Donne, uomini: fate una band, non fate la guerra! 10 band capitanate da donne da scoprire

by Maria Vittoria Perin

Sabato mattina mi stavo lavando i capelli, in sottofondo come al mio solito la radio, una delle poche a trasmettere qualche canzone indie nel marasma del pop prodotto in serie presente nella maggior parte delle altre stazioni. Con i ricci ancora intrinsi di shampoo, mi fermo un secondo a pensare a cosa ho appena sentito. Alla domanda di un’ascoltatrice, “Ma il tema non sono le conversazioni hot?”, lo speaker risponde “Chiara, sei in calore?”. Ti chiedo, ad un uomo come avresti risposto? E poi, anche se fosse stato?  Sono queste le cose che mi fanno incazzare, la prevaricazione costante, la totale mancanza di rispetto. Facile sminuirla come battutina simpatica, ai mie occhi è l’ennesima ridicolizzazione della donna, della propria sessualità, l’ennesimo stereotipo da bar di cui sono stufa; peccato non fosse una conversazione tra compagni di calcetto, ma una domanda retorica arrivata alle orecchie di migliaia di ascoltatori. Allora ho avuto un’idea.

Caro mio, vorrei farti ricredere utilizzando la musica, ripensarci su prima di uscirtene un’altra volta con l’ennesima frase fatta, che, diciamocelo, non fa neanche più ridere, proponendoti una serie di giovanissimi gruppi che dovresti trasmettere insieme ai soliti Guns N Roses o Nirvana. Sarebbe stato facile scegliere una manciata di band tutte al femminile, o come detestano essere chiamate Girl Band, cavalcare l’onda del GRL PWR, invece ho scelto una serie di giovani band miste, capitanate da donne, in cui però l’elemento femminile e quello maschile si fondono perfettamente, andando di pari passo, formando un legame indissolubile senza il quale mancherebbe qualcosa al gruppo. Senza la sensualità di Laura Hayden gli Anteros forse non sarebbero una delle promesse dell’indie made in UK, senza quel rossetto rosso di Izzy Phillips in copertina, i Black Honey non avrebbero venduto così bene, senza lo stile di Julia Cummings, i Sunflower Bean forse non sarebbero arrivati sulle pagine di Rolling Stone. Enjoy.

Anteros

Se vivete nel Regno Unito non potete non aver sentito parlare di loro. Quattro giovanissimi di Londra che hanno già aperto per Two Door Cinema Club e White Lies. Una collaborazione che nasce nel 2014, una lunga gavetta costellata di concerti in piccole venue e festival, si sono fatti ben notare a suon di live e EP, da Breakfast a Drunk, in attesa del loro debut in uscita il prossimo anno. Caratterizzati da un sound giovane, un pop dolce, spensierato, dalle tematiche agrodolci, tutti ingredienti con cui è stato facile fare breccia nel cuore dei loro giovanissimi ascoltatori, però sicuramente la chiave del successo sta nella portavoce della band: Laura Hayden, che per certi versi ricorda una giovanissima Debbie Harry, sarà per la voce invidiabile o per la bellezza irresistibile dei suoi capelli biondi e dei suoi outfit.

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Confidence Man

I must confess / I’ve been sleeping with your ex / Cause I heard he was the best”, canta la voce di Janet nell’incipit di Try Your Luck, prima traccia di uno dei debut migliori che siano stati sfornati in questo 2018: Confident Music For Confident People. Quattro pazzi australiani scritturati da Heavenly Records che hanno dato vita ad un genere tutto loro, non è indie, non è elettronica, è qualcosa che ti fa sentire come Willy in Willy, Il Principe di Bel Air, qualcosa che si balla dandosi alla pazza gioia, che fa divertire, che cattura e non ti lascia più andare. Per non parlare dei testi: sfacciati, irriverenti, sinceri, giocosi e immediati. Le componenti principali sono quelle di Janet e Sugar a cui fanno da cornice due insolite figure mascherate di nero; i due sono talmente in sintonia da apparire come una sorta di yin e yang di voci, coreografie e matching outfit.

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Sunflower Bean

New York, i grattacieli che si perdono tra le nuvole del cielo grigio, il freddo che trafigge le ossa. Il sound cambia, si torna indietro alle ritmiche più cupe e sognanti degli anni ’70 che si rintracciano sia nel debut Human Ceremony che nel successivo, uscito in primavera, Twentytwo In Blue. L’uso chitarra-basso-batteria nella modalità più semplice possibile ricorda i britannici Wolf Alice, con cui hanno condiviso il palco e con cui condividono l’idea del frontman al femminile. Julia Cummings infatti è la vera protagonista, sorretta dal baffuto Jacob Faber e dal riccioluto Nick Kivlen. Visti nei press shots tutti insieme sembrano i modelli della sfilata mista appena tenutasi a Parigi di Celine, firmata dal nuovo direttore creativo Hedi Slimane; non a caso lei era stata la protagonista di una delle sue campagne pubblicitarie per YSL. Stile intercambiabile, velatamente androgino, rock a tratti sporco e diretto, a tratti pulito e dolce, si capisce che questi ragazzi non potrebbero fare a meno l’uno dell’altro.

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Pip Blom

Sembra che i gruppetti di Amsterdam si stiano facendo largo nella scena indie monopolizzata dai britannici. Non solo Canshaker Pi (di cui abbiamo parlato qui), ma anche Pip Blom, la ventenne dai ricci biondi, che a causa dei troppi ascolti su internet fu costretta a mettere insieme un gruppo che porta il suo nome. Garage rock old school che strizza l’occhiolino al grunge, sintetico, pochi accordi, musica da moshpit si potrebbe definire, quella solitamente suonato da un gruppo di vecchi amici dagli abiti comprati al charity shop dietro casa, quella capace di far tremare il tendone di qualche festival mentre nell’aria si mescola l’odore di terra, sigarette e birra. Faccia d’angelo non da sottovalutare, ha già aperto per i Franz Ferdinand e i Breeders.

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Dama Scout

I Dama Scout possono piacere a quelli che non amano particolarmente il guitar indie degli Shame e degli Slaves, ma sentono comunque l’intrinseco bisogno di sentir arrivare alle loro orecchie una base non troppo articolata, in cui la chitarra sia la grande protagonista anche nell’era del synth che sembra provenire direttamente da Ritorno Al Futuro. Indie vecchia maniera, ma meno terra-terra, leggermente più sognante e artistico. A dar voce al gruppo formatosi tra Londra e Glasgow è Eva Liu, a cui rimandano tutte le grafiche curate utilizzate dalla band, infatti caratteri asiatici si intervallano a vecchie foto di persone dai tratti orientali. A omaggiare la femminilità della cantante è anche il nome del gruppo stesso, Dama infatti è uno dei tanti modi di identificare il gentilsesso, mentre Scout proviene dal romanzo “Il buio oltre la siepe” di Harper Lee, personaggio in cui la stessa Eva si è identificata per anni.

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The Orielles

Giovanissimi, tutti sulla ventina, primo disco già alle spalle con un’importante etichetta indipendente. Touchè. Silver Dollar Moment è stato anticipato da una serie di singoli che hanno portato solo a recensioni piuttosto positive. Touchè due. La band definisce la sua musica in questo modo: “We wanted to write a few songs that make people think ‘What the hell is that about?”. Touchè tre. Un pizzico di surf rock, un po’ di dreampop, un filo di Stone Roses nelle percussioni, qualche citazione cinematografica nei video, danno vita ad un sound piuttosto maturo e articolato, un sound che il Guardian ha definito molto vicino a quello della mitica cassetta indie C86 distribuita ai bei tempi da NME. Anche in questo caso a far da protagoniste sono due giovani donzelle, le sorelle Hand-Halford, che alternano la loro voce a quella di Henry Carlyle Wade.

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Pale Waves

Protégée niente meno che di una band che oltre la Manica riempie gli stadi, fa impazzire le ragazzine e si fa notare per il suo bizzarro frontman: i The 1975. A vederli sembrano provenire direttamente da un film di Tim Burton: look gotico, fondotinta biancastro, abiti total black, facciata però lasciata solo alle copertine dei magazine, perchè il sound è ben lontano dall’essere cupo e tenebroso; si sarebbe portati a pensare che i Pale Waves siano una brutta copia dei più noti Cure e Joy Division. Invece il loro debut, My Mind Makes Noises è caratterizzato da sonorità naive, solari e un pizzico retrò, deve molto all’ultimo lavoro dei loro conterranei sopracitati, I Like It When You Sleep. A dare il volto e la voce al gruppo è Heather Baron-Gracie, voce limpida e graziosa, che rimanderebbe più al mondo del pop che non a quello dell’indie e che in Inghilterra sta letteralmente impazzando, collezionando solo ed esclusivamente sold out. Non a caso è tra i One To Watch di BBC.

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Our Girl

Our Girl è una costola delle più celebri The Big Moon, la band tutta al femminile che l’anno scorso ha dato una scossa alla giovane scena indie inglese con il debut Love in 4th Dimension. Soph Nathan infatti lì presta le mani come chitarrista, mentre in questo progetto dà la sua voce, a cui fanno coro il bassista Josh Tyler e la batterista Lauren Wilson. I tre si incastrano nella nuova e fiorente scena indie di Brighton e hanno recentemente coronato i loro sforzi musicali nel debut Stranger Today, un album che con le sue chitarre elettriche vecchio stile quasi coprono le lyrics e danno vita ad atmosfere sognanti, ben accolte dalla critica e immancabili nella playlist Spotify hipster-friendly per eccellenza: Dreampop.

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Fickle Friends

Questa volta è come se Brighton si trasformasse in Palm Beach, niente più spiaggia fredda, grigia e ventosa, ma palme da cocco, chioschetti kiki e mojito a qualsiasi ora. I Fickle Friends nonostante provengano dalla città nel sud dell’Inghilterra si caratterizzano per un sound più consono alla Florida, estivo e sbarazzino, proveniente dalla mente della frontman, Natassja Shiner, e altri 4 giovanotti, che ha attirato l’attenzione di Mike Crossey, produttore tra gli altri dei 1975 e dei Two Door Cinema Club. Da Glue a Swim, il risultato sono tutte canzoni trabbocanti di synth e tastiere anni ’80, come vuole il trend del momento, un pop sfacciato, fresco e ballabile, che personalmente mi ricorda quello della più celebre Rita Ora, dal forte impatto radiofonico.

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Geowulf

Come to the ocean / even when you’re broken” e la copertina del loro primo disco, Great Big Blue, basterebbero a descrivere il duo formato da Star e Tama. Nella parte frontale dell’album sono presenti i due che nuotano in una piscina cristallina, anticipazione di una serie di canzoni leggere, oniriche, un pizzico hipster, da pigra giornata estiva in spiaggia, o nel dubbio, a bordo piscina, come i due suggeriscono. Queste sonorità che ricordano tanto il mare e le vacanze non sono casuali, il duo infatti proviene da Brisbane, la città australiana con vista mare, e i testi dei loro pezzi parlano spesso delle emozioni legate ad una vita in viaggio, quella vissuta per anni proprio dalla cantante.

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Menzioni speciali: non sono state incluse alcune band degne di nota, di cui avevamo parlato in altri articoli e che vi consigliamo di ascoltare, Black Honey, Yonaka, Sorry, Flasher

Maria Vittoria Perin

Sogno costantemente concerti e nella realtà li aspetto come un bambino aspetta Natale, intanto colleziono testi di canzoni in un'agendina nera tappezzata di stickers di album. "If you lost your faith in love and music, oh the end won't be long" dovrebbe essere un mantra.

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