In un 2026 in cui in cima alle classifiche americane c'è una canzone scritta e interpretata da un'intelligenza artificiale, fa un certo effetto pensare a una band che agli inizi del nuovo millennio era composta da personaggi fittizi e a cui dare un vero volto era praticamente impossibile. Sì, stiamo parlando dei Gorillaz e il venticinquesimo anniversario del loro omonimo album di debutto è un ottimo spunto per parlare di un progetto geniale che ha segnato per sempre la musica alternative, andando ben oltre ogni più semplice definizione di progetto e disco, e sdoganando una volta per tutte le contaminazioni della scena brit con l'hip hop.
Perché a pensarci bene Gorillaz - e i Gorillaz - chiudono il cerchio di una serie di ammiccamenti all'hip hop iniziati da poco più di un decennio. È il 1988 quando esce Bankrobber dei Clash, che si ispiravano dai tempi di London Calling in maniera sempre più decisa alla dub e all'R&B. L'anno successivo debuttano gli Stone Roses con il loro omonimo disco, con Ian Brown che canticchia, parla e quasi rappa sulle fondamenta del britpop. Agli inizi degli anni '90 sono i Primal Scream a raccogliere per primi il testimone di Brown e soci, racchiudendo in Screamadelica (1991) il seme da cui sboccerà il big beat. A Bristol l'elettronica e le chitarre di Massive Attack e Portishead sfruttano le strofe hip hop per dare vita alla scena trip hop.
Damon Albarn, quella che si dimostrerà essere la mente più brillante della seconda ondata britpop, sente che gli schemi del genere musicale in cui si sono affermati i suoi Blur iniziano a stargli stretti e sono proprio le amicizie e le sue relazioni extra-musicali a far scoccare la scintilla.
Ripercorriamo insieme il bellissimo viaggio che ci porta ad uno dei dischi più iconici del primo decennio del 2000.

Partiamo dunque da Damon Albarn. Il leader e cantante dei Blur è arrivato ad un punto di rottura con la sua band. Siamo a metà anni '90 e l'era britpop volge al termine, tanto per i Blur quanto per tutta la scena: Stone Roses, Primal Scream, Pulp, Suede e Oasis hanno già sfornato le loro pietre miliari e nuove tendenze stanno prendendo piede. Per dare un po' di titoli, ci troviamo in un quinquennio in cui sono usciti album come: Screamadelica, Definitely Maybe, (What's The Story) Morning Glory?, Different Class, Suede e ovviamente Parklife.
Alcune crepe iniziano a prendere piede all'interno della band quando Graham Coxon (il chitarrista) non è più a suo agio con la gestione totalitaria e totalizzante di Albarn delle composizioni della band e con la vita un po' troppo rocambolesca di Alex James (bassista). Inoltre, è il primo a percepire l'esaurimento dell'era britpop e la necessità di un cambio di passo, tanto da iniziare a ragionare su approcci molto più post-punk in linea con i Pavement.
Nonostante altri due dischi, arriva il momento di dare libero spazio alla propria creatività. Questo bivio imprevisto crea il margine per portare avanti altri progetti. Ed è proprio qui che entra in gioco la seconda figura chiave per arrivare ai Gorillaz: l'illustratore e fumettista Jamie Hewlett.
Albarn e Hewlett entrano in contatto abbastanza fortuitamente, come accade nella maggior parte delle volte nella storia della musica. Coxon è fan di Hewlett e gli propone di intervistare, nel 1990, i Blur agli inizi della loro carriera per poterla pubblicare su Deadline, nonché la rivista su cui lo stesso Hewlett pubblica la sua striscia di fumetti Tank Girl (googlate e diteci se per caso lo stile vi pare famigliare).
Nonostante qualche frizione iniziale, Albarn e Hewlett si ritrovano coinquilini nel 1997, proprio nella fase in cui inizia la crisi di identità dei Blur, e mentre guardano MTV rimangono colpiti da quanto i contenuti fossero spettacolarizzati e al contempo privi di contenuto. Ed è proprio qui che il genio di Albarn si accende.
Perché non catalizzare la crescente voglia di divagare dal britpop in un nuovo progetto musicale, in cui l'illustrazione sia parte preponderante attraverso personaggi e storie totalmente inventati e disegnati da un professionista come Hewlett?

This was the beginning of the boy band sort of explosion... and it just felt so manufactured. And we were like, well let's make a manufactured band but make it kind of interesting.
Ora immaginate Albarn, con questo pensiero in testa, come un operatore qualunque davanti ad una delle attualissime forme di AI generativa (nel suo caso Hewlett) e scrivere un prompt del tipo: "Vorrei fondare una band immaginaria, di quelle strampalate, che riesca a raccogliere britpop, dub, hip hop, elettronica e possibilmente qualche influenza latina, attraverso dei membri, ovviamente immaginari, che provengano da diversi angoli del mondo e che abbiano storie al limite del verosimile".
Detto, fatto. Murdoc Niccals è il fondatore della band (nonché il bassista) e ci trascina subito 2-D (Stuart Harold, voce, tastiere e chitarra) dopo averne causato la quasi cecità - da qui i suoi occhi neri - in avventure degne di una trama di Guy Ritchie. In un negozio di dischi conoscono (in realtà rapiscono) l'americano Russell Hobbs (batterista), i cui segni particolari sono la provenienza dal mondo dell'hip hop e la tendenza a essere posseduto dal diavolo. Infine, Noodle (chitarra e polistrumentista) è una ragazzina che arriva dal Giappone, direttamente al negozio di dischi in cui lavora Russell, all'interno di una scatola di cartone e sa dire una sola parola: noodle.
Parallelamente, dietro le quinte, ci sono persone reali che lavorano per tenere in piedi tutta la storia montata da Albarn e Hewlett. Phil Cornwell è l'alter ego di Murdoc, mentre Albarn è ovviamente 2-D, protagonista di tutta la trama del fumetto e dei brani dei Gorillaz. Russell è impersonato dal DJ Remi Kabaka Jr e infine per la voce di Noodle si sono alternate Haruka Kuroda, Miho Hatori e Haruka Abe.
L'immagine della band è potentissima. Murdoc e 2-D sono una metafora proprio di Hewlett e Albarn, Russell è messo lì per rappresentare l'importanza dell'hip hop in questo progetto ed è ispirato a Ice Cube (sarà proprio suo cugino Del the Funky Homosapien a rappare in Clint Eastwood), mentre Noodle è l'elemento sorpresa: le influenze dal resto del mondo, l'imprevedibilità, il jolly.
Tra il 1998, anno in cui il duo concepisce il progetto e le figure dei vari componenti, e il 2000 Albarn e svariati soci registrano il disco nello Studio 13 di proprietà dello stesso Damon a Londra e nel Geejam Studios in Giamaica. In sala d'incisione con Albarn c'è anche Dan "the Automator" Nakamura, produttore hip hop, per dare al disco ancora più l'impressione di essere un concept album che ha poco a che fare con il passato dello stesso Damon, che trascina nel progetto anche il sopracitato rapper Del the Funky Homosapien.
L'EP Tomorrow Comes Today (2000) contiene alcuni singoli di quello che, un anno più tardi sarà il vero e proprio album di debutto della band: Gorillaz esce nel Regno Unito il 26 marzo 2001 e debutta al terzo posto in classifica, con la strada spianata dal primo singolo Clint Eastwood. La risposta commerciale in Europa e nel mondo intero li porta a vincere dischi d'oro e di platino un po' ovunque e immediatamente li porta in giro per il mondo per un tour mondiale.
Sul palco però non ci sono dei musicisti, bensì un enorme schermo su cui vengono proiettati i veri-finti membri dei Gorillaz e dietro i quali i veri musicisti suonano e cantano. A questo si aggiunge un sito web, disegnato dallo stesso Hewlett, che guida i visitatori nel mondo del fumetto della band attraverso animazioni, giochi e presentazioni interattive. Qualcosa di mai visto prima.

Gorillaz è composto da 17 tracce, tra strumentali, interludi e brani veri e propri: tutti sono legati ma nessuno si somiglia. Il melting pot riporta in musica molto fedelmente quello che da decenni sta avvenendo in Inghilterra e in particolare a Londra, con tante culture che si contaminano e si valorizzano a vicenda.
Inutile ripercorrere traccia per traccia questo capolavoro, perché ogni frase riguardante un brano toglierebbe spazio per un commento sul brano successivo. C'è il vero hip hop con strofe effettivamente rappate (la stessa Clint Eastwood ma anche Tomorrow Comes Today o New Genius (Brother), che è anche un po' trip hop), ci sono i brani che ricordano la matrice UK del progetto (5/4, Punk e M1 A1) fino a quelli che rappresentano le influenze dub (Double Bass e Slow Country) e latine (Latin Simone (Que Pasa Contigo)).
Per avere un'idea diretta dell'influenza del disco basta ascoltare attentamente alcuni dei brani del maggiore successo commerciale dei Kasabian, ovvero Velociraptor! (2011) - sì, Man Of Simple Pleasures non vi suonerà più così originale. Negli stessi anni, un certo Tyler, The Creator sta muovendo i primi passi in USA e l'approccio elettronico e per certi versi rock alle sue produzioni sono un altro segno lasciato da Albarn.
Non che servissero particolari riprove vista la carriera di Damon Albarn, ma Gorillaz è un album (e un progetto) che pone lo stesso cantautore su un piano totalmente differente rispetto a tutto il resto della scena contemporanea. La band fittizia è qualcosa di praticamente mai visto che costa a tutto il team il doppio del lavoro, perché la storia dei membri continua come fosse un vero e proprio fumetto lungo tutta la carriera della band vera.
Il disco, poi, cristallizza un dove e quando della seconda metà degli anni '90 della musica inglese: è inutile trascurare l'influenza che l'hip-hop sta avendo a livello globale e sulle principali band UK. Albarn capisce che spalancarne le porte è la chiave per mettere nero su bianco la coesistenza di diversi generi e anche per dare sfogo ad una vena creativa a cui il britpop e l'indie rock iniziavano a stare stretti.
Per cui, se vi chiedete ancora perché quando esce una notizia che riguardi Damon Albarn e la possibilità che pubblichi nuova musica tutti ne parlino, la risposta sta in un disco che sembra la risposta di un'AI alla richiesta di trovare un modo accattivante di mettere insieme il britpop con l'hip hop.