Harry Styles | Fine Line

by Federica Di Gaetano
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Voto:

C+
Sincero

Dove eravamo rimasti con Harry Styles? Lo avevamo lasciato nel 2017, con un singolo inaspettatamente fortissimo, Sign Of The Times e un debut album che aveva convinto anche chi non rientrava esattamente nel suo target e aveva fatto credere che una carriera di tutto rispetto, dopo anni trascorsi in una delle boyband più popolari del pianeta, era davvero possibile. Ma cosa è successo da lì in poi? Harry non è diventato semplicemente una pop star di fama mondiale, ma anche una vera e propria icona di stile. Ci sono stati due tour mondiali, l’avvio di una carriera cinematografica con una parte in Dunkirk di Christopher Nolan, la partecipazione al Met Gala 2019 come co-chairs, il sodalizio con Gucci e, in particolar modo, con il direttore creativo Alessandro Michele, che lo ha scelto come protagonista di diverse campagne per il brand,

L’obiettivo principale di Harry, però, rimane sempre la musica e così lo scorso 13 dicembre è stato pubblicato per Columbia Records il suo attesissimo secondo album, Fine Line. Il disco è comporto da 10 tracce, tutte co-scritte dall’artista, e la tracklist è divisa in quattro parti.

I would love people to listen to the whole album. I want people to listen to every song. Even with streaming and playlists, I love listening to records top to bottom. So I want to make albums that I want to listen to top to bottom, because that’s just how I listen to music.

Fine Line vanta un’apertura di impatto con Golden take me back to the light») una tanto elegante quanto catchy esplosione di soft-rock, nonché l’unico brano presente nel SIDE A a non essere stato estratto come singolo.
Il ritorno sulle scene è stato anticipato da alcuni cartelloni pubblicitari che sono apparsi in diverse metropoli in giro per il mondo. Inoltre il 10 ottobre, in occasione del World Mental Health Day, sul web è stato lanciato il sito Do You Know Who You Are.com. Si tratta di un generatore automatico che, dopo aver inserito il proprio nome, invia un messaggio personalizzato carico di complimenti e positività, seguito dall’acronimo TPWK, che sta per Treat People With Kindness (slogan che ormai da qualche anno rappresenta un vero e proprio motto per l’artista e che ora ha dato anche il titolo a una canzone) e la firma Love, H. L’attesissimo singolo di ritorno di Harry è stato Lights Up, una traccia di piano e chitarra carica di suggestioni psichedeliche ed è arrivato l’11 ottobre, in concomitanza con il Coming Out Day, il che non sembra affatto una coincidenza. Il testo pone il focus sulla scoperta e sulla accettazione di sé («lights up and they know who you are»), mentre il video è ambientato durante una festa in spiaggia e vede l’artista al centro della scena, totalmente a suo agio mentre il suo corpo viene toccato ed esplorato sia da ragazzi che da ragazze.

I mean, for me, I think, the song is about, like, you know, freedom and, I guess, self-reflection, self-discovery … I guess a couple things that I’d kind of thought about and, I guess, wrestled with a little bit of the last couple of years and then, I think, the song’s kind of about me just accepting those things.

Come secondo singolo è stata scelta Watermelon Sugar, il cui titolo è stato ispirato dal romanzo post-apocalittico In Watermelon Sugar di Richard Brautigan, pubblicato nel 1968. Presentato in occasione della puntata del Saturday Night Live del quale è stato sia ospite speciale che conduttore, si tratta di un brano pop-rock estivo e spensierato, guidato da una chitarra elettrica funky.

Tastes like strawberries on a summer evenin’
And it sounds just like a song
I want your belly and that summer feelin’
I don’t know if I could ever go without

Il 6 dicembre è stato pubblicato Adore You I’d walk through fire for you, just let me adore you»), un brano dalle forti pop vibes anni ’80, che parla dell’eccitazione e del sentimento di pura felicità che si prova quando si inizia una nuova frequentazione e ci si sente in totale connessione con l’altra persona. La pubblicazione del singolo è stata supportata da una brillante ed elaborata campagna pubblicitaria che si è protratta per diverse settimane e che ha fatto letteralmente impazzire Twitter. A partire dal 25 novembre, infatti, i fan hanno iniziato a notare la presenza sul web di post sponsorizzati di una misteriosa isola immaginaria chiamata Eroda (anagramma di Adore). Successivamente, per le strade di New York sono stati avvistati alcuni manifesti che rappresentavano un’immagine a metà tra un tarocco e un santino, al centro del quale era raffigurato Harry circondato da alcuni pesci rossi.

Per accompagnare il singolo non è stato realizzato un semplice video musicale, ma un vero e proprio corto della durata di più di 7 minuti che si focalizza sui valori di empatia, amicizia, generosità, diretto da Dave Meyers e narrato da ROSALÍA. La storia è ambientata sull’Isola di Eroda, una località piuttosto bizzarra ai confini con l’Inghilterra, dove il cielo è sempre cupo, sul viso degli abitanti non si palesa mai un sorriso, ma c’è spazio solo per una resting fish face e vigono strane superstizioni, come per esempio quella di non lasciare mai l’isola in una data dispari. Qualcosa inizia a cambiare in seguito alla nascita di un bambino con un sorriso smagliante: si tratta del personaggio interpretato da Harry, che appare fin da subito diverso e per questo viene bistrattato ed emarginato dai suoi concittadini. Finché un giorno incontra un pesce rimasto solo, lo porta a casa e inizia a prendersi cura di lui, instaurando uno speciale rapporto di amicizia. Questa dolcissima fiaba termina con Harry che, dopo aver liberato il pesce permettendogli di fare ritorno nell’oceano, prende il largo da solo, aspettando di scoprire quali meraviglie lo attendono.

Con il SIDE B si fa capolino nell’angolo più emotivo e malinconico del disco. Harry si mette a nudo come probabilmente non ha mai fatto prima, non ha paura di farsi vedere fragile, raccoglie i cocci e porta alla luce un nuovo livello di vulnerabilità. Succede specialmente in Cherry, una delle punte di diamante di questo disco. Si tratta di una delicata ballad indie folk dolce amaro e dalle sonorità indie folk. Nonostante si tratti di un brano che riflette su una rottura al suo interno ci sono un paio di versi come «I noticed that there’s a piece of you in how I dress, take it as a compliment» e «I just miss your accent» in cui, nella loro estrema semplicità, si sente così tanto amore da commuovere. E’ forse il brano più sincero mai scritto da Harry, ed è molto bello e strano al contempo pensare che un artista che fino a una manciata di anni fa cantava brani completamente vuoti, il cui scopo era anzi quello di rimanere il più impersonali possibili, riesca ora a mettere così tanto di sé e della propria vita privata in una canzone. A completare quanto detto qui sopra troviamo un ulteriore dettaglio, di cui sul web si è parlato moltissimo ancora prima che la canzone venisse effettivamente pubblicata: nell’outro è stata infatti inserita una nota vocale in francese in cui si sente chiaramente la voce di una ragazza, che lo stesso Harry ha confermato appartenere alla sua ex fidanzata.

Si prosegue poi con la struggente Falling, dove a fare da padrona troviamo la voce di Harry che canta il dolore provocato dalla fine della sua relazione («I’m well aware I write too many songs about you») e la paura di essere cambiato a tal punto da essersi trasformato in una persona che lui stesso non vorrebbe frequentare («what if I’m someone I don’t want around?»). Nonostante l’onestà del testo, musicalmente è forse il pezzo più banale del disco. Si tratta, infatti, di una ballad piano e voce molto standard, che potrebbe tranquillamente rientrare in un disco di Lewis Capaldi. Insomma, uno di quei brani che probabilmente il prossimo anno sarà fra i più coverizzati dai concorrenti dei talent show. A questo brano si contrappone la successiva To Be So Lonely, brano dalle tonalità spensierate in cui Harry, durante quello che sembra un monologo telefonico messo insieme da ubriaco, cerca di convincere la sua ex che qualunque sia stata la ragione della loro rottura, non è stata colpa sua  («I just hope you see me in a little better light»).
Per i suoi 6 minuti di durata la sensuale She ci permette di staccarci momentaneamente dal cuore e dalla testa di Harry e ci catapulta invece in un viaggio a cavallo fra gli anni ’60 e ’70, dove le parole chiave sono Beatles, psichedelia e funghetti allucinogeni.

Nine in the morning, the man drops his kids off at school
And he’s thinking of you, like all of us do
Sends his assistant for coffee in the afternoon
Around 1:32, like he knows what to do


Il SIDE C è la parte più luminosa di questo disco. In Sunflower, Vol. 6, che specie nel pre ritornello ricorda le sonorità dei Vampire Weekend, Harry sembra finalmente tornare a vedere la luce dopo tutta l’oscurità provocata dalla fine della sua relazione («your flowers just died, plant new seeds in the melody») mentre in Canyon Moon ricorda con tenerezza alcuni piccoli dettagli e piccoli frammenti di vita quotidiana trascorsi insieme alla persona che amava.

Quick pause in conversation, she plays songs I’ve never heard
An old lover’s hippie music, pretends not to know the words
And I keep thinking back to the time under the canyon moon

Con la penultima traccia arriviamo al vero e proprio momento what the fuck di questo album. Esattamente il tipo di brano che al primo ascolto ti porta a controllare di non aver premuto per sbaglio il tasto shuffle di Spotify e non c’è via di mezzo: o la si ama o la si detesta.  Si tratta di Treat People With Kindness feeling good in my skin, I just keep on dancin’»), che potrebbe benissimo essere stato scritto per un musical, con il coro gospel in sottofondo e la prepotente l’influenza dei Queen. La perfetta conclusione è affidata alla title track Fine Line, una ballad indie folk che non sarebbe stonata nella discografia di Bon Iver, in cui corni, piano, chitarre e archi si uniscono per creare un crescendo che conclude magistralmente l’album. Si tratta senza dubbio di uno dei brani migliori incisi ad oggi da Harry.

Test of my patience
There’s things that we’ll never know
You sunshine, you temptress
My hand’s at risk, I fold
Crisp trepidation
I’ll try to shake this soon
Spreading you open
Is the only way of knowing you

Il primo disco conservava una forte patina glam rock, che in Fine Line lascia spazio a un sound più vicino al rock anni ’70, con qualche accenno al mondo indie folk. Nonostante manchi un brano che spicchi a tutti gli effetti sugli altri, come succedeva invece con Sign Of The Times, c’è qualcosa di interessante in tutte le dieci tracce che vanno a comporre l’album, anche nel caso dei pezzi un po’ più deboli non si ha mai la sensazione di star ascoltando un filler. I più scettici diranno che questo album non è altro che un’accozzaglia di riferimenti musicali presi qua e là da grandi miti del passato (Pitchfork lo ha descritto come “a guy who’s still afraid he’ll never make a David Bowie record“).

E’ un album fortemente citazionistico, non si può negare, ma nonostante le influenze siano massicce e immediatamente intuibili, non si ha la sensazione di trovarsi di fronte un nostalgico che vuole basare la propria carriera esclusivamente sulla venerazione delle grandi leggende del passato, bensì un artista a tutto tondo che ha imparato la lezione che gli hanno impartito i suoi miti e riesce ora a riscriverla in maniera attuale. Lasciarsi alle spalle un passato ingombrante come quello degli One Direction e riuscire a convincere delle proprie capacità anche chi non rientrava assolutamente nel target non era affatto un’impresa semplice (basti vedere come sta andando agli altri membri della band). Harry però ce l’ha fatta: ha trovato la sua dimensione ed è finalmente libero di fare musica esattamente come piace a lui, che questo comporti inserire in un disco un brano scritto sotto l’effetto di allucinogeni o posare per uno shooting indossando un abito lungo. E nel farlo si diverte un mondo. E di una cosa possiamo stare certi: sentiremo parlare di lui ancora a lungo.

Nel 2020 Harry tornerà in Italia per due imperdibili date del suo Love On Tour, il 15 maggio al Pala Alpitour di Torino e il 16 maggio all‘Unipol Arena di Bologna. Nel nostro paese, come nel resto d’Europa, ad aprire i concerti ci sarà un’opening d’eccezione: si tratta di King Princess, una delle artiste queer più interessanti dell’ultimo periodo, che lo scorso 25 ottobre ha pubblicato il suo debut album Cheap Queen. Fossi in voi non mi lascerei scappare l’occasione di vedere live due artisti del genere in un sol colpo, sono certa che ne varrà la pena.

Federica Di Gaetano

Vedo tutto rosa. Mi piace il folk. Non mangio gli animali ma non sono pazza.

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