“Qui al Fabrique di Milano ormai ci sentiamo come a casa”, mi dice Luke Pritchard in modo scherzoso, ma allo stesso tempo serio, durante un’intervista che troverete presto qui su Noisyroad. Effettivamente, i Kooks hanno suonato al Fabrique già diverse volte in passato, registrando sempre il sold out. È una cosa che ripete anche al pubblico una volta salito sul palco: nei suoi occhi c’è la gratitudine di chi non si è fatto mai travolgere dalla fama (e, considerando che parliamo del frontman di una band che ha venduto milioni di dischi nel mondo e fatto la storia dell’indie rock, non è poi così scontato).

Il Fabrique, come detto, è strapieno: per lo più millennial venuti a rivivere gli anni migliori della loro adolescenza, quel periodo che va dal 2006 al 2014, quando i Kooks erano saliti alla ribalta con l’esordio Inside In / Inside Out e album come Konk e Listen. Ma relegare tutto questo a una sorta di effetto nostalgia sarebbe fuorviante. Ci sono infatti anche parecchi ragazzini, che verosimilmente li avranno scoperti tramite TikTok o grazie ai fratelli e sorelle maggiori, o addirittura i genitori...
Ormai, Luke Pritchard e soci hanno superato la prova del tempo e riescono a parlare a più generazioni contemporaneamente. La scaletta è un concentrato dei loro più grandi successi, da Sofa Song che apre il concerto, a Naïve che lo chiude, passando per Ooh La, Junk of the Heart (Happy), Do You Wanna e molte altre.

La folla si scatena subito sulle note della seconda Always Where I Need to Be, con Pritchard che canta e suona muovendosi energico da un lato all’altro del palco, incitando i fan e facendo partire battimani e cori ogni volta che può.
Del nuovo album c’è spazio solo per Sunny Baby ma, del resto, trattandosi del ventennale del loro album d’esordio, giustamente il concerto non poteva che essere incentrato su quello.
La scenografia è abbastanza minimal, come una grande pedana bianca che sovrasta il palco e sulla quale è montata la batteria di Alexis Nunez. Sotto di lui Pritchard, il chitarrista Hugh Harris e il bassista turnista Jonathan Harvey. Notiamo giusto l’uso di qualche base qua e là, ma la band dal vivo continua ad essere perfetta e senza fronzoli: nonostante il passare degli anni, Pritchard continua a cantare da dio, e le parti strumentali di Harris e Nunez sono sempre a fuoco, senza sbavature.

“Questo pezzo è nato da una lettera che avevo scritto pensando a mio padre, che ho perso quando avevo solo tre anni” dice Pritchard commosso sedendosi al piano per cantare See Me Now, dedicando il brano a tutti quelli che hanno dovuto affrontare un lutto recentemente. Tutti presenti accendono le torce dei propri cellulari, illuminando il parterre.
Commozione, nostalgia, ma anche tanta allegria e spensieratezza: i Kooks dal vivo sono tutto questo e molto altro ancora. Questi primi vent'anni sono volati, non resta che brindare ai prossimi traguardi di una band che è sempre riuscita a rimanere fedele a se stessa, sbattendosene delle mode del momento. In un mondo che sta cadendo a pezzi è bello sapere che ci siano ancora i Kooks in circolazione.