"Vorremmo dedicare questo concerto alla nostra connazionale Violet Gibson, che nel 1926 tentò di uccidere Mussolini. Fuck Mussolini!" A parlare sono i KNEECAP in un Circolo Magnolia gremito fino all'orlo, per la prima data in assoluto in Italia del trio di Belfast per promuovere il loro ultimo album FENIAN (qui la nostra recensione).

Un modo migliore per aprire questa edizione di Unaltrofestival non ci poteva essere. Come ogni volta che si va ad ascoltare una band irlandese, è inevitabile ritrovarsi circondati da maglie verdi, bianche e arancioni e bandiere della Palestina. D'altronde, quello irlandese è un popolo che, purtroppo, sa meglio di altri cosa significhi essere vittime di colonialismo e genocidio.
Mo Chara, Móglaí Bap e DJ Próvaí sanno chi sono e non hanno paura di schierarsi, anche a costo di rischiare la galera (come nel caso di Mo Chara che ha dovuto difendersi in tribunale da accuse di terrorismo, poi cadute).
Dal vivo i tre sono un vero e proprio uragano, con una presenza sul palco da veterani, con DJ Provai, con il suo immancabile passamontagna con i colori dell'Irlanda, che se ne sta spesso sopra la sua pedana al centro del palco, mentre Móglaí Bap e Mo Chara non smettono di muoversi da una parte all'altra del palco rappando.

Sullo sfondo, uno schermo dove vengono proiettati messaggi di solidarietà verso i palestinesi e denunciati tutti i crimini di cui Israele e gran parte dei governi occidentali sono complici. Più volte si alza dal pubblico una sola voce: "Noi siamo antifascisti!", seguita da lunghi applausi.
Dal primo brano Éire go Deo sino all'ultimo THE RECAP non ci sono cali di tensione, i KNEECAP tengono sempre l'adrenalina a mille. Se vi chiedete che suono avrebbe un rave dove suona una band punk, probabilmente questa è la cosa più vicina che ci possa essere. I KNEECAP piacciono perché non hanno paura, sono veri, senza filtri e lottano per quello in cui credono. Per un trio che ha deciso di basare la propria carriera su canzoni interamente scritte in gaelico non è poco. Non seguono mode, non si atteggiano, vanno dritti per la loro strada.

La gente poga, canta a squarciagola, con diverse bandiere della Palestina al cielo. Smugglers & Scholars, Better Way to Live (purtroppo senza Grian Chatten, come era accaduto al Primavera Sound di Barcellona), Get Your Brits Out, Your Sniffer Dogs Are Shite sono sicuramente fra i momenti più alti della serata, anche se, francamente, viene difficile fare una vera e propria selezione.
Il finale, poi, è indimenticabile: H.O.O.D e THE RECAP seguite da Bella Ciao, che tutto il parterre canta in coro. In un momento storico in cui il mondo sembra non avere alcuna speranza, assistere a concerti come questi ti ridà un minimo di fede nelle persone, soprattutto in quelle che, nonostante tutte le avversità, non hanno paura di gridare le proprie convinzioni. E non per moda, ma perché è la cosa giusta da fare. Con buona pace di De Gregori.
Fotogallery del concerto a cura di Maria Laura Arturi.