C'è una vecchia tradizione che vede da sempre i chitarristi sfottere i colleghi bassisti: "il basso, dopotutto, è una chitarra con due corde in meno". Una battuta, niente di più, a cui mi piace immaginare che Thundercat, una volta sentita, abbia risposto: "Ah sì? Guardate cosa posso fare io con un basso a sei corde." Stephen Lee Bruner, questo il vero nome dell'artista americano, è uno dei migliori bassisti che abbiamo al mondo al giorno d'oggi. Un vero virtuoso che ti ipnotizza e ti trascina dentro ai suoi groove con una forza che ti stordisce come un fulmine (scusate il gioco di parole). D'altronde, se persino un mostro sacro come Flea l'ha definito il miglior bassista al mondo, beh, allora forse qualcosa di vero ci sarà.

L'Alcatraz di Milano è pieno, uno di quei sold out dove però per fortuna non si sta schiacciati come sardine, ma si ha lo spazio vitale per muoversi e ballare. Perché sì, assistere a un concerto di Thundercat immobili non sarebbe possibile in nessun universo alternativo. Il concerto è tutto un crescendo, con le note di tensione di Adulteress' Punishment di Riz Ortolani che vengono sparate dalle casse mentre salgono sul palco il batterista Justin Brown e il tastierista Dennis Hamm. Una breve jam e poi ecco che vengono raggiunti da Thundercat, che attacca subito con Children of the Baked Potato.

La scaletta spazia molto nella discografia del bassista, con una grande parte dedicata ai suoi ultimi due album. A guardare la sua mano sinistra che si muove rapidissima sulla tastiera, si rimane completamente ipnotizzati, e Thundercat mette in chiaro fin da subito la differenza che c'è fra un bravo musicista e un virtuoso. Lui con il suo basso fa tutto e, sarà un cliché, ma è uno di quei rari casi in cui lo strumento musicale sembra effettivamente un prolungamento del suo stesso corpo. Una cosa sola. A volte forse, questo suo virtuosismo te lo sbatte talmente tanto forte in faccia, con i pezzi acid jazz che vengono allungati a dismisura e che durano quasi un quarto d'ora. Fra una canzone e l'altra spara qualche battuta al pubblico e di nuovo dritto per la sua strada.
L'apice del concerto lo si ha però verso il finale, quando ormai anche il pubblico si lascia completamente andare sulle note di No More Lies (il pezzo con Tame Impala), e soprattutto Them Changes, ultimo pezzo prima dell'encore. A chiudere il concerto ci sono Show You the Way e Play Video What's the Use? / She Knows Way Too Much. Un'overdose di note e groove che lascia tutti con un'unica piccola grande certezza: Thundercat è un fenomeno.