There’s no place like home: le foto dei White Lies al PalaEstragon di Bologna

by Renato Anelli

“Io continuo a stupirmi. E’ la sola cosa che renda la vita degna di essere vissuta”. Queste, prese in prestito dal buon Oscar Wilde, sono forse le parole perfette per riassumere nel migliore dei modi la serata dell’11 Marzo al Palaestragon di Bologna, che segna il ritorno dei White Lies dopo l’esperienza all’Home Festival di Treviso dello scorso settembre. Ammetto infatti di non essere mai stato un fan della prima ora del trio londinese, nonostante ne avessi sempre apprezzato i riferimenti e le influenze provenienti tipicamente dalla new-wave e del post-punk degli anni Ottanta. Ma lo show di lunedì sera è andato ben oltre il citazionismo fine a se stesso, in uno spettacolo capace di coinvolgere ed emozionare tutte le persone venute ad assistere all’unica data italiana della band di Harry McVeigh, Charles Cave e Jack Lawrence-Brown.

Il 1° febbraio è infatti uscito il nuovo album della band, intitolato “Five” e, fin dai primi giorni di promozione, il gruppo ha sempre descritto “Five” come un disco rivolto all’esplorazione di nuovi territori artistici e questa ricerca emerge prepotentemente in tutte e due le ore di concerto al Palaestragon. Sin dai primi brani il pubblico è stato immerso in una varietà di suoni e atmosfere che vanno dall’electro rock della new wave al pop, con occhiolini continui alla scena post-punk inglese per un gruppo che probabilmente è andato avanti per anni a pane e Joy Division a colazione. Il tutto condito da un uso sapiente delle luci che avvolgono costantemente l’intero palco in continui cambi di tonalità che virano da atmosfere dipinte di blu che ricordano la notte, passando per tonalità rosse accecanti, per poi assumere caratteri violacei dal sapore malinconico.

Nelle due ore di concerto sono eseguiti i maggiori successi della band senza risparmiarsi niente fin dai primi minuti di live. Era facile ipotizzare che la scaletta del nuovo tour dei White Lies fosse incentrata sui brani contenuti nel nuovo album “Five“, e così effettivamente è stato (Time to Give, Believe It, Jo?, Never Alone, Kick me, Tokyo) ma trovano ovviamente spazio anche i maggiori successi del trio (su tutti Farewell to the Fairground, DeathTo Lose My Life) per chiudere poi in un «Bologna è stato un piacere suonare per voi, vi amo e spero di rivedervi presto, cantiamo ancora una volta insieme». E la speranza di tutti noi è di cantare insieme in molte altre occasioni.

Di seguito le splendide foto dell’incredibile Renato Anelli (che solo per caso si chiama come il sottoscritto):

 

Renato Anelli

Suono in conservatorio. Ma non mi aprono mai.

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