Bologna oltre Lo Stato Sociale: 10 nomi underground dalla città più hipster d’Italia

by morghiss

Bologna e i colli di cui cantavano i Lunapop, l’Osteria Dell’Orsa dove non si può prenotare, tutta quella schiera di baretti assaltati dagli universitari con gli zaini pieni di libri pesanti e computer ultra-piatti, il Locomotiv vicino alla stazione e l’Estragon disperso nel nulla, la Cineteca, Garrincha Dischi, la stazione ferroviaria più incasinata d’Italia, tortellini, Space Valley, un’altra mangiata di stereotipi e avrete più o meno un’immagine chiara di Bologna, città concentrata e complessa che nasconde al suo interno una gran bella quantità di nomi musicali underground. Se per voi Bologna è solo Lo Stato Sociale ed Elettra Lamborghini, dovreste dare un’occhiata a questa playlist di dieci nomi che descrivono un centro vivo, attento e a tratti straziante.

Praino

Uno dei brani più tristi che vi capiteranno quest’anno. Lui, Praino, è un cantautore calabrese che ha fatto di Bologna la sua casa, questo schifo di città con cui ha un rapporto di amore e odio, scenario della fine di una relazione che sfocia in un tremendo Gelo Polare, passeggiate metropolitane con il collo nella sciarpa e sul bancone più di un Campari senza ghiaccio. Un brano che sembra descrivere perfettamente una Bologna nascosta, fredda, quella poco turistica, quella che vivi tutti i giorni, quella di quando fa troppo freddo e ti fa chiudere in vecchie case in affitto. Un ritratto intimo, bohemienne, alcolico, triste.

Apice

Stesso andazzo, con una aurea più dark quella di Apice (genovese, ma che, come molti altri, il DAMS ha portato a Bologna) che firma il secondo singolo, questa volta avvalendosi della collaborazione con cmqmartina: un brano dal titolo CrepeUn flusso notturno di chi finisce per ri-incontrarsi sempre, di chi fa infrangere sesso e tristezza uno contro l’altro, e non ha niente, se non crepe da colmare. Apice fa pensare a Bologna come un agglomerato di cantautori nottambuli, di giorno camerieri e studenti con le occhiaie, con vuoti immensi che riversano in brani dall’andamento pop, ma decisamente dolorosi.

Husky Loops

Mi ricordo una cena di qualche anno fa, quando un mio amico mi costrinse a guardare tutta l’esibizione su KEXP di questa band di personaggioni che sembravano usciti direttamente da Quadrophenia (lato mods, ovviamente). Sul momento, come in molti altri momenti, odiai profondamente quel mio amico, salvo poi ringraziarlo per avermi fatto scoprire una band che, a forza di sbuffi e che palle sti italiani che cantano in inglese, mi conquistò e ascoltai parecchio. Questa qui sotto è Let Go For Nothing, un uso ironico dell’autotune, i commenti dei messicani sotto al video che li implorano di venire a suonare in Messico e tutta l’ambizione di chi da italiano va a Londra con la voglia di conquistare il mondo, e non ci sono neanche poi così lontani.

Osc2x

Facevo il liceo quando mi ritrovai per caso trascinata a Bologna, in una serata infrasettimanale con probabilmente una verifica di latino il giorno dopo, un concerto dei Ministri e questo Vittorio, amico di amici, con cui parlai cinque minuti e che dimenticai cinque minuti dopo se non per un paio di occhi azzurri invidiabili, ma che poi mi ritrovai schiaffato sul palco di X-Factor con un progetto di cui consumai all’invero-simile tutti i brani che ritrovai su Spotify. Elettronica pop, dreadlocks, sintetizzatori, un’innegabile attitudine punk. Da scoprire e ri-scoprire se non li avete più seguiti dopo X-Factor.

Altre Di B

E sempre quell’incontro in epoca liceale con Vittorio Marchesi degli Osc2x (di cui probabilmente lui si ricorda anche meno di me), ho avuto anche modo di avvicinarmi poi anche alle Altre Di B, band di cui ha fatto parte per un po’. L’indie rock, un’anima punk, che incontra i ritmi down tempo, suggestioni dal Brasile (come il caso di Salgado) e dagli Stati Uniti, nessuna paura di registrare in presa diretta, un concentrato di influenze musicali che mutano e si sostengono dal loro primo incontro nel lontano 2005, in una una coerenza e determinazione ammirabile. Non ho ancora ben capito quanto siano conosciuti all’estero, spero più di quel che io creda, perchè di questi ragazzi dobbiamo vantarcene, e anche tanto.

rovere

Una band che è nata famosa, catapultata nel marasma dell’it-pop in una posizione d’onore grazie alla fama di Nelson dal cognome impronunciabile e dalle origini polacche, cantante della band, come Youtuber. Una band che avrebbe anche potuto fare schifo, ma si sarebbe comunque conquistata una schiera di ragazzine urlanti che ha riempito in un sorprendente sold out in prevendita, l’intero Covo Club, prima ancora dell’uscita dell’album. La cosa bella è che i rovere non fanno schifo, tutt’altro. tadb è un bello specchio generazionale per chi è cresciuto con le sigle su msn, di quelli che il primo amore non si scorda mai, di chi si innamora a sedici anni, ma fa male uguale quando finisce tutto. I bravi ragazzi dell’anti-trap che ci servivano.

Baseball Gregg

Due ragazzi s’incontrano a Bologna quasi per caso – uno dei due è uno studente americano che ha appena sbagliato corso all’università. In un vecchio appartamento in affitto in via Mazzini nascono poi i Baseball Gregg. Un duo italo-americano che dopo quel primo incontro a Bologna si ritrova in California per un secondo album, e di cui aspettiamo un terzo capitolo per la fine del 2019: atmosfere da party subacqueo, dream pop, feste in spiaggia che sfumano all’alba, andamenti caldi e rassicuranti. Una band che vive con in mezzo un oceano, che si scambia messaggi, canzoni su wetransfer e costruisce della musica, e che musica, spesso a distanza. Una storia di cui qualcuno dovrebbe scrivere, magari un film per Netflix.

The Jackson Pollock

Sarebbero piaciuti ai Sonic Youth. Se bazzicate per Bologna, è abbastanza probabile che li abbiate visti dal vivo almeno una volta. Il lo-fi, quello vero. Un duo che sembrano un po’ i White Stripes, ma senza quella patina di chi ha i soldi e la voglia di spenderli in videoclip ipnotici. La frenesia punk nelle vene e la voglia di suonare praticamente ovunque, basta che vi sia un angolo e la possibilità, non per forza legale, di alzare il volume. Un duo affiatato che fa venir voglia di sudare e innamorarsi.

Benelli

Anche se il nome è da usare al singolare, dietro Benelli c’è un duo di Grosseto, ormai ben radicato nella labirintica Bologna, complice il ruolo di Manita Dischi, la loro etichetta, e la loro stretta collaborazione con Hyppo dei Keaton, CIMINI e Carota De Lo Stato Sociale che hanno messo le mani sui i due singoli sinora usciti. Il primo di questi è Rossa, favola moderna con una Cenerentola metropolitana che non può fermarsi dopo mezzanotte ad una festa analcolica, e più che un principe, un anti-eroe molto timido che, passa il tempo, e ancora non ha avuto un momento per dichiararsi. Uno dei ritornelli più belli che sentirete nel 2019.

CIMINI

Non c’è Bologna che se non c’è CIMINI, personaggio che mi immagino al bar tutte a parlare con tutti i songwriter indie della città. Sicuramente vi ricordate quando chiunque fosse un po’ immischiato nell’ambiente indie postava foto con cartelli relativi alla Legge di Murphy, perchè un nuovo fenomeno firmato Garrincha stava per spopolare su tutte le bacheche Facebook dei vostri amici. Per tutti gli outsiders che sono circondati da altri outsiders, per tutti quelli che si prendono bene con i nananaper chi sta bene anche quando sta male. Un autore che è indiscutibilmente una spanna sopra tutti gli pseudo-Calcutta della situazione e che, nonostante questo “indiscutibilmente” qualcuno, sotto questo video, ha definito così: “Cimini che in realtà é Galeffi che in realtà é Gazelle che in realtà é Calcutta”, a voi la sentenza.

Bologna non è la sola, nel nostro tour musicale italiano abbiamo toccato anche Milano, Roma e Palermo.

morghiss

Pane, amore e ritenuta d'acconto. Concerti sotto la pioggia, film notturni, maratone seriali e relative conseguenze.

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