Forse gli ultimi veri animali selvatici usciti dall’alt-rock made in USA, i Big Thief. Dalle loro melodie, che sono piuma o bombardamento, dalla voce iconica di Adrianne Lenker che graffia o accarezza, ci siamo fatti cullare durante gli anni della pandemia e questa nuova data italiana è veramente un’occasione troppo ghiotta per conoscerli dal vivo, lo conferma la fiumana di corpi un po’ inaspettata che troviamo alle porte del Circolo Magnolia di Segrate. L’ultima volta in Italia era stata nel 2023 all’Alcatraz, a coronamento di una serie di infiniti rinvii di un concerto in programma per il 2020, e noi ve l’avevamo raccontata qui.
Tutta questa gente! Ma siamo al concerto giusto? Ebbene sì, “Ladies and gentlemen i Big Thief”, li annunciano a mo' di circo, e i quattro arrivano serafici sul palco.

Fedeli seguaci del metodo Juke Box, i Big Thief in questo tour non hanno una scaletta. Ogni concerto deve essere un’esperienza irripetibile, proprio come ogni brano – dicono loro – è una cosa diversa ogni volta che viene interpretato. Insomma, non ci si può bagnare due volte nello stesso fiume e per i fan è un vero terno al lotto. Il nostro show inizia con Carry, un pezzo inedito sul tema della rinascita, portato live già in qualche altra occasione. È un buon riscaldamento, ondeggiamo e ci gasiamo in un parterre che all'apparenza sembra leggermente overbooked, ma in qualche modo abitabile.
A 17 anni Adrianne Lenker ottiene una borsa di studio completa per il Berklee College of Music di Boston, grazie a un’audizione direttamente con il rettore dell’università. Viene da una famiglia di umili origini senza alcuna possibilità di pagarle gli studi e la forza di quel provino sarà il suo lasciapassare verso tutto ciò che è venuto dopo. La scintilla che deve aver visto quel rettore in lei è la stessa che porta con sé nel live, dove pare sporgersi fuori di sé quando l’interpretazione necessita di particolare intensità e saper giocare con la chitarra con un’abilità rara, come la vedremo fare più volte stasera. Tra Shoulders e Real Love la frontgirl ci delizia con uno strimpellare che è per metà un assolo e per metà un’accordatura. Lenker con le sue mille vite è un essere mutevole, libero, affascinante.

Tra i pezzoni della serata ci godiamo il ritmo incalzante e fiabesco di Simulation Swarm e l’immancabile Masterpiece, introdotta da un lunghissimo attimo di silenzio e da uno sguardo birichino. Su Vampire Empire però si scatena l’effetto karaoke e mentre il pubblico scandisce parola per parola questo fortunato singolo del 2023 – che parrebbe parlare d’amore in tutte le sue forme più totalizzanti ma in realtà è dedicato a ciò che ci risucchia, dalle emozioni alle sostanze – la band la esegue con calma e precisione, stando attenta a darci la soddisfazione di cantare qualche strofa da soli.
Seguono 20 minuti leggeri e felicioni dedicati all’ultima uscita, Double Infinity (2025). Ogni tensione sopra e sotto il palco si allenta grazie all’energia bohémien dell’album del pianeta-limone-verde. Ascoltiamo Words, dove le chitarre stasera non si risparmiano l’ennesimo finale strabiliante, Incomprehensible e Double Infinity, intermezzate da qualche battuta sulla vittoria della Ferrari da parte di Buck Meek.

Poco prima del finale è il momento degli inediti, tappa fissa durante questo tour e in generale un’abitudine consolidata per i Big Thief, nella loro filosofia di randagi veri, che hanno in giro un sacco di canzoni mai ufficialmente pubblicate. Stasera le novità si intitolano Mr. Man e Pterodactyl. Quest’ultima sa un po’ di blues e parla in prima persona dal punto di vista del volatile estinto che sorvola un paesaggio di montagne preistoriche. Non è troppo difficile immaginarsi Lenker e soci così nella loro essenza, un gruppo di animali dai poteri e dalle forme ancestrali rimasti in circolazione a discapito delle aspettative.
A furor di popolo, il concerto si conclude in bellezza con Paul, che non sembrava proprio prevista dalla scaletta iniziale, ma è stata essenziale per salutarsi in amicizia con la prima metà del parterre, che ne ha fatto richiesta esplicitamente e che dobbiamo tutti ringraziare.
Post-concerto il sottopalco si svuota con poca convinzione, qualcuno si fa le foto di fronte al set, qualcun altro guarda gli strumenti che vengono scollegati da cavi e cavetti con malinconia, una ragazza sospira dando l’ultima occhiata al merch: “Sono estremamente felice e estremamente sconsolata allo stesso tempo”. È un buon riassunto dell’esperienza.