Music, Fashion, Film Charli xcx
7.0

La cosa più difficile nel commentare Music, Fashion, Film, il nuovo album di Charli xcx, è parlare di musica. O almeno, parlare solo di musica. La popstar inglese, arrivata al settimo album (ottavo contando la OST di "Wuthering Heights"), con il precedente BRAT ha segnato una svolta nel modo in cui un disco può essere pubblicizzato. Ha tenuto non solo in vita, ma in ottima forma e sulla bocca di tutti, un album per ben due anni, tra versioni estese, remix, tour lunghissimi e addirittura un mockumentary dedicato. BRAT ha colorato di verde pallido la cultura pop per un biennio, monopolizzando il discorso sui social fino ad arrivare a un passo dalla Casa Bianca. Charli xcx stessa si aspettava di potersi godere un po' di meritato riposo (almeno musicalmente, dato che nel frattempo si è data al cinema con lo stesso stacanovismo di sempre), finché l'ispirazione, all'improvviso, è tornata ad abitare le sue stanze:

Charli xcx IG post screenshot
Screenshot del post IG di Charli xcx

E così lo scorso venerdì 24 luglio, in concomitanza con Reality Awaits degli Strokes ("Barbenheimer for bi people", grazie internet), è uscito Music, Fashion, Film. Nuovamente sorretto da una campagna promozionale massiccia e serrata, seppur molto diversa da quella di BRAT, l'album presenta undici nuove tracce, oltre alle tre B-sides inizialmente disponibili solo sul profilo Instagram @b.sides (ma tu pensa), secondo account di Charli xcx.  Solo recentemente sono disponibili per l'acquisto in un'edizione digitale dedicata per gli utenti Apple (la "B-Sides Edition").

Arriva adesso, nel momento di rivolgere l'attenzione alla musica, il difficile. Qual è il nostro dovere deontologico in questi casi? Chiudere gli occhi e prendere in considerazione Music, Fashion, Film solo sotto l'aspetto musicale, o inserire nel discorso la complessa sovrastruttura che lo circonda? In entrambi i casi, viene da chiedersi cosa sia più giusto. In quello di chi scrive, cercherò di muovermi lungo il confine tra i due approcci. Mai stato bravo a decidermi sotto pressione.

 

Charli xcx 2026, foto promo per Music, Fashion, Film
Charli xcx | Foto press

Due cose considerazioni subito, per prendere le misure a questo disco:

  1. Si sente che è un disco urgente, probabilmente registrato in un periodo di tempo molto breve;
  2. Tale urgenza si riflette in una scrittura flusso-di-coscienza se possibile ancora più immediata e colloquiale di BRAT.

Come forse suggerisce la copertina del disco, va bene l'urgenza, ma Charli e il suo team l'hanno studiata bene anche stavolta. John Cale, Marc Jacobs e Martin Scorsese sono stati infatti scelti per personificare rispettivamente musica, moda e cinema: problemi di budget, questi sconosciuti. È senz'altro una cover potente, che anche stavolta ha contribuito a far parlare del disco diversi giorni prima della sua pubblicazione.

Rimane il fatto che questa benedetta urgenza c'è, e si sente. Si parla di una decina di giorni di sessioni a Parigi con i due produttori e amici di lunga data di Charli xcx, A.G. Cook e Finn Keane, quest'ultimo in cabina di regia anche per la OST di Wuthering Heights. Ha senso soffermarsi sui tempi di lavorazione del disco perché uno dei limiti generali di MFF è una certa mancanza di varietà negli arrangiamenti dei brani: perché va bene che now we're making rock music, ma la straordinaria creatività riscontrabile in BRAT è a dir poco carente in questo nuovo lavoro, e il fattore tempo potrebbe aver influito.

In particolare la sezione ritmica è ridotta a batterie tutte molto simili tra loro, rifugiatisi in 4/4 dritti e innocui, quando diversi brani, in primis Rock Music, avrebbero avuto il potenziale per potersi sbizzarrire. Il lavoro sulle chitarre, forse la più grande novità del disco insieme a una certa parsimonia nell'uso dell'autotune (l'aveva usato tutto Julian Casablancas?), è invece già più interessante.

Non saremo al livello del delizioso lavoro fatto da A.G. Cook e Finn Keane in Soft Rock, primo e a oggi unico (purtroppo) disco del loro progetto Thy Slaughter, però se ne sentono gli echi: chitarre registrate a bpm molto alti e rallentate successivamente (Card Declined); acustiche sfregiate dall'ingresso di elettriche acide e supplicanti (I'm Afraid); saturazioni granulose (Yeah; 2007); e un trattamento alla stregua di loop con cui giocare (Camera).

Charli xcx aveva dichiarato a British Vogue di essere interessata a "piegare le possibilità di quello che è il mio punto di vista sulla musica rock", e le va dato atto di averci provato, e in buona parte di esserci riuscita. Sotto questo aspetto MFF è coerente, non limitandosi ad essere turista in un genere che di base non le appartiene, ma mantenendo un'omogeneità che non le ha impedito di muoversi agilmente tra episodi da rock party (Rock Music, Camera, 2007, Yeah, Wink Wink), momenti post-grunge (I'm Afraid) e pop-rock sostenuto ma più riflessivo (SS26, Magic Metal Montana, No One Lasts Forever). Se come detto mancano i dettagli che avrebbero alzato il livello generale del disco, allo stesso tempo non ci sono pezzi particolarmente deboli, seppur nella loro semplicità.

Al contrario, la scelta degli arrangiamenti e il portamento dei brani è assolutamente congeniale, se non al servizio, della voce di Charli. In Music, Fashion, Film cantato e parlato sono distribuiti in modo naturale e scorrevole tra i brani e all'interno degli stessi. La scelta di un utilizzo meno sfrontato di effetti e correzioni (quindi autotune, ma non solo) rende in entrambi i casi le parti vocali più dirette e vere, andando di fatto a rinunciare al marchio di fabbrica di BRAT. A guadagnarne è una sensazione di vicinanza all'artista, che sembra cantare a te che ascolti, o quantomeno come se lasciasse origliare le prove della sua rock band immaginaria da dietro una porta socchiusa. Non facciamoci ingannare dai pezzi più spinti del disco, perché Music, Fashion, Film è un confessionale bello e buono per tutta la sua durata.

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Musica, moda e cinema sono gli ambienti del disco, più che dei temi: di fatto fanno da sfondo a riflessioni assolutamente personali, o fungono da punti di partenza per parlare d'altro. Rock Music, in apertura del disco, è il manifesto iconoclasta contro la musica per il dancefloor e allo stesso tempo una lettera d'amore per gli amici, l'ispirazione e un mestiere che gratifica e consuma:

I'm really banging my head
I'm really hurting my neck
The nervе damage is real
But it's the only way to feel somеthing

SS26, seconda traccia e secondo singolo estratto dall'album, utilizza invece il gergo della moda e in particolare delle sfilate per una riflessione amara e apertamente cinica sulla fine del mondo. Né la musica, la moda o il cinema ci salveranno, ma è una passerella su cui è necessario salire e percorrere: lo dice all'inizio del videoclip del pezzo Carine Roitfeld, ex editor in chief di French Vogue, solo una delle tante star del cinema e della moda coinvolte da Charli xcx in questo nuovo progetto.

Oltre al featuring inaspettato di David Cronenberg nell'ultimo brano dell'album, un altro pezzo grosso è l'attore Vincent Cassel, scomodato per il videoclip di Camera. Di per sé ci starebbe anche e anzi, offre un'interpretazione rabbiosa ed energica nel video (lui che ci ha costruito una carriera nell'interpretare ruoli rabbiosi, per usare un eufemismo), ma in questo caso rappresenta un grosso punto a sfavore all'interno del progetto. La scelta di Cassel è stata infatti contestata, comprensibilmente, da una buona parte di pubblico di Charli xcx, a causa di alcuni commenti a dir poco controversi rilasciati in alcune interviste nel corso degli ultimi anni. In particolare, in un'intervista al Guardian ha sostenuto che "essere mascolini è quasi una vergogna" e che Andrew Tate va letto tra le righe perché "sta [solo] cercando di difendere la mascolinità". Queste affermazioni hanno scatenato un forte malcontento tra i fan di Charli xcx, in particolare tra gli Angels, il segmento più accanito della fanbase, con cui l'artista ha da sempre mantenuto un rapporto diretto e sincero. Se consideriamo che la suddetta fanbase è composta per lo più da ragazze e da una nutrita fetta della comunità queer, la scelta di Cassel per il video è quantomeno opinabile, anche solo per le sensibilità urtate.

Tornando al brano, Camera offre una delle chiavi di lettura più interessanti per capire il contesto di MFF:

I don't feel embarrassed even if I suck
I'm always craving an experience that feels dangerous
And maybe this is it, maybe it's what I need
'Cause it's the only way to feel like I'm not actually me

A 34 anni e otto album dopo, Charli xcx si è liberata dalla paralisi inflitta dallo sguardo esterno ("Cause that look, it's a bullet / It makes me question what I'm doing") seppur mantenendo tutte le sue insicurezze: ultima per ordine di tempo, quella nel nuovo ruolo di moglie, essendosi sposata a luglio 2025 con George Daniel, produttore e batterista dei The 1975. Questa nuova dimensione è il soggetto di I'm Afraid, uno dei pezzi più diretti e potenti del disco, in cui l'artista inglese alterna la paura di "rovinare tutto" con una tendenza autodistruttiva necessaria alla sua arte: se il dolore può renderla un'artista migliore, la ricerca dell'errore è tanto sabotaggio quanto bisogno.

Card Declined è un altro ottimo pezzo, ma soprattutto un ottimo esempio della riflessione di Charli xcx sul concetto di identità. La metafora è semplice ma efficace: posso comprarmi una personalità fatta di beni materiali, che coprono più che mostrare, ma solo finché la carta di credito non viene rifiutata. Cosa succede allora? Nel pezzo Charli non dà una risposta e non suggerisce morali da seguire, ma il  cantato stanco delle strofe dà un'idea di monotonia, come se il trucco fosse già inefficace in partenza e chi canta lo sapesse bene.

Passando per Wink Wink Persona  (reference a Bergman? Dato il mood dell'album mi piace pensare di sì), due pezzi che paradossalmente spostano la ricerca introspettiva all'esterno, tra contraddizioni e proiezioni di sé con cui combattere; e la dedica ad A.G. Cook in Magic Metal Montana ("You're my best friend, but we don't talk / We make music, we talk that way"), arriviamo al capitolo conclusivo di Music, Fashion, Film.

No One Lasts Forever conferma, nonostante turbe e paranoie, una crescente sicurezza in sé stessa ("Now I'm more confident than ever"), mentre continua la lotta per scrollarsi di dosso il giudizio degli altri ("Everyone thinks I've got a problem / Since everyone knows my name"). Il fulcro del pezzo, che riassume perfettamente i temi del disco intero, è il concetto di mortalità: quella dell'artista e della sua arte, e di chi dei due avrà vita più lunga. Il monologo del regista David Cronenberg (Videodrome, La Mosca, A History of Violence) in chiusura del pezzo è assolutamente esplicito a riguardo. Raccontando di un'esperienza personale di quasi-morte, Cronenberg riflette sui pensieri che avevano attraversato la sua mente nei momenti immediatamente successivi al collasso, mentre si trovava steso sul marciapiede:

I did not think about art at all
I— I thought about people, I thought about life

Il racconto di Cronenberg vira dunque sul rapporto tra la mortalità dell'Artista opposta alla sopravvivenza della propria Arte:

[...] Some artists have created art that has really survived thousands of years
And that's fantastic, but experientially, for them
They are dead, they are gone, they are not experiencing that
These are true things and thank goodness for them
I— I— I really feel, um, and you hear me assuring you that oblivion is freedom

Non essere presenti per assistere allo sgretolamento della propria Arte, o alla sua durata nel tempo, è per Cronenberg una liberazione. Deve esserlo anche per Charli xcx, che infatti riprende il verso "Nothing's gonna last forever" con la stessa leggerezza suggerita dalle parole del regista. Ed è alla luce di questa leggerezza che va guardato (e magari ascoltato, che dite?) Music, Fashion, Film. Un disco imperfetto, figlio di esigenze e percorsi diversi da BRAT, che infatti lo piazzano in una posizione particolare nell'elenco dei lavori di Charli xcx: risalta un'urgenza che sì, può essere confusa per fretta, ma non suona mai come "tirato via". Un album minore? Forse, ma dopo mezz'ora di musica passata a riflettere su chi è, se sta facendo bene a fare quello che fa, e che si conclude più o meno con un "me ne frego, mi sto divertendo e comunque moriremo tutti" essere troppo puntigliosi perde un po' di senso.

Quando in Rock Music canta "We're so inspired / Basically all the time", viene da crederle, e probabilmente è questa energia creativa a trainare il disco. Addirittura trasmette quella frizzantezza propria di chi non riesce a trattenersi nemmeno volendo, che è sempre un piacere da riscontrare in musica. Non sarà un album divisivo come per il gemello Reality Awaits, ma registra un cambio importante nel linguaggio artistico di Charli xcx.