Attesa e controversa, arriva questo 13 aprile su HBO la terza stagione di Euphoria, la serie di Sam Levinson, la cui trama ruota attorno alle vicissitudini di Rue Bennett (Zendaya), adolescente tossicodipendente con una certa inclinazione allo spaccio, e dei suoi compagni di scuola dalle abitudini non più virtuose. Nel cast, che in questa nuova stagione ritroveremo nelle vesti di giovani adulti, sono compresi gli ormai celeberrimi Jacob Elordi, Hunter Schafer e Sidney Sweeney: scopriremo a breve che Levinson e il suo team creativo sono stati in grado di puntare in tempi non sospetti su cavalli vincenti non solo in tema di casting, ma anche in tema di scelte musicali per la loro vastissima colonna sonora, inserendo pezzi di artisti che, a 5 anni di distanza, hanno letteralmente fatto il botto. Un paio di nomi? ROSALÍA e Jorja Smith.
Seppure per qualcuno Euphoria è una pessima influenza per i suoi giovani spettatori, romanticizzando eccessivamente l’utilizzo di sostanze stupefacenti e rappresentando in maniera cruda e violenta l’ambiente sociale apparentemente perbenista dei suburbs californiani, non si può negare che sia una delle poche serie che ha concretamente avuto un impatto culturale sulle mode giovanili dopo l’avvento delle piattaforme di streaming: Euphoria vince perché prima ancora di essere un prodotto narrativo è un prodotto estetico e, a una trama frammentaria, talvolta lenta e perfino insensata, sopperisce un’ambientazione curata in maniera maniacale, tanto da renderne la visione un’esperienza immersiva, intrigante e irrinunciabile.
Ovviamente tra gli elementi che contribuiscono a tenerci attaccati allo schermo c’è proprio la musica, un tappeto sono quasi ininterrotto di circa 250 brani spalmati su 18 episodi che si basa su due pilastri: da un lato una colonna sonora originale creata ad hoc da Labrinth e una colonna sonora non originale composta da una libreria strepitosa di pezzi indie rock che vanno dagli anni ’80 ad oggi. La music supervisor Jan Malone - che ha lavorato anche per The Umbrella Accademy e Atlanta - oltre a rispolverare chicche di gruppi come INXS, Arcade Fire, Mazzy Star, Depeche Mode scava con curiosità nel panorama urban, hip hop e dream pop contemporaneo, abbinando con successo vintage e nuovissimo, restituendo alla serie quell’atmosfera psichedelica e surreale che le appartiene visivamente.
In attesa di scoprire quali brani accompagneranno la terza stagione, in questo articolo rispolveriamo i 10 pezzi della colonna sonora non originale di Euphoria – quindi Labrinth escluso - che ci sono rimasti più impressi, insieme alle scene che accompagnano.
A Prince – Jorja Smith (feat. Maverick Sabre)
A Prince è uno dei primissimi pezzi pubblicati da Jorja Smith su Soundcloud nel 2016 ed è un ottimo inizio per entrare nella logica di questa colonna sonora frammentaria e sovraffollata. Compare per una ventina di secondi nell’episodio 1x03 quando Cassie, interpretata da Sidney Sweeney, accompagna il fidanzato più grande, McKay, alla sua prima festa universitaria, aiutandolo a superare alcuni feroci riti di iniziazione, tra cui ingoiare un pesce rosso vivo. Con la sua musicalità melliflua e suadente la traccia spezza il ritmo serrato della musica da club presente nei minuti precedenti concedendoci un attimo di distensione mentre osserviamo la coppia godersi la propria vittoria sociale e abbandonarsi a un momento di intimità. Il testo di A Prince, il cui testo ruota proprio attorno al concetto di gerarchia nella sfera pubblica e privata, risulta particolarmente calzante con il tema ricorrente della serie presente in queste scene: quello che ci tiene a rappresentare tutta la violenza dei rituali sociali in vigore tra gli adolescenti.

MALAMENTE (Cap.1: Augurio) – ROSALÍA
Una delle storyline principali di Euphoria ha a che vedere con i problemi altalenanti di tossicodipendenza di Rue che all’inizio della serie è appena uscita da un periodo di rehab, ma ha veramente poche intenzioni di rimanere pulita. In Jules (Hunter Schafer) e nello stravagante intreccio romantico che si viene a creare tra le due ragazze, Rue trova l’unico palliativo alla sua voglia incontrollabile di ributtarsi a capofitto nelle sostanze. È proprio in una scena in cui Rue compara tutte le droghe che ha provato, arrivando a uno scontro finale tra il fentanyl e Jules, che sentiamo risuonare le mani battute a ritmo di flamenco di MALAMENTE (Cap.1: Augurio) dall’album del 2018 di ROSALÌA El Mal Querer.

I’m Not in Love - Kelsey Lu (10cc cover)
Quale migliore colonna sonora per un’allucinazione in discoteca se non I’m Not in Love nella versione di Kelsey Lu, che rispetto all’originale dei 10cc del 1975 risulta ancora più allucinogena e ovattata e dunque perfetta per il contesto da clubbing in cui i personaggi di Euphoria sono costantemente immersi. Il pezzo viene utilizzato quasi per intero in una sequenza in cui Jules va a ballare con dei nuovi amici lasciando a casa Rue, che è in preda a una crisi depressiva e ad altri tragicomici effetti collaterali della sua tossicodipendenza. Mentre balla tra le luci stroboscopiche, stordita lei stessa da alcol e stupefacenti, immagina di avere davanti a se Nate Jacobs (Jacob Elordi), suo antagonista della vita, e di avere con lui uno scambio al confine tra il rabbioso e l’erotico.

Every Single Night - Fiona Apple
Subito dopo la serata in discoteca di cui sopra Jules e Rue si svegliano nelle loro rispettive situazioni pensandosi a vicenda e mentre Jules prende il cellulare in mano per scrivere a Rue i titoli di coda iniziano a scorrere con sotto questo pezzo di Fiona Apple. Un canticchiare apparentemente leggero e impregnato di millennial optimism, ma come sempre dal significato molto più profondo. Il testo ci racconta di una mente inquieta e paranoica, descrivendo le sue notti come momenti in cui i pensieri assumono una forma quasi fisica, come se idee, paure e senso di colpa fossero in grado di attraversarle il corpo: nulla di molto diverso dal sogno lucido di Jules o dalla depressione invalidante di Rue.

My Body Is a Cage – Arcade Fire
Sono le pulsazioni e la voce di Win Butler che si avvicina sorda e leggermente metallica da lontano ad accompagnarci attraverso uno dei momenti più duri della prima stagione di Euphoria: l’aborto di Cassie. Mentre il medico si prepara a iniziare la procedura, invita la ragazza ad ascoltare della musica per distrarsi, così lei inserisce gli auricolari, chiude gli occhi e si immagina libera su una pista da pattinaggio mentre danza sul ghiaccio su questo pezzo degli Arcade Fire. My Body Is a Cage, dall’album Neon Bible del 2007, è una poesia oscura sul contrasto tra i confini del corpo e l’infinita libertà della mente che in questo contesto assume un diverso significato, oltre a quello già ovvio dell’espulsione del corpo estraneo. Il personaggio di Cassie è quello più collegato alla dimensione corporea, trovandosi intrappolata, dopo uno sviluppo che l’ha resa eccessivamente desiderabile allo sguardo maschile, in una fisicità che la sovrasta fino a definirne la psicologia e in un certo senso anche il destino.

Chains of Love – Erasure
L’episodio 2x03 si apre con un lungo e delizioso flashback ambientato alla fine degli anni ’80 quando un giovane Cal Jacobs – il padre di Nate – è costretto a reprimere i suoi sentimenti per il migliore amico del liceo Derek e poi a sposare la fidanzatina Masha a causa di una gravidanza inattesa. Si tratta di uno snodo galvanizzante per la serie, che finalmente rivela la villain origin story di un personaggio rimasto incastrato in una doppia vita che lo spinge a sfogare le proprie pulsioni in maniera perversa. Il lavoro di Jane Malone in questi 10 minuti è magistrale, sfoglia nel repertorio alternative-rock del 1987 e 1988 e lo cita esplicitamente inquadrando le copertine degli album (o ancora meglio delle cassette) che vengono riprodotti: insieme a The Kick degli INXS, che regna sovrano, troviamo The Innocents degli Erasure con il brano Chains Of Love, metafora per legami sentimentali che non si possono spezzare nonostante le pressioni o i giudizi sociali, considerato un inno LGBTQ+ anche a suo tempo.

Never Tear Us Apart – The INXS
Il sottofondo di uno dei baci più attesi della serie nonostante l’attesa duri poco meno di 10 minuti. Durante l’estate del diploma, nel 1987, Cal e Derek si lanciano in un viaggio tra amici e sotto un temporale approdano inavvertitamente in un gay bar, lontano da tutto e da tutti, dove Cal avrà finalmente il coraggio di farsi avanti con Derek. Insieme a Never Tear Us Apart dall’album The Kick (1987) degli INXS troviamo nello stesso episodio anche Mistify, Need You Tonight e, nell’episodio successivo, New Sensation.

Never Let Me Down Again – Depeche Mode
Ancora un’ultima volta siamo nella fantastica selezione 80s dell’episodio 2x03, questa volta con un classico del 1987 dei Depeche Mode dall’album Music for the Masses, che recita ambiguamente nel suo crescendo di sintetizzatori: “I'm taking a ride with my best friend / I hope he never lets me down again / He knows where he's taking me / Taking me where I want to be”. Nonostante nell’interpretazione comune il best friend di cui canta Dave Gahan venga inteso come una sostanza stupefacente o come chi la fornisce, è ovvio che nel contesto della serie il senso del brano si presta bene a una storpiatura omoerotica e scorre in sottofondo mentre vediamo Cal e Derek nella loro rituale corsa in jeep per andare assieme al liceo.

Drink Before the War – Sinead O’Connor
Forse uno dei montaggi meglio riusciti di Euphoria: questa doppia scena con uno sguardo sulla disperazione rabbiosa di Cal e Cassie che si consuma in contemporanea, mentre questo straziante inno pacifista scritto da Sinead O'Connor nel 1987 e pubblicato nell’album The Lion and the Cobra scorre in sottofondo. Dopo l’intenso flashback degli anni ’80 della puntata precedente vediamo Cal, stavolta nella sua versione adulta, ritornare nel gay bar in cui 30 anni prima aveva baciato Derek per la prima volta, ed è proprio li che fa partire questa canzone dal Juke Box e si lancia a ballare da solo in pista, rievocando intensamente quel ricordo fino a immaginarsi il volto di Derek al posto del ragazzo che gli si avvicina per ballare; con una sincronicità misteriosa vediamo Cassie boccheggiare le parole della stessa canzone, ubriaca, al compleanno della migliore amica Maddie, alla quale ancora nessuno sa... che ha rubato il fidanzato.

Quiet, the Winter Harbour – Mazzy Star
Non sempre la quiete arriva dopo la tempesta, a volte arriva durante, ed è proprio nel mezzo di un insolito temporale californiano che Nate e Cassie, amanti in segreto per tutto il corso della seconda stagione, sembrano finalmente avere un piccolo lieto fine dopo aver reso pubblica la loro relazione. Sotto un acquazzone scrosciante che si amalgama molto bene con l’intro strumentale di Quiet, the Winter Harbour dei Mazzy Star, Cassie sale sulla macchina di Nate per trasferirsi nella casa dei suoi genitori, mentre la voce sottile Hope Sandoval attacca a cantare “You're like a villain / In some old film / Walkin' in the dark / In somebody's room”. Si tratta di un pezzo atipico per i Mazzy Star, storica band dream pop californiana attiva dalla fine degli anni ’80 che lo pubblicò nel 2018 dopo 4 anni di silenzio: la chitarra di David Roback non è per niente la protagonista e il brano è un crogiuolo di suoni sibilanti che richiamano l’acqua, quasi venisse cantato da una ninfa in cerca del suo porto sicuro, proprio come Cassie è in cerca della protezione di Nate.
