Nella mia vita ho assistito a concerti nelle venue più disparate e inusuali: certo non avrei mai pensato che il cortile di un'ex carcere lituana, la Lukiškių kalėjimas 2.0 a Vilnius, potesse essere una location tanto incredibile e perfetta per un live dei Wolf Alice. Molti di voi probabilmente, pur non essendo mai stati a Vilnius, guardando le foto qui sotto la troveranno familiare: ci hanno girato parte della quarta stagione di Stranger Things, dato che questa prigione ha smesso di essere operativa nel 2019 (dopo che aveva aperto nel 1837!). Adesso è uno degli hub culturali più fighi della capitale lituana e, credetemi, vedere un concerto qua è semplicemente un'esperienza che va fatta una volta nella vita. Se poi a suonare sono i Wolf Alice, allora ne esce fuori un'accoppiata esplosiva.

Sono da poco passate le 20, quando la band sale sul palco. "Ragazzi... questo non è decisamente un posto normale dove suonare! Prendiamo atto che per una notte siamo tutti in carcere!" esclama il bassista Theo Ellis incredulo. Il colpo d'occhio è impagabile, con il palco chiuso dalle imponenti cinta murarie e da centinaia di finestre delle celle con le sbarre e filo spinato. Il pubblico è preso benissimo, non se sia un fatto culturale qui in Lituania o meno, ma vi assicuro che assistere a quasi due ore di concerto senza telefoni in aria, con le persone che riescono a godersi il momento e ballare è stata una boccata d'aria fresca.

Sui Wolf Alice c'è poco da dire più di quanto non si sappia già: sono da anni fra le migliori band da vedere dal vivo e la loro alchimia sul palco è totale. Ellie Rowsell è una frontwoman completa, suona e canta come dio comanda, tiene il palco come una veterana, interagisce col pubblico, tanto che durante Don't Delete The Kisses fa salire sul palco una ragazza in prima fila che continuava a soffiare bolle di sapone. Il chitarrista Joff Oddie fomenta spesso la folla, facendo partire battimani, mentre il bassista è la vera anima punk del gruppo.

La scaletta è la stessa che la band inglese sta portando in giro durante questo tour estivo in supporto al loro ultimo album The Clearing. L'apertura con Bloom Baby Bloom e Wild Horses (cantata dal batterista Joel Amey) settano subito il livello del live, mentre il sole tramonta dietro le mura del carcere; l'atmosfera è irreale. A una certa inizia pure a piovere, non facendo altro che aumentare il pathos della serata. Si passa dalle scariche di adrenalina della doppietta Yuk Foo (cantata immancabilmente dal megafono) e Play the Greatest Hits a momenti più introspettivi con pezzi come The Last Man on Earth e The Sofa, sul cui finale si alza un muro di braccia ondeggianti a ritmo della canzone. Impossibile poi non citare di Visions of a Life, uno dei pezzi migliori dal vivo (e in studio) della band londinese.

La chiusura non può che essere su Don't Delete The Kisses con le luci puntate sulla palla strobo sul palco che fanno partire un caleidoscopio che si proietta sulle vecchie celle che circondano il posto creando un effetto davvero surreale. C'è poi l'encore con Moaning Lisa Smile, uno dei primissimi pezzi della band, un concentrato di grunge che ti arriva in faccia come un pugno, con le distorsioni delle chitarre che fanno vibrare tutta l'aria, mentre la folla si scatena. Ecco quindi Giant Peach, l'ultimissima canzone, con cui la band saluta tutti, emozionata probabilmente più dello stesso pubblico per essersi esibita in un posto così pazzesco.
Le luci si spengono sul palco, dalle casse parte Bohemian Rhapsody dei Queen. Intanto ha ricominciato a piovere a dirotto, ma non sembra importare a nessuno. Si rimane tutti insieme lì a cantare e ballare sotto la pioggia. Essere stati prigionieri per una notte non è mai stato più figo di così.
Fotogallery a cura del sottoscritto Andrea De Sanctis (opening act: Luvcat).