The Clearing Wolf Alice
8.0

Si era capito già dal lancio del primo singolo Bloom Baby Bloom che i Wolf Alice con il loro nuovo album The Clearing avrebbero sparigliato le carte sul tavolo e cambiato direzione. Un taglio quasi netto rispetto al resto della loro discografia, inaugurata esattamente dieci anni fa con My Love is Cool (2015), continuata poi con quel capolavoro che è Visions of a Life (2017) e infine giunta al terzo album Blue Weekend (2021), che comunque riusciva a rimanere sui livelli altissimi dei precedenti.

Uno scatto promozionale dei Wolf Alice per l'uscita del singolo The Sofa
Wolf Alice | Credits: Rachel Fleminger Hudson

Con The Clearing è come se parte del cordone ombelicale che lega la band ai tre album precedenti sia stato reciso, per virare su sonorità smaccatamente anni ‘70 (come del resto ribadito anche dalla loro estetica nelle foto promozionali). Eppure, dei ponti verso il proprio passato vengono gettati qua e là: è il caso di White Horses, uno dei pezzi migliori dell’album, nonché l’unico brano del disco (cantato dal batterista Joel Amey) a riprendere davvero quelle sonorità alternative rock che hanno fatto il successo del gruppo. 

Del resto, cambiare diventa quasi fisiologico, specialmente se parliamo di una delle migliori band inglesi degli ultimi dieci anni. Ellie Rowsell, Joff Oddie, Theo Ellis e Joel Amey sono ormai trentenni ed evidentemente non sentono più il bisogno di dover alzare il volume delle chitarre per farsi notare, ma anzi, con questo nuovo album hanno cercato un approccio più morbido e delicato, come evidenziato dallo stesso titolo che evoca la schiarita di un cielo. Un momento di pace e relax, lontano dalla frenesia e dal caos. Toglietevi dalla testa di trovare dentro pezzi punk rock come Yuk Foo e Play The Greatest Hits, e aspettatevi invece tante ballad, idealmente quindi più vicine a The Last Man On Earth. Che sia anche un modo per diventare più radio-friendly? Visto il divorzio con la storica etichetta indipendente Dirty Hit e l’approdo in una major (Columbia Records/Sony Music), il dubbio può venire, anche se in tutti questi anni la band inglese ha sempre avuto il coraggio di intraprendere strade che non pensavano a strizzare l'occhio a nessuno.

Wolf Alice, la recensione di The Clearing
Wolf Alice | Credits: Rachel Fleminger Hudson

La domanda che si devono essere fatti Ellie e soci è: si può essere una rock band limitando l’uso delle chitarre elettriche? Evidentemente sì, e del resto è una cosa che non scopriamo oggi. Senza andare troppo indietro negli anni basta guardare alla trasformazione degli Arctic Monkeys da Tranquillity Base Hotel & Casino in avanti.

Date queste premesse, The Clearing non poteva che essere un album dominato dal pianoforte, dalle chitarre acustiche e dagli archi, con la batteria di Joel Amey che si sfoga veramente solo durante Bloom Baby Bloom, così come il basso di Theo Ellis che detta il groove come non mai.

L’album si apre sulle note di Thorns, una dichiarazione d’intenti, con la voce di Ellie che riflette sul suo stesso ruolo di artista:

I must be a narcissist
God knows that I can't resist
To make a song and dance about it
Maybe I'm a masochist
Don't know why I must persist
To make a song and dance about it

È uno dei pezzi più belli che abbiano mai scritto, e che strizza in parte l’occhio alla Adele di Hold On. Non è un caso che entrambe le canzoni siano stati prodotte da Greg Kurstin, produttore di fama mondiale a cui i Wolf Alice hanno affidato tutta la produzione di questa loro quarta fatica discografica.

La sua mano si sente, eccome, il disco non ha suoni ruvidi, è molto patinato e qua e là si avvertono le influenze dei dischi ai quali ha lavorato in passato: ci sono echi dei Foo Fighters acustici in Passenger Seat, ammiccamenti a Lana Del Rey in Play It Out e si potrebbe andare avanti con altri esempi.

Le atmosfere però riportano sempre agli anni '70: ascoltare The Clearing è un po’ come viaggiare nel tempo ed essere trasportati nel periodo di massimo splendore dei Fleetwood Mac, band a cui il quartetto londinese si è ispirato parecchio.

Oltre alle già citate chitarre acustiche, pianoforti, talvolta archi, c'è sempre la voce di Ellie Rowsell a farla da padrona, con un’estensione vocale da brividi. In questo senso il pre-ritornello di Bloom Baby Bloom rimane uno dei momenti più impressionanti, come fatto vedere anche dal vivo lo scorso 9 giugno all’Apollo di Milano.

Ellie Rowsell sdraiata su un sofa
Ellie Rowsell dei Wolf Alice | Foto press

Volendo trovare un difetto all’album, probabilmente manca qualcosa nella parte centrale: pezzi come Just Two Girls, Bread Butter Tea Sugar e Safe in the World non sono al livello degli altri brani citati prima o di Leaning Against The Wall, che rappresenta un altro picco notevole dall'album e che mette in risalto la già nota versatilità della band.

Da un punto di vista lirico, la penna di Ellie Rowsell (e Joel Amey) è come sempre capace di toccare moltissimi argomenti, senza mai scadere nella banalità e in grado di trovare della poesia anche in gesti banali e di routine, come può essere il voler passare le giornate stravaccati sul proprio divano di casa (The Sofa). Non mancano nemmeno riflessioni personali estremamente potenti, come nel caso di Play It Out, dove i versi che riflettono sulla propria affermazione indipendentemente dal diventare madre si scontrano con la ninna nanna suonata dal pianoforte.

When my body can no longer make a mother of me
Will I change my notion of time?
And will you change your mind?
On me and I'll be something to leave behind

I Wolf Alice in posa per il video di White Horses
Wolf Alice | Foto press

Insomma, dopo numerosi ascolti The Clearing si dimostra un bell’album che per il momento suona come un esercizio di stile molto sofisticato. Se fosse davvero uscito negli anni ‘70 sarebbe probabilmente diventato un disco simbolo di quel periodo. Ma siamo nel 2025, e vedendo lo stato della musica mainstream, è poco plausibile possa avere un impatto del genere.

Quel che è certo è che ci sarà da aspettare fino al prossimo album per capire se si è trattato solo di una parentesi o se questa è la direzione che la band ha intenzione di proseguire anche negli anni a venire.