15 maggio 2026

Primavera Sound 2026: dieci nomi in lineup da non perdere a Barcellona

Barcellona, 4–6 giugno 2026. Tutto esaurito per il secondo anno di fila, alla sua ventiquattresima edizione e con una lineup annunciata già il 25 settembre scorso — un record assoluto per anticipo. Il Primavera Sound, ormai, non è più soltanto un festival: è un tema di discussione che accompagna per mesi, un rito condiviso, un termometro per capire in che direzione si muove la musica in un dato momento. Quest’anno il cartellone è di quelli che fanno girare la testa e restringere la scelta a dieci nomi è stato un esercizio quasi spietato. Ci abbiamo provato comunque.

Primavera Sound 2026 lineup
La lineup del Primavera Sound 2026, Barcellona

The Cure

Robert Smith ha 66 anni e dà l’impressione che il tempo sia poco più di una convenzione. I Cure tornano al Primavera a quattordici anni dall’ultima apparizione, sostenuti da Songs of a Lost World, forse il loro lavoro migliore degli ultimi decenni. È la dimostrazione che esistono band capaci non solo di sopravvivere alla propria leggenda, ma di continuare ad ampliarla. Dal vivo restano una presenza magnetica: preparatevi ad un set importante che attraversa Disintegration, Pornography e i brani nuovi senza soluzione di continuità. E soprattutto, con quella sensazione persistente che non si tratti semplicemente di nostalgia, ma di qualcosa di più complesso, difficile da definire.

My Bloody Valentine

Loveless ha superato i trent’anni e continua a suonare come un oggetto venuto dal futuro. Kevin Shields è uno di quegli artisti che sembrano aver intercettato una frequenza tutta loro; dal vivo, tradurla significa erigere un muro di suono che è insieme esperienza estetica e prova di resistenza uditiva. I My Bloody Valentine sono tra le poche realtà contemporanee per cui “ineffabile” non suona esagerato: uno spettacolo che sfugge alle descrizioni, soprattutto per chi non c’era. Portate i tappi, davvero — ma infilateli solo a concerto iniziato: i primi minuti meritano di essere ascoltati senza filtri.

Gorillaz

C'è qualcosa di genuinamente strano nel fatto che una band virtuale con oltre vent'anni di carriera riesca ancora a sembrare un'idea fresca. Damon Albarn e Jamie Hewlett hanno costruito qualcosa che non invecchia perché non si prende troppo sul serio e il risultato live è uno show multimediale che può accogliere collaboratori a sorpresa, cambi di registro improvvisi tra trip-hop, post-punk e una scaletta che attinge a un catalogo sconfinato. Da Clint Eastwood a Empire Ants, passando per tutto ciò che è venuto dopo, i Gorillaz hanno le munizioni per un'ora e mezza senza un momento che non valga la pena guardare.

Ethel Cain

Hayden Anhedönia ha costruito il suo mito lentamente, a strati. Preacher's Daughter era già un'opera ambiziosa — un concept album sul trauma, la religione e il profondo Sud americano che sembrava uscito da una tradizione che non esiste, qualcosa tra il gothic novel e il dream pop — ma Perverts, uscito a inizio 2025, è ancora più abrasivo e ancora meno disposto a venire incontro all'ascoltatore. Dal vivo oscilla tra il gospel e il drone, tra la confessione e il collasso, e ogni concerto sembra avere una sua temperatura emotiva specifica. Se siete arrivati in ritardo su di lei, Barcellona è l'occasione per rimediare. Se la conoscete già, sapete già perché è in questa lista.

Viagra Boys

C'è una lunga tradizione di band che fanno del disagio una forma d'arte e i Viagra Boys si inseriscono in quella tradizione con un entusiasmo che sembra quasi commovente. Post-punk svedese con un senso dell'umorismo profondamente malato, Welfare Jazz e Cave World sono due degli album rock più vivaci degli ultimi anni e Sebastian Murphy è un frontman che dal vivo sembra sempre sul punto di fare qualcosa che non avrebbe dovuto fare. Questo è esattamente il motivo per cui non riuscireste a smettere di guardarlo.

Il frontman dei Viagra Boys in concerto allo Spring Attitude di Roma nel 2024
Il frontman dei Viagra Boys, Sebastian Murphy, in concerto allo Spring Attitude di Roma nel 2024 | Credits: Liliana Ricci

KNEECAP

Tre ragazzi di Belfast che rappano in irlandese, sfidano attivamente lo Stato britannico e hanno fatto un film su sé stessi, il che rende tutto ancora più fastidioso per chiunque abbia impiegato troppo tempo a prenderli sul serio. I KNEECAP sono rumorosi, politici, divertentissimi e completamente fuori controllo, il che è esattamente il tipo di combinazione che rende il Primavera diverso da qualsiasi altro festival europeo. Il loro show è tra i più fisici e imprevedibili del circuito. Non chiedetevi se dovreste capire i testi: l'energia è universale e il punto è sempre stato quello.

Blood Orange

Dev Hynes è il tipo di artista che riesce a essere ovunque — produttore, compositore, collaboratore di mezzo pop internazionale — senza mai perdere il filo di quello che fa sotto il nome di Blood Orange. Ha costruito un linguaggio fatto di R&B sfrangiato, art pop e una malinconia che non scivola mai nel sentimentalismo perché c'è sempre qualcosa di troppo preciso, troppo costruito, a tenerla in piedi. Dal vivo porta uno show denso e quasi cinematografico, il tipo di concerto che finisce e lascia la sensazione di aver visto qualcosa che non si sarebbe saputo aspettarsi. Se non l'avete ancora visto, questo è il momento.

caroline

Il collettivo londinese capitanato da Casper Hughes, Jasper Llewellyn e Mike O'Malley ha un suono che richiede attenzione — post-rock da camera, archi, chitarre in fingerpicking, testi che sembrano estratti da un diario ritrovato in un posto in cui non si ricordava di essere stati. Il tipo di attenzione che al festival ti costringe a fermarti, smettere di guardare il telefono e scegliere di stare lì. Cercate il palco giusto e arrivateci in anticipo.

I caroline in concerto a Roma
caroline in concerto a Largo Venue, Roma, 2026 | Credits: Mariachiara Panone

Water from Your Eyes

Rachel Brown e Nate Amos fanno musica che si rifiuta di essere categorizzata con qualsiasi serietà — no-wave, pop stranissimo, tutto insieme e niente di tutto ciò — e lo fanno con una leggerezza che rende il risultato ancora più destabilizzante (qui la nostra intervista al duo). It's a Beautiful Place è uscito nel 2025 e ha mandato in tilt le classifiche di fine anno di mezzo mondo (compresa la nostra). Dal vivo sono agili, imprevedibili e probabilmente i nomi più interessanti del cartellone tra quelli che la maggior parte del pubblico non conosce ancora.

Geese / Cameron Winter

Partiti come band rock di Brooklyn quando erano ancora adolescenti, i Geese hanno virato con 3D Country verso un Americana allucinato e polveroso che non assomigliava a niente di quello che stava uscendo in quel momento — un disco che sembrava registrato in un posto che non esiste, qualcosa tra il deserto e una sala prove di fine anni Settanta. Nel 2025 hanno fatto il botto con Getting Killed. Siccome siamo in periodo di crisi, al festival ci sarà anche un'esibizione solista di Cameron Winter, voce e mente del gruppo, due set al prezzo di uno! Cameron, nel frattempo, ha pubblicato materiale solista di altissimo livello che suggerisce una carriera con molti posti ancora da esplorare.