Milky Chance | Mind The Moon

by Giada Agnoli

Voto:

C+
Sopra le aspettative

Ricordo il mio primo (e anche unico, per ora) concerto dei Milky Chance come uno dei momenti più belli della mia vita. Il motivo non era lo show in sé, perché sul palco non apparivano particolari effetti scenici, ma è stata proprio la band, la loro presenza e la loro voglia di coinvolgere a rendere quel concerto davvero unico. I dolci suoni di Down By The River, il ritmo di Flashed Junked Mind e l’energia della piccola armonica di Sweet Sun sono riusciti, non so come, a far sembrare quel palco, al momento occupato da sole due persone, uno spettacolo inscenato da almeno venti musicisti.

Per chi non conoscesse i Milky Chance, il duo è nato in Germania, per la precisione a Kessel, frutto dell’amore incondizionato per la musica di due giovanissimi ex compagni di classe: Clemens Rehbein e Philipp Dausch. I loro background ed i loro gusti musicali molto differenti gli hanno permesso di cominciare a produrre musica originale. Clemens, con un passato nel gruppo jazz dei Flown Tones, amava ascoltare i Nirvana ed Elvis Presley, il rock classico ed il rock ‘n roll. Philipp, era (ed è tuttora) un dj, ascoltava i Red Hot Chili Peppers e generi più moderni.

Dai locali della loro cittadina dell’Assia Centrale le loro note riescono in pochissimo tempo a raggiungere ogni angolo della Germania e grazie ad un contratto con la Lichtdicht Records e al loro fortunato singolo Stolen Dance (con oltre 500 milioni di visualizzazioni su YouTube) riescono a farsi conoscere in tutto il mondo, scalando molte classifiche e perfino facendo diventare il pezzo una delle quindici canzoni più shazammate di sempre. Dal 2013 ad oggi si sono esibiti su decine e decine di palchi importantissimi, dal Coachella allo Sziget passando per il Glastonbury ed il Reading.

L’asticella da superare, che si sono creati pubblicando un bell’album come Sadnecessary (2013), era davvero alta. Con Blossom (2017) non sono riusciti a pieno a raggiungere quel livello e purtroppo non mi sento di dire che Mind The Moon sia lontanamente paragonabile al loro primo disco. Come nel secondo, però, anche in questo album sono presenti molti aspetti validi che credo sia doveroso riconoscere.

Andiamo con ordine: Mind The Moon è stato prodotto insieme a Tobias Kuhn e registrato in diverse location sparse per il mondo, dal loro studio a Kassel in Germania, all’Australia, dall’Italia alla Norvegia. Il duo, per la promozione del disco, ha optato per una scelta abbastanza inusuale, ma sempre più in voga tra gli artisti negli ultimi anni. I Milky, infatti, hanno deciso di pubblicare ben 4 singoli prima della data ufficiale del lancio dell’album. La struttura dell’album è molto diversa dai dischi precedenti, sono infatti presenti ben tre featuring: Rush, Daydreaming ed Eden’s House. In Sadnecessary ed in Blossom, infatti, non apparivano particolari collaborazioni con altri artisti.

L’artwork dell’album, come anche nei precedenti casi, presenta uno stile molto “pittorico”. In Sadnecessary la copertina era rappresentata da un papavero molto schizzato su una tela verde, in Blossom viene dipinta una sfera con sfumature tendenti al rosso mentre quest’ultimo progetto si presenta all’ascoltatore con una foto – ritratto della band stessa circondata da pennellate di colore. Questa analogia pittorica tra i tre dischi mi ha portato, di primo impatto, a pensare che gli album fossero connessi da un legame perlomeno narrativo ma ascoltando di fila tutte le canzoni mi sono resa conto che probabilmente mi sbagliavo e che fosse semplicemente una coincidenza.

L’album si apre con uno dei pezzi più convincenti di tutta la tracklist: Fado. Il singolo, rilasciato il 27 settembre, è corredato da un suggestivo video nel quale il duo si diverte a passeggiare per una foresta “magica”, dove alberi, piante e cespugli pian piano si dipingono di splendidi colori neon. Non esiste una vera e propria traduzione del termine “fado”, ma facendo qualche ricerca nel web ho trovato che in realtà indica una tipica danza portoghese (tra l’altro patrimonio Unesco). La band, però, spiega che il vero significato alla base del testo è legato al tono cupo e al fatto che quando senti davvero questo mistico fado non c’è via d’uscita. È come una malinconia profondamente dolorosa ed un forte sentimento di tristezza che a volte va di pari passo con un sentimento di inadeguatezza. In effetti anche la danza portoghese che porta questo nome presenta note e temi malinconici e quindi, in altre parole, questo singolo può essere un esempio di fado, grazie al suo accompagnamento di chitarre e di un testo particolarmente malinconico.

What if the birds don’t know how to sing anymore, to sing anymore?

What if it hurts you so, it hurts you so? I heard this is Fado

Fado è riuscita a rompere bene il ghiaccio, ma a introdurre veramente Mind The Moon ci pensa Oh Mama, grazie ad un ritornello che ti entra in testa e difficilmente riesce a togliersi. Il tutto è incorniciato da (stranamente) un testo molto convincente che mi ha rapito dalla prima strofa. Diciamo che i Milky non sono famosi per essere autori particolarmente profondi e riflessivi, anzi, capire il significato dietro le loro parole è spesso complesso e insensato. Oh Mama va verso un’altra direzione: sarà la volta che il duo si sia convinto ad andare a lezioni di scrittura? Se il risultato è questo direi che possono anche continuare!

Oh when we get old mama, we think it was no drama
Cos when we would know, it was better letting it go

Protagonista di The Game, invece, è una gigante palla da bowling arancione: avete capito bene, proprio una palla da bowling (che un po’ mi ricorda la suggestiva copertina di Blossom). Il video pubblicato su YouTube è ambientato in un deserto e successivamente in una sala da bowling, dove Clemens, nel finale, riesce a fare strike. A livello degli arrangiamenti, più electronic – folk rispetto ad altri pezzi del disco, il brano ripesca note sia dall’album precedente che da Sadnecessary, anche se, a livello complessivo è difficile riuscire a paragonarli. Beh, a questo punto, godetevi il video e giudicate voi!

Per la produzione di Rush il duo tedesco chiede aiuto ad un artista belga Teme Tam, che oltre ad apparire come featuring nel singolo li ha sia affiancati in studio, sia scritto alcune strofe in francese. Il singolo presenta, a parer mio, il testo migliore e profondo di tutto il disco. Clemens, insieme al suo fedele compagno di note confida che per la scrittura di Rush non hanno fatto altro che immaginare di essere sott’acqua e di attraversare la superficie: che succede in quel determinato momento? Il respiro si fa sempre più agitato pian piano che cerchi di raggiungere il pelo dell’acqua, fino a che una forte sensazione di sollievo attraversa il tuo corpo nell’attimo in cui finalmente torni a respirare normalmente. Nonostante la grande fantasia che traspare leggendo il bel testo, nel video non emerge affatto questa descrizione, un vero peccato!

Daydreaming, singolo prodotto in collaborazione con Tash Sultana, una cantautrice con cui i Milky hanno condiviso diversi palchi, è il biglietto da visita di Mind The Moon, dato che è stato il primo singolo rilasciato. Nella clip video l’aspetto narrativo legato ai temi magici ricorre nuovamente. Il duo tedesco, nelle immagini, riscopre in mezzo alla natura (probabilmente un paesaggio tedesco) uno strano scrigno da cui fuoriesce un genio interpretato dalla stessa Tash, che decide di regalare la vista ad uno dei protagonisti ciechi e di far sorvolare il duo in giro per l’immensa foresta in cui è ambientato il video. Daydreaming si ritrova in mezzo ad arrangiamenti pop e ritmi reggae e non rappresenta solamente l’intento di descrivere un sogno ad occhi aperti, ma indica più una visione di come potrebbero essere le cose quando le desideri in maniera eccessiva e dove potresti andare se solo ti impegnassi a realizzare i tuoi sogni, soprattutto quando non sai come affrontare la realtà che ti circonda. Insomma, è un bel casino, ma quando mai i testi dei Milky sono stati facili da decifrare?

Eden’s House è il pezzo che preferisco dell’album, forse perché il mood di questi quattro minuti si distacca parecchio dal resto della tracklist. Il brano vede la collaborazione del gruppo corale sudafricano Ladysmith Black Mambazo e grazie a questo featuring il duo tedesco riesce alla perfezione a trasportarci in un altro mondo: chiudendo gli occhi mi sembrava di essere in una savana africana, sotto un caldo sole e circondata da natura incontaminata. Quanto sarebbe bello vedere i Milky Chance cantare questo pezzo su un palco assieme al coro sudafricano? La speranza è sempre l’ultima a morire ed il Mind The Moon Tour potrebbe diventare un’ottima occasione!

Dall’originalità e dal viaggio che ci ha fatto fare Eden’s House ci spostiamo verso gli ultimi brani dell’album, tutti in perfetto stile Milky Chance: Scarlet Paintings, Right From Here, Fallen e Windows. L’aspetto che unisce questi pezzi è l’aura malinconica che si raggira tra le parole dei loro testi. In Scarlet Paintings la malinconia descritta è legata ad una delusione amorosa e alla nostalgia che l’autore prova nei confronti dell’amata; in Windows, invece, la tristezza che è descritta è quella molto più personale, come un perenne sentimento di ansia e paura per il proprio futuro. In questi brani, dal punto di vista degli arrangiamenti, si possono riconoscere dei motivetti musicali molto iconici, in particolare in Right From Here ed in Windows, probabilmente pensati con l’obiettivo di rendere più orecchiabile l’ultima parte dell’album.

Cercando di tirare un po’ le somme del tutto, devo ammettere che i Milky Chance mi hanno stupito. Le mie aspettative erano basse: il secondo album non mi aveva fatto impazzire e i singoli rilasciati in anteprima in questi mesi non avevano affatto stuzzicato la mia curiosità. Mind The Moon scorre bene, i pezzi si trovano molto in armonia l’uno con l’altro sia sotto il punto di vista musicale che da quello tematico. All’interno della tracklist, però, si riconoscono già dal primo ascolto i brani più forti e quelli più deboli ma allo stesso tempo si percepisce il filo conduttore che scorre attraverso tutte le dodici tracce e che riesce a conferire a tutto il disco il vero valore aggiunto. Mind The Moon non potrà mai avvicinarsi alla qualità di Sadnecessary, però grazie alla maturità di scrittura e ad un miglioramento musicale, secondo me, è riuscito a superare Blossom.

I Milky Chance ci verranno a trovare il 15 febbraio al Fabrique di Milano (un possibile ottimo regalo per San Valentino). Noi ci saremo, voi?

Potete acquistare i biglietti qui 

Giada Agnoli

Ai concerti mi emoziono così tanto da dimenticarmi di respirare

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