So rewind the film again: 10 canzoni che hanno preso spunto dal cinema

by Greta

Musica e cinema. Un legame molto forte, che esiste da prima dell’invenzione del sonoro, dato che i film muti erano accompagnati da musica dal vivo. E poi abbiamo musical, film biografici che raccontano la vita di musicisti in modo più o meno romanzato, artisti famosi che scrivono la colonna sonora dei film. Abbiamo brani che diventano famosissimi grazie al cinema. Se nomino The NeverEnding Story cosa vi viene in mente? Il film? Il romanzo? No, io lo so che state tutti cantando il singolo targato Moroder con tanto di mossette di accompagnamento. Ne volete un’altra? Dico Titanic. E per tutti è subito «Near, far, wherever you are/ I believe that the heart does go on…». E magari adesso cambio discorso perché gli esempi sono troppi. Pensiamo invece a cosa succede quando è la musica a prendere spunto dal cinema. Se un film può includere delle canzoni, può verificarsi anche il processo opposto. Che sia citando direttamente il titolo o alcune battute, omaggiando un personaggio o rifacendosi alle colonna sonora, preparate i pop corn e godetevi lo spettacolo. Ciak!

 

ARCADE FIRE – AWFUL SOUNDS (OH EURYDICE)

But I know you can see
Things that we can’t see
But when I say I love you
Your silence covers me
Oh, Eurydice, it’s an awful sound

Anno Domini 2013: esce l’album Reflektor. In copertina abbiamo un’immagine della scultura di Auguste Rodin raffigurante Orfeo ed Euridice. L’ispirazione dietro all’album – e alla canzone Awful Sounds – non è tanto il mito greco quanto il film brasiliano del 1959 Black Orpheus (titolo inglese, Orfeu Negro nella versione originale). Addirittura quando l’intero album viene pubblicato in anteprima su YouTube – circa un mese prima della release date ufficiale – è accompagnato da un video con le immagini di tale film. Vi metterei il link, ma è stato reso privato. Dovete fidarvi di me, non posso fornire prove. In caso non fosse chiaro il riferimento, il cantante Win Butler ha dichiarato che Black Orpheus è uno dei suoi film preferiti in assoluto e di averlo preso come ispirazione per l’album. Di cosa parla il film? Ovviamente si rifà alla tragedia canonica, ma qui Orfeo è un giovane suonatore di chitarra di Rio de Janeiro ed Euridice una ragazza che arriva in città poco prima di Carnevale. Momento spoiler: la fine del film sarà tragica quanto quella del mito a cui si ispira. «Oh no, now you’re gone» cantano gli Arcade Fire. Lo spirito di Euridice si è dissolto, Orfeo non potrà più vederla.

ARCTIC MONKEYS – KNEE SOCKS

You and me could have been a team
Each had a half of a king and queen seat
Like the beginning of Mean Streets
You could be my baby (Could be my baby)

Mi sentirei di dire che dando un’occhiata alla discografia degli Arctic Monkeys si nota come i riferimenti al cinema non siano così inusuali per Alex Turner & co. Basti pensare che il titolo del primo album Whatever People Say I Am, That’s What I Am Not (2006) cita testualmente una battuta tratta dal film del 1960 Saturday Night and Sunday MorningI’m me and nobody else; and whatever people think I am or say I am, that’s what I’m not, because they don’t know a bloody thing about me».). Ma negli anni successivi si passa dai riferimenti a Il Mago di Oz (1939) di Old Yellow Bricks (Favourite Worst Nightmare, 2007), attraverso i «cowboy films on gloomy afternoons» di All My Own Stunts (Suck It and See, 2011), si osserva il costume alla Barbarella (1968) di Arabella (AM, 2013) fino ad arrivare all’immaginario fantascientifico che popola l’ultimo album, Tranquility Base Hotel & Casino (2018). Giusto per fare qualche esempio. Ma in tutto questo parliamo di Knee Socks, undicesima traccia del celebre AM. Nei versi sopracitati si fa riferimento al film Mean Streets diretto da Martin Scorsese nel 1973, che si apre con la canzone Be My Baby delle Ronettes. Knee Socks prevede anche una collaborazione con Josh Homme, che canta i versi successivi a quelli qui menzionati.

BASTILLE – BLAME

You go sleep with the fishes
There’s no room for you here
There’s no room for you here
Wrap your teeth around the pavement
‘Cause your body’s a message
Send my regards to hell

Canzone tratta dall’album Wild World (2016), secondo album in studio dei Bastille dal carattere molto più sperimentale rispetto al suo predecessore Bad Blood (2013). Il cinema è un elemento predominante in questo album: quasi tutte le canzoni contengono delle battute registrate estrapolate da qualche film. C’è anche qualcuno che le ha identificate tutte stupendo gli stessi Bastille con le sue «detective skills». Se vi può interessare vi lascio il link:

Il brano qui considerato – uscito anche come singolo – usa immagini molto vivide prese da film in stile The Godfather (1972) e American History X (1998), come dichiara il cantante Dan Smith in un’intervista. La canzone viene definita «a super simple snapshot of two gang members, one of whom is pissing the other one off, and it’s like that moment before pulling the trigger». Ne risulta un pezzo cupo, decisamente inquietante. «I can hear your pulse racing from here/ Sitting next to this gun beats your heart in your mouth».

BLOSSOMS – I CAN’T STAND IT

I’d forget you if I could
I know I probably should be sleeping
Not thinking this through
But I can’t stand it
I can’t stand it

Fooling myself dry
You’re like no other
Booked myself for some amnesia to keep me in line

Spostiamoci in tempi abbastanza recenti, l’album è Cool Like You (2018) e la canzone in questione si ispira al film Eternal Sunshine Of The Spotless Mind (2004), Se mi lasci ti cancello in italiano, definito «malinconico» dal cantante Tom Ogden. Nel film esiste un modo per cancellare tutti i ricordi legati a una persona. I due protagonisti, dopo essersi lasciati, decidono di sottoporsi a questo processo e non ricorderanno più niente l’uno dell’altra. Nella canzone, però, questo metodo non esiste: si parla del tentativo – fallito – di dimenticare qualcuno. La “malinconia” del film si traduce nell’ossessiva ripetizione del verso «I can’t stand it», con il quale viene ribadito che si sta cercando di andare avanti, di dimenticare e di rifarsi una vita, ma non ci si riesce.

BEADY EYE – SOUL LOVE

You can never be too sure, what or who’s behind your door
Watch the people gather round, the circus has just come to town
All I know is I can be, everything I want to be
Life is short so don’t be shy, spread your wings and learn to fly

Questa volta l’ispirazione cinematografica non si trova nel testo della canzone, ma nella musica. Gli elementi elettronici che ricordano le scene finali di 2001: A Space Odyssey (1968) sono stati aggiunti dal produttore Dave Sitek. Sitek ha rivelato la sua idea dicendo: «I thought, “What if the guitar belonged to an astronaut who’s never coming back?” He’s on the spaceship strumming, as his home planet gets smaller through the window». Il produttore temeva che Liam Gallagher non approvasse questa modifica, ma non è stato così. Anzi, pare abbia commentato con la consueta pacatezza: «Whoever tries to cut out that ending is a fucking copper». Molto bene. E infatti la canzone compare così com’è stata modificata da Sitek nell’album BE (2013). Apprezziamo anche noi questo omaggio a Kubrik.

THE WHITE STRIPES – THE UNION FOREVER

Sure I’m C.F.K.
But you gotta love me
The cost no man can say
But you gotta love me

Momento classiconi, sia per quanto riguarda la canzone che per il film. Il brano, piuttosto famoso nella produzione dei White Stripes e contenuto nell’album White Blood Cells (2001), è dedicato a Citizen Kane (1941), Quarto Potere in italiano. Il classico di Orson Welles, considerato uno dei maggiori capolavori della storia del cinema, quasi non necessita di presentazioni. Si racconta la storia di Charles Foster Kane, un immaginario magnate della stampa in grado di crearsi un impero di ricchezza e potere ma egoista, arrogante, manipolatore, megalomane. L’intera canzone è un susseguirsi di citazioni quasi testuali delle battute del film. Ad esempio, la scena della discussione tra Charles e la moglie Susan serve da ispirazione ai versi qui citati:

Charles: …Whatever I do, I do because I love you.
Susan: You don’t love me. You want me to love you. [She mimics him] “Sure, I’m Charles Foster Kane. Whatever you want, just name it and it’s yours. But you’ve gotta love me!”

«It can’t be love/ For there is no true love». E infatti in questo film non c’è traccia di amore: Charles Foster Kane non è capace di amare, ma solo di percepire l’amore come una dinamica di scambio e possesso.

VAMPIRE WEEKEND – WALCOTT

Walcott, don’t you know that it’s insane?
Don’t you want to get out of Cape Cod
Out of Cape Cod tonight?

Immaginate Ezra Koenig che torna a casa dal college per l’estate, tra il primo e il secondo anno, e guarda il film The Lost Boys (1987). Fin qui tutto normale. Ispirato dalla trama sui vampiri decide poi di scriverne una sua versione, ambientata nel New England. Il film si chiama Vampire Weekend – si, davvero – e racconta la storia di un ragazzo di nome Walcott che viaggia fino a Cape Cod per informare il sindaco della presenza di vampiri in città. In due giorni Koenig registra tale film, ma poi decide di accantonare il progetto. Peccato, l’avrei visto volentieri. Il film amatoriale rimane in archivio per un paio d’anni e viene ripristinato solo poco prima della nascita della band. E tutto il resto va da sé. La band prende il nome del film, che non è mai arrivato nelle sale cinematografiche, ma si è tramutato nella canzone Walcott, parte del primo album intitolato proprio Vampire Weekend (2008). Tutto sommato non ci è andata male.

alt-J – MATILDA

This is from
This is from
This is from Matilda
[…]

Put the grenade pin in your hand,

so you understand who’s boss
My defeat sleeps top to toe with her success

Nell’album d’esordio degli alt-J (An Awesome Wave, 2012) compare una canzone che celebra il personaggio di Natalie Portman in Léon: The Professional (1994), per il quale il frontman Joe Newman dichiara una profonda ammirazione. Il nome della protagonista viene leggermente modificato – da Mathilda a Matilda – ma i riferimenti sono chiari. Nei versi citati qui sopra viene menzionata l’ultima scena, quando – ancora SPOILER! Se non avete visto il film non leggete questo pezzo! – Léon si sacrifica per salvare e vendicare Mathilda, facendosi esplodere insieme al responsabile del massacro della sua famiglia. E mettendogli in mano l’anello della granata pronuncia la frase «This is from Mathilda». Fine momento spoiler, potete continuare a leggere.

THE LAST SHADOW PUPPETS – THE BOURNE IDENTITY

Now I know jealousy
I caught you talking to the real me
Can’t tell you how unhappy that shit makes me

If you hear him calling, promise you’ll ignore him

He’s kind of my enemy
Whenever I’m on to something good you see
He always waltzes in to spoil it for me
And I can see him starting, want to break my heart then
That’s the way to do it

Pronti per un’altra contestualizzazione spazio/tempo? Bene, nel 2002 esce The Bourne Identity, film d’azione appartenente alla saga su Jason Bourne. Nel 2016 i Last Shadow Puppets di Alex Turner e Miles Kane ci regalano una bonus track dell’album Everything You’ve Come to Expect con lo stesso titolo. Che però nel testo non compare mai, e in questo caso non abbiamo neanche citazioni dirette tratte dal film. Allora perché fare questo riferimento nel titolo? Possiamo fare delle ipotesi. Il protagonista del film non ricorda la sua identità. Allo stesso modo il narratore della canzone si ritrova ad affrontare l’emergere del “vero lui”, che non riesce a contrastare. Un brano autocritico, dal quale spunta un conflitto tra quella che è la vera essenza dell’io narrante, la sua fragilità, e la sicurezza in sé che, invece, deve mostrare in pubblico, perché è quello che la gente si aspetta («Glass-bottomed ego/ Is still afloat but can’t you see the cracks appearing in the base?»).

IGGY POP – JAMES BOND

She wants to be your James Bond
(James Bond)
She wants to be your James Bond
She might stand in your way, but still she’ll save the day
She wants to be your James Bond
(James Bond)

Iggy Pop che rilascia una canzone intitolata James Bond. È già memorabile così. Leggende che citano leggende. Ebbene, è successo. Un mito come Iggy Pop ha intitolato uno dei singoli che hanno anticipato l’uscita del recentissimo Free (2019) come la più famosa serie cinematografica di spionaggio al mondo. Il brano è frutto di collaborazioni tra Iggy Pop e altri artisti. Abbiamo la cantante Faith Vern che si occupa dei cori e il musicista jazz Leron Thomas – anche scrittore e produttore del brano – che aggiunge al ritmo minimale della canzone un bellissimo assolo di tromba. Sul significato del pezzo, Iggy Pop dichiara: «I don’t know what she’s up to exactly, but the tables seem to be turning, and she’s taking over». E ancora: «I’ve never had more fun singing a lyric. Faith’s reading is so loaded, and Leron’s production and trumpet along with the band swings like crazy». Ascoltiamo.

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