06 marzo 2020

"Vogliamo suonare ovunque": intervista ai Sea Girls

Devono ancora pubblicare il loro debut album, ma hanno già pubblicato quattro EP e stanno suonando da mesi in giro per l'Europa: parliamo dei Sea Girls. Una band indie rock schietta e diretta, che ammicca vistosamente ai Killers e ai Kings of Leon. In Italia ancora non sono molto noti, e i pochi che li conoscono probabilmente lo devono a Damage Done, loro singolo finito in rotazione radiofonica dalle nostre parti. Non a caso infatti, durante il loro concerto al Magnolia, nella platea ci saranno più spettatori britannici che italiani: considerato che in UK i loro concerti vanno facilmente sold-out, dev'essere decisamente più semplice per qualche fan venire a sentirseli qui.

Li incontro nel loro camerino qualche ora prima che salgano sul palco del Magnolia.

Ciao ragazzi e benvenuti in Italia visto che questa è la vostra prima volta in assoluto qui!
Henry (cantante): Ciao e grazie!

Qualcosa mi dice che sei un po’ stanco…
Henry: [ride] Sì, sono un po’ stanco per via del tour.
Oli (batterista): …e per la cena.
Henry: Sì, la cena! Abbiamo mangiato un sacco di pasta e… beh sì, un sacco di pasta! [ride]

Come sta andando questo tour?
Henry: molto bene! È un tour davvero emozionante.
Oli: Non vedevamo l’ora di suonare per chiunque là fuori, quindi tutto questo è veramente grandioso.

Parliamo di Under Exit Lights, il vostro nuovo EP che uscirà il 6 marzo.
Henry: Sarà il nostro… quarto EP? .
Sì, il nostro quarto EP [ridono].

E quando farete uscire il vostro primo album?
Henry: a breve, entro la fine dell’anno. Abbiamo un sacco di canzoni, sia per l’EP che per l’album. Siamo molto fiduciosi.

Vi state facendo tutta la gavetta, senza saltare nessuno step.
Henry: Sì esatto. Penso che se avessimo fatto subito l’album avremmo perso qualche mese dove alla fine abbiamo fatto un po’ di canzoni più rock, con un sound un po’ più pesante.
Oli: Under Exit Lights è una fotografia di dove eravamo poco prima di iniziare a scrivere l’album. Perché quasi tutte le canzoni sono di quel periodo e una addirittura risale a qualche anno fa. Ed è bello poter tirare giù una linea di demarcazione fra l’EP e l’album che verrà.

Il vostro nome - Seagirls - deriva da una trascrizione sbagliata di un verso di Water's Edge di Nick Cave dove invece canta “City girls”. Ovviamente sarete suoi grandi fan, ma…
Oli: Sì assolutamente, tantissimo!

…ma per quanto riguarda questo EP? Chi vi ha influenzato?
Henry: Penso che fra quelli che ci hanno influenzato ci sono un paio di nomi non esattamente cool. Ma sicuramente ci sono anche grandi nomi come i Killers e i Byffy Clyro.
Oli: Sì, ci sono molte influenze alternative rock.
Henry: Ci sono un sacco di influenze puramente rock in questo EP. Ad esempio in Soldier On ci sono elementi che richiamano i Linkin Park…

I Linkin Park degli inizi o quelli di fine carriera?
Henry: Quelli di Hybrid Theory per intenderci.

Ah però! Quello è abbastanza duro come album.
[Ridono]
Henry: Puoi essere ispirato da qualcosa senza doverlo emulare nei suoni. Comunque ci saranno due delle nostre canzoni più rock scritte finora. Mentre Violet ha dei vibes alla Kings of Leon, ce ne saranno alcune più in stile Byffy Clyro.

Com’è stato ottenere come primissimo contratto uno con la Polydor?
Henry: È stato assurdo.
Oli: Incredibile.
Henry: A quanto pare erano venuti al nostro primo concerto sold-out. E poi, una volta firmati, ci hanno lasciato crescere senza intromettersi troppo. Poi il loro roster è incredibile: basti pensare a Sam Fender e ai 1975. È vero, è un’etichetta discografica grossa, ma ci lascia tutta la libertà creativa di cui abbiamo bisogno.
Oli: Sì, quando senti Sam Fender capisci che il suo sound non è sceso a compromessi con nessuno.
Henry: Esattamente.

Ho letto che avete dei rituali che fate prima di salire sul palco. Uno fra questi era quello di cantare insieme How Soon Is Now? degli Smiths.
Henry: Sì è vero! Anche se a pensarci bene, sarà un paio di tour che non la cantiamo più prima di esibirci.
Oli: Forse dovremmo ricominciare a farlo! [ride]

Quindi l’avete sostituita con un nuovo rituale?
Henry: Diciamo che spesso facciamo cose stupide, tipo fare…
Oli: …una preghiera al Dio del Rock!
Henry: Si ogni volta facciamo una stupidaggine del genere.

La scorsa estate avete suonato in un sacco di festival in giro per l’Europa. Qual è stato il vostro preferito in assoluto?
Henry: Escludendo il Regno Unito, perché lì abbiamo un pubblico veramente grosso, direi il Rock Werchter.
Oli: Sì, senza dubbio.
Henry: Abbiamo fatto un bel concerto, c’era molta più gente ad ascoltarci di quanto ci aspettavamo, e poi il backstage era incredibile: c’erano i Bring Me The Horizon, i 1975…
Oli: gli Weezer!

E vi è capitato di incontrare qualcuno lì e rimanere sconvolti per aver incontrato qualche vostro idolo?
Oli: Rory
Henry: E io ero presente, ho visto tutto purtroppo. [ride]

Ho anche letto che uno di voi gira in tour con il DVD de il Gladiatore.
Henry: Sono io! [ride] Quella doveva essere un’intervista recente! Comunque non che ne sia ossessionato, ma è un film fottutamente bello. Sul tour bus ho anche il DVD di Troy e vorrei prendermi Il Signore degli Anelli.
Oli: Che altro guardiamo? Beh un po’ di commedie…
Henry: …commedie spazzatura. [ridono] Sì, guardiamo deliberatamente un sacco di robaccia con Kevin Hart e The Rock.
Oli: Però il Gladiatore è un film talmente fatto bene…
Henry: che è perfetto se vuoi scomparire per un paio d’ore e staccare dalla realtà.

Damage Done è stato probabilmente il vostro primo successo radiofonico qui in Italia, con Radio Freccia che la trasmetteva sempre quest’estate. So che l’hai scritta ripensando alla prima volta che una ragazza ti ha spezzato il cuore. Domanda stupida: la ragazza in questione sa di questa canzone e di averla ispirata?
Henry: Hmm… non le ho più parlato da allora. Ma magari lo sa. In effetti avevo detto a uno dei suoi amici che la canzone parlava di lei.

Volevo capire se ci poteva essere una sorta di rivalsa del tipo: “Guardami, adesso sono il cantante di una rock band famosa!”
Henry: No dai, essenzialmente è passato così tanto tempo che non mi interessa. Alcuni versi della canzone fanno riferimento a come stavo in quel periodo. Il verso “You’re not the inspiration, you’re not the reason for this song” è come stare in un locale e ricordarmi di quanto è successo e pensare «non provo più nulla ora». Ma comunque nelle canzoni faccio spesso riferimenti alle mie storie passate.

Il video ufficiale evoca un’atmosfera molto nostalgica…
Henry: Sì tantissimo, è davvero nostalgico.

È stata una scelta vostra o del regista?
Henry: Non mi ricordo. Ma penso che l’idea dei fan footage fosse nostra. Adoro quel tipo di video alla Lana Del Rey.

Scrivi tu i testi di solito?
Henry: Spesso lo faccio io, ma scriviamo tutti.

E quando componete, vi mettete a jammare e vedete se escono fuori delle idee interessanti o c’è uno di voi che presenta agli altri una propria demo e poi ci lavorate assieme?
Oli: Un po’ l’uno e un po’ l’altro. A volte cazzeggiamo e suonando ci vengono delle idee fighe, altre volte magari uno di noi fa sentire agli altri un giro di accordi, un riff e da lì ci lavoriamo tutti insieme.

Qual è la cosa più inaspettata che vi sia mai capitata durante un concerto?
Henry: I miei pantaloni che mi si sono strappati esattamente sul davanti mentre suonavamo. [ridono] È successo al primo concerto del nostro ultimo tour in UK. Ho fatto tutto l’encore con i pantaloni strappati lì. Ed erano pure nuovi, ma suppongo non fossero stati fatti per un concerto dei Sea Girls.

C’è un significato dietro al logo della band?
Oli: È come un segno matematico, anche se non del tutto. È come il simbolo della congruenza, ma con la terza linea più simile a quella di un’onda. La congruenza indica un punto di incontro, un’unione ed è un bel messaggio: la musica unisce.
Henry: E poi è graficamente figo vicino alla scritta Sea Girls.

Siamo da poco entrati in una nuova decade: i vostri tre album preferiti dello scorso decennio?
Oli: Devo andare a vedere cosa ho salvato sul cellulare! Mi vengono in mente solo album dell’ultimo anno adesso! . Poi…
Henry: Amo il primo album di Lana Del Rey, quello è stato proprio un gran album… E sicuramente i Wolf Alice! Il loro primo album è incredibile, è stato un album importantissimo per la nostra band, è uscito quando stavamo iniziando a scrivere e suonare insieme. L’abbiamo ascoltato letteralmente ogni giorno.

Adesso voglio chiedervi qualcosa che non c’entra niente con la musica, ma che ha a che fare con l’attualità. Ieri [ 1 febbraio ndr] c’è stata la Brexit. Volete dire qualcosa a riguardo?
Henry: È abbastanza una vergona. Ma ormai è successo.
Oli: Amiamo tutti l’Europa, ma ormai la frittata è fatta e non ci rimane che andare avanti.

Torniamo a noi: dopo questo tour che programmi avete?
Oli: Finire l’album, suonare in molti festival e davanti a quante più persone riusciamo. Fare grandi concerti ma anche piccoli, vogliamo suonare ovunque!
Henry: E poi torneremo a suonare in Europa e in Italia. Sono sicuro che torneremo entro un anno.

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