07 luglio 2026

La furia dei System of a Down travolge gli I-Days Milano 2026

Ci sono concerti capaci di lasciarti stordito e senza fiato, come se fossi stato preso a cazzotti su un ring non da un pugile qualsiasi, ma da Mike Tyson in persona. Ecco come ti lascia uscire indenne dai poghi di un concerto dei System of a Down nel 2026.

All'Ippodromo Snai La Maura di Milano, Serj Tankian e soci hanno messo subito le cose in chiaro: bastano i primi secondi di Soldier Side - Intro, per fare cantare all'unisono quasi 80mila persone con le mani al cielo, prima che il riff di chitarra di Daron Malakian su B.Y.O.B. squarci l'aria scatenando l'inferno. Il sole che sta tramontando viene improvvisamente oscurato dalla nuvola di polvere che si leva dal parterre per via del pogo. È il delirio.

Tankian svetta sul palco dirigendo i cori della folla come un maestro d'orchestra, mentre Shavo Odadjian al basso continua a spostarsi da un lato all'altro del palco assatanato, mentre John Dolmayan, con una bizzarra maglietta di Giovanni Paolo II pesta sulla batteria come se non ci fosse un domani.

Il vero mattatore però è lui, Daron Malakian: come da tradizione è lui che interagisce di più con il pubblico fra una canzone e l'altra, è lui che urla "Vergognati Netanyahu!" ricordando il genocidio di Gaza. D'altronde se c'è un merito enorme  che va dato alla band di origine armena, oltre all'aspetto prettamente musicale, è quello di aver sensibilizzato nel corso degli anni milioni di persone sul genocidio degli armeni.

System of a Down, Daron Malakian, in concerto agli I-Days Milano 2026
System of a Down, Daron Malakian, in concerto agli I-Days Milano 2026 | Foto press

La setlist è davvero corposa, praticamente 30 brani della loro discografia (rimasta ferma al 2005 per quanto riguarda gli album in studio), con tutti i loro grandi classici inclusi: Aerials, Chop Suey!, Lonely Day, Lost in Hollywood e, ovviamente, Toxicity.

È proprio su questo pezzo che si accendono in mezzo al pit dei bengala, chiamati a gran voce dallo stesso Malakian, che chiede di formare quanti più circle pit possibili, dove alla fine si ritrovano coinvolti pure i venditori ambulanti di bibite. È l'apoteosi finale.

Vengono ringraziati pubblicamente gli Acid Bath che avevano aperto la giornata e i Queens of the Stone Age, che avevano fatto saltare i giri del motore a mille con un set dei loro brani più famosi come No One Knows e Songs for the Dead ad alcune chicche e una chicca come The Fun Machine Took a S*** ! and Died, riesumata per questo tour in supporto ai SOAD. Il tutto con Dave Grohl, di cui vi abbiamo raccontato qui l'esibizione il giorno prima con i suoi Foo Fighters, a bordo palco a godersi lo spettacolo (qui trovate il nostro video).

Insomma, quello dei System of a Down è stato uno dei concerti che sicuramente rimarrà nella storia degli I-Days Milano. Riuscire ad eguagliarlo in futuro sarà molto difficile, perché passano gli anni, ma la potenza della musica e delle esibizioni dei SOAD sembra aumentare.