucked this house like the planet) e a chi non ne vuole sapere (Crazy how some people still deny it); dalle fake news (God knows what is real and what is fake) alla pornografia talmente scontata da diventare noiosa (One tab along it’s pornographic / Everybody’s at it / No surprise we’re so easily bored). Lo scenario quasi apocalittico che Smith descrive sembra tratto da un episodio di Black Mirror, ma, purtroppo, non lo è. Doom Days è una canzone concisa e complete che racchiude tutti gli elementi che caratterizzano i Bastille: la voglia di sperimentare, l’amore per l’hip hop anni 90, i fiati presenti in Wild World, i cori epici, la chitarra incisiva di Will, i beat magnetici di Woody, il caleidoscopico gioco di synth di Kyle e i tanto amati riferimenti al cinema e alla letteratura presenti in Bad Blood. Tutti gli elementi vecchi e nuovi si fondono, creando una hit originale, ma allo stesso tempo familiare, molto Bastille. E quello che sembra essere il fondo del barile, è in realtà soltanto l’inizio.

Nocturnal Creatures – 03:28 AM

You put your arms around me
Partners in crime in the dead of night
It’s our weekend religion
A different chord but the same refrain

Quante volte abbiamo promesso che saremmo usciti solo per una birra per poi trovarci alle 03:28 abbracciati ai nostri migliori amici a cantare in mezzo alla strada? Nocturnal Creatures è un inno all’amicizia, valore indispensabile per i membri della band londinese. Le avventure che si susseguono veloci nel corso della notte sono vissute al fianco del gruppo fidato di amici che, in un modo o nell’altro, trapelano sempre nei brani dei Bastille. Non a caso, agli amici è dedicato anche il pezzo successivo.

4AM – 4:00 AM

Alle 4AM la stanchezza subentra, l’entusiasmo si affievolisce e i fumi dell’alcol si intensificano. La scena che ci viene proposta è un festino in casa ormai agli sgoccioli, tutti i presenti spalmati per terra o sul divano, lattine di birra ovunque e mozziconi di spinelli abbandonati nel posacenere. Eppure, è proprio in questo momento che il nostro eroe della notte si sente a casa, completamente a proprio agio circondato dagli amici in uno stato di serenità assoluta. Il coro gospel, il sax e la chitarra ci cullano verso la fine della notte, quel periodo in cui non sappiamo più se è troppo presto o troppo tardi. A rendere il pezzo molto interessante è anche l’utilizzo dell’OP-1, una tastiera e sintetizzatore tascabile in grado di produrre effetti sonori pazzeschi. Questo aggeggio molto simile ad un giocattolo è in realtà lo strumento che usa Bon Iver (e molti altri) per creare i proprio giochi di suoni. E quale miglior modo di omaggiare l’artista australiano se non incidere un intero pezzo con la sua tecnica vincente?

Another Place – 4:52 AM

La festa non è finita, è il momento in cui gli amici sono tutti un po’ dispersi e gli istinti sono difficili da controllare. La testa scoppia, non si capisce più niente, tutto è annebbiato. Another Place riflette sull’amore, la passione, le bugie che ci diciamo quando sentiamo il bisogno di avere qualcuno al nostro fianco, non importa chi. Una svolta per il riservatissimo frontman della band che in tutti questi anni non ha mai fatto trapelare nulla di connesso alla propria sfera sentimentale. Forse non c’è una connessione tra gli avvenimenti di Another Place e l’esperienza personale di Smith o compagni, ma le immagini evocate sono così vivide e sincere da non lasciarci troppi dubbi. Così come in Million Pieces e Nocturnal Creatures, i Bastille escono dalla loro comfort zone per sperimentare con suoni più elettronici e beat anni 90, creando una hit costruita sui “se” e sui “ma” da cantare a squarciagola.

Those Nights – 05:46 AM

Il quarto e ultimo singolo rilasciato solamente a due settimane di distanza dall’uscita di Doom Days si apre con un’intro epica scandita dall’accoppiata tastiera-sintetizzatore. Siamo vicinissimi alla fine, il sole inizia a fare capolino tra le fessure delle tapparelle e con esso, anche le preoccupazioni quotidiane. Prima, però, un ultimo disperato tentativo di rincorrere la notte che sta per finire: le Those Nights che canta Smith sono quelle in cui si va alla ricerca del calore umano, di una ragione (giusta o sbagliata che sia) per svegliarsi alla mattina e affrontare l’apocalisse. Il vero protagonista qui è l’avvolgente saxofono che si fa strada tra i beat scalmanati per dare un equilibrio alla melodia.

Joy – 08:34 AM

La notte è ormai un lontano e sbiadito ricordo durante le prime note di Joy. Il nostro eroe della notte si risveglia sul pavimento di una cucina (la sua?) e, mentre l’atmosfera si scalda in attesa del ritornello, si trova a fare i conti con il mondo reale. Improvvisamente, le ansie riaffiorano, le preoccupazioni prendono il sopravvento scandite dal mal di testa martellante. Eppure, tutto questo non ha più importanza quando il nome della persona che più ci capisce al mondo appare sullo schermo del cellulare, lasciando spazio soltanto ad un sorriso a trentasei denti.

La fine è una fine di speranza e Joy è il perfetto modo di concludere questo viaggio notturno. Finalmente, dopo sei anni, l’ultima canzone di un disco dei Bastille è una hit che sprizza gioia infinita e dà la giusta carica di adrenalina per affrontare la giornata. Non c’è trucco, non c’è inganno. Credeteci o no, ma Doom Days finisce davvero con il lieto fine. E chi se lo aspettava?

I Bastille suoneranno in Italia il 3 luglio @ Carroponte, Sesto San Giovanni (Milano). Ci vediamo lì!

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Alessia Nosari

Mi lamento sempre della musica alla radio, raccolgo i centesimi tra i cuscini del divano per andare ai concerti e sogno di lavorare come tour manager di Bon Iver. Nel frattempo scrivo, cerco, scopro, ascolto musica non-stop.

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