Liam Gallagher | Why me? Why not.

by Martina Pagliara

Voto:

C-
Certezza

Il 20 settembre 2019 è stato pubblicato il secondo album solista di Liam Gallagher, ex Oasis e Beady Eye, come annunciato dallo stesso autore lo scorso 29 maggio. Il disco, nonostante la poca originalità e sperimentazione, è impregnato dalla prima all’ultima traccia delle più recenti vicissitudini private del cantante. In un’intervista del 2018 per The Guardian, Gallagher è stato schietto: «I’m here to give people what they want, and if that’s boring, so be it». Così ha giustificato la propria produzione musicale, ancorata al concetto di Britpop, eppure accolta sempre con molto entusiasmo da parte dei fan. Certamente nessuno è come lui, nessun altro musicista riesce a non stancare rimanendo sempre lo stesso. Questo è il super potere principale di Liam Gallagher.

Le nuove 11 tracce (più 3 brani bonus nell’album deluxe) sono stati anticipati da quattro singoli pubblicati nel corso dell’estate. Il primo, Shockwave, è stato pubblicato lo scorso giugno ed ha passato il crowd test venendo eseguito a sorpresa durante i live del precedente tour. E’ stato ben accolto, forse perché è esattamente quello che ci si aspetta da un Gallagher, forse perché è un concentrato di energia con basso e batteria che rimandano a decenni ormai lontani. La protagonista indiscussa è la voce unica del cantante, accompagnata da un’interessante line di chitarra che, verso la fine, accompagna con un assolo il bridge di parole amare.

You’re a snake
You’re a weasel
You’re a pebble in the sea
And the pain you feel
Is washing over me

Che stia puntando ancora il dito contro il fratello? Difficile credere il contrario, quando la battaglia di frecciatine nei confronti di Noel Gallagher non si è mai conclusa.

Il 27 giugno 2019 compare su YouTube il video musicale del secondo estratto, The River, nel quale viene resa pubblica in anticipo la copertina dell’album, attraverso i graffiti che il protagonista della clip si ferma ad osservare. Non sarà l’idea più originale del mondo, ma si è rivelata un mezzo di comunicazione molto efficace. Le immagini vanno di pari passo con ciò che evocano le parole, che inneggiano contro l’apatia in favore di un atteggiamento attivo e consapevole nei confronti della società attuale. Gallagher l’ha definita «a proper beast of a tune» (modesto, da parte sua). In questo brano compaiono timidamente tastiere, effetti ed echi che fanno risaltare la voce. Cattive notizie per gli amanti dei synth: niente svolta elettronica da parte del nostro idolo.

Once è il singolo che davvero ci restituisce la parte più tradizionale e famosa di Liam Gallagher: noi, lui e una chitarra con pochi, semplici accordi, e dei versi che entrano nella storia. Il tempo è lento, da ballad. L’intensità però è al massimo, accentuata dal pianoforte e dagli archi, che intervengono dopo il primo minuto ad arricchire una struttura semplice, romantica e nostalgica. L’aggiunta contemporanea è data dall’eco della parola “once“, che suona molto artificiale, ma in qualche modo non stona affatto.

But oh, I remember how you used to shine back then
You went down so easy like a glass of wine, my friend
When the dawn came up, you felt so inspired to do it again
But it turns out you only get to do it once

Questa canzone è un po’ la Don’t Look Back in Anger di questo progetto. L’autore si guarda indietro, ma non si strugge, né si dispera: racconta il passato senza rimpianti, quasi con distacco, ed è tutta un’altra cosa.

L’ultimo singolo è One Of Us, rilasciato lo scorso 16 agosto. In assoluto è il più ricco di riferimenti agli Oasis. Il fatto che, secondo Liam, lui ed il fratello Noel lavorino meglio assieme piuttosto che da solisti, non è un segreto. Lo ha dichiarato in varie occasioni, fino al produrre una canzone così schietta ma anche così profonda. Il tono di voce del cantante si abbassa notevolmente, contrastando gli archi ed il pianoforte, che conferiscono solennità attraverso note più alte. La canzone sfuma con un coro soft di «it’s a shame», niente rabbia né frasi acide. Che i 47 anni si facciano sentire anche tramite gesti di maturità, ogni tanto?

Now That I’ve Found You è una delle canzoni che più hanno attirato l’attenzione del pubblico e dei tabloid internazionali, poiché collegata ad una vicenda strettamente personale dell’autore. «This is about the lovely Molly», ha annunciato al microfono Liam stesso, prima di suonarla per MTV Unplugged. Molly non è altro che la figlia che Gallagher non ha incontrato prima del 2018, nonostante l’avesse riconosciuta come sua. Inaspettatamente, padre e figlia si sono ricongiunti, evento che deve aver scatenato una serie di emozioni incanalate poi nelle dolcissime parole del testo.

La title track, Why me? Why Not., è un ottimo pezzo a livello strumentale. Sono forti le influenze classic rock presenti, rappresentate dalla varietà e dall’intensità degli strumenti musicali impiegati per la registrazione. In risalto notiamo ancora gli archi, costante dei grandi singoli nell’era Britpop. Lo stesso discorso vale per Halo, che incomincia con un aggressivo e frenetico pianoforte, mettendo in risalto il lato migliore della voce di Liam Gallagher. Quest’ultimo è un brano allegro, particolarmente adatto ad essere eseguito dal vivo inserito  in mezzo ad una scaletta composta da melodie più datate.

Un’altra ballad, che bilancia l’energia dell’album, è Meadow. Rilassante, ma non triste, contiene una delle rare prove di maturità del cantante nelle parole semplici, ma che arrivano dritte al cuore dell’ascoltatore.

It’s a long, long, long lonely life
Sometimes you gotta hold your head up high
If you want to break the chains from your past life
My dear, don’t you worry no more

Il ritmo di Gone è un po’ più veloce, sebbene vi sia un netto calo di entusiasmo nel cantato. É perfetta per chiudere l’album, sebbene rientri esattamente nello stereotipo di “canzone Britpop” e rischia di stancare le orecchie più esigenti.

Fra le tre canzoni della versione deluxe, c’è un brano in particolare che merita la ribalta tanto quanto i singoli. Stiamo parlando di Misunderstood, dal ritornello orecchiabile e una melodia molto attuale. Le chitarre, sia acustica che elettrica, sono una costante, mentre Liam canta facendo sfoggio della sua inconfondibile estensione vocale, dalle note più acute a quelle più gravi. Tutto sommato, anche Glimmer è interessante, poiché la ventata di anni Cinquanta è palpabile e regala tre minuti degni del film Grease.

Liam Gallagher ha decisamente preso consapevolezza riguardo la strada da intraprendere da solista. Non c’è spazio per il senso di smarrimento, né per l’insicurezza, nell’album Why me? Why not. Pur essendo un disco dalle tematiche attuali, pecca di innovazione da un punto di vista strumentale. Si auspica che, in futuro, Liam Gallagher si decida ad osare anche solo attraverso un paio di tracce, provando a sorprendere sé stesso ed i suoi fan, pur rimanendo l’amatissimo ex Oasis che scrive cavolate su Twitter. Qualunque cosa stia cantando, Liam Gallagher semplicemente non delude. Egli rappresenta ancora una certezza, un caposaldo di un’epoca, in un mondo in rapida evoluzione.

Liam Gallagher sarà in tour all’inizio del 2020 e toccherà l’Italia in due occasioni:

15/02/20 Palazzo dello Sport, Roma

16/02/20 Mediolanum Forum, Milano

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Martina Pagliara

La fata madrina con i capelli tinti male, il frigo pieno di birre artigianali, la testa sintonizzata su brani anni 2000. Parla in inglese nel sonno, ammesso ch'ella riesca a dormire.

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