Le 15 migliori cover indie fatte da artisti pop

by Jacopo Schiavano

L’indie, come ben sapete, è un genere che spesso può generare non poca curiosità. Un mondo sospeso nella sfera musicale globale, di cui si faticano a trovare i confini, troppo sfumati per dare un taglio netto dal restante “non-indie”. Proprio per questa sua ambiguità, l’indie va spesso a braccetto con il mainstream, ancor di più nei tempi più recenti, durante i quali le radio impazzano di veri e propri tormentoni indie, scritti da artisti che più di una volta ci hanno fatto chiedere “Ma che sta succedendo?”. Quindi, mentre il confine tra la musica indipendente ed il mainstream si fa più sottile dello strato di ozono sopra l’Antartide, ci accorgiamo che questi due mondi non sono mai stati troppo lontani. Girando per il web, vi sarete sicuramente imbattuti in delle cover indie di canzoni pop. O di cover punk di canzoni pop. O di cover metal di canzoni pop. O di cover pop di canzoni ancora più pop. Centinaia di artisti coverizzano pezzi commerciali e famosi. Ma quante volte, invece, succede il contrario? Cioè, quante volte ci capitano di fronte canzoni indie fatte oggetto di cover da artisti pop? Molte di meno. E vi assicuro che non è nemmeno così facile trovarne. Anche se, sembra che sempre più persone si stiano accorgendo di questo mondo distante ed astratto, quasi fatato, dell’indie, che alla fine è più vicino di quanto sembra. Forse stavamo usando il binocolo dal lato sbagliato?

Bene, ho cercato (e trovato, stranamente) 15 ottime cover indie eseguite da artisti pop. Godetevele, e non disperatevi se qualcuno ha completamente trasformato la vostra canzone preferita.

Miguel – Hey degli Slaves

Come prima cover, partiamo con qualcosa di abbastanza inconsueto. La canzone originale arriva direttamente dal distruttivo album di debutto dei nostri ragazzoni inglesi preferiti, gli Slaves. Il pezzo in questione è Hey, rabbioso e rapido, ma (quasi) completamente trasformato da Miguel,che di colpo l’ha reso un pezzo tendente all’R&B e a metà strada tra elettronica e soul, ma senza rinunciare al caratteristico riff di chitarra. Un melting pot musicale che non lascia indifferenti, vista l’ecletticità del risultato. Promosso a pieni voti.

Originalehttps://www.youtube.com/watch?v=nwrPs_wKnOM

 

All Time Low – Green Light di Lorde

Lo ammetto con orgoglio, ho un debole per la scena pop-punk, così spesso bistrattata e banalizzata come un semplice dolce ricordo della nostra adolescenza o della cosiddetta “fase” compresa nei nostri anni da Teenager, che poteva prendere una piega metallara, punkettona oppure EMO (con annesso profilo MySpace o Netlog pieno zeppo di frange ed eyeliner). Bene, noi cambiamo, e così i nostri gusti, anche se, accecati da un certo imbarazzo a volte pure ingiustificato, ci si vergogna di ammettere che alcuni dei nostri vecchi beniamini ci sappiano davvero fare. Il caso è quello degli All Time Low, che nel caro vecchio BBC Lounge si sono esibiti in un’ottima cover di Green Light di Lorde, singolo tratto dal suo ultimo LP Melodrama, album che ha avuto parecchi consensi dalla critica (e pure da noi).

La morale? Mai vergognarsi dei propri gusti musicali, perché lo sappiamo tutti che tra una canzone di Bon Iver ed una dei Radiohead vi ascoltate What’s My Age Again saltando per casa.

Originalehttps://www.youtube.com/watch?v=dMK_npDG12Q

 

Charlie Puth – Somebody Else dei 1975

Probabilmente anche voi, girando per Youtube, siete incappati in uno di quegli splendidi e surreali video il cui titolo è più o meno “*titolo della canzone* but you’re in the bathroom at a party” e vi siete davvero emozionati manco foste uno studente durante la sua Prom Night. Ecco, Somebody Else dei 1975 è esattamente un pezzo che si potrebbe prestare a questa situazione. Ma come rendere meno eterea questa canzone, trasformandola in una delicata ballata semiacustica? Chiedetelo a Charlie Puth, che nonostante la sua a dir poco massiccia presenza radiofonica è riuscito a rendere questa canzone un ancor più intimo messaggio verso la persona amata. Preparate i fazzoletti.

Originalehttps://www.youtube.com/watch?v=Bimd2nZirT4

 

Hanson – Optimistic dei Radiohead

Okay, onestamente sono rimasto parecchio spiazzato. Una buona cover dei Radiohead è tra i compiti più ardui che un artista pop possa trovarsi ad eseguire, specialmente se il pezzo in questione è Optimistic ed è estratto dal capolavoro più controverso dei Radiohead, Kid A, un album che è tutto tranne che semplice da ascoltare. Facciamo un passo indietro, allora. Vi ricordate gli Hanson? Sì, proprio quegli allegri ragazzini di MMMBop, uno dei più grossi tormentoni dei cari anni Novanta. Ecco, proprio loro. Una colorata boyband alle prese con un cupo pezzo di un album ancor più cupo ed alienante. Non esistono i presupposti per i quali un esperimento stravagante come questo possa funzionare. Eppure, ci sbagliavamo. Il risultato finale è un ottimo tributo alla band dell’Oxfordshire. È proprio il caso di dire “Mai giudicare un libro dalla copertina, ma nemmeno dal primo capitolo”.

Originalehttps://www.youtube.com/watch?v=COUaNmm53VA

 

Låpsley – Mountain at My Gates dei Foals

Holly Lapsley Fletcher, in arte Låpsley, è una giovane ragazza britannica che ha all’attivo un album, Long Way Home, che le ha fatto guadagnare la nomination come Best New Artist di NME nel 2016, insieme ad artisti come Hinds, Halsey e Rat Boy, questi ultimi vincitori. Nel frattempo, Låpsley, ospite del celebre programma Like a Version della radio australiana Triple J, ha eseguito una buonissima cover di Mountain at My Gates, uno dei pezzi più recenti dei Foals. Il pezzo viene trasformato in una leggera versione synthpop, andando in direzione opposta rispetto all’originale.

Originalehttps://www.youtube.com/watch?v=l_EIE5f2t6M

 

Naughty Boy – Why’d You Only Call Me When You’re High? degli Arctic Monkeys

Ora arriva il difficile. Gli Arctic Monkeys, precisamente quelli dell’era AM, sono decisamente i più gettonati in fatto di cover. Oltre alla più famosa versione di Dua Lipa di Do I Wanna Know, sono state eseguite ottime cover della stessa canzone anche da artisti come Hozier, Daley, Ms Mr e Christina Grimmie, che si sono esibiti in delle cover delicatamente simili tra loro, anche se spicca l’incredibile performance vocale di Christina, che esegue la cover meno elaborata e più “artigianale” tra quelle citate, ma trasmettendo un’incredibile energia. Invece, un altro pezzo come Why’d You Only Call Me When You’re High? ha subìto un trattamento di trasformazione da parte di Naughty Boy e James Arthur. Non è facile determinare quale tra queste cover sia la migliore, quindi ho deciso di scegliere una delle più curiose, cioè la cover di Naughty Boy. Così come la cover di James Arthur, la canzone ha ricevuto un forte trattamento hip hop, proprio uno dei generi che più aveva influenzato la scrittura di AM, secondo quanto riportato dalla band. L’esibizione si trasforma in un vero e proprio mashup con la celeberrima Still DRE di Dr. Dre e Snoop Dogg, che si fonde egregiamente con la linea vocale e la canzone originale. Però, c’è da precisare un concetto. La cover non è eseguita dal produttore Naughty Boy, che si è limitato a dirigere l’esibizione dietro ad un mixer, ma da Tom Prior (voce e tastiera) e da Little Simz (rap), oltre all’intera band insieme a loro, con un risultato eccellente.

Originalehttps://www.youtube.com/watch?v=6366dxFf-Os

 

Rhodes – Ship to Wreck di Florence and the Machine

Una voce come quella di Florence Welch non è facile da trovare o da interpretare, specialmente da un uomo. Ma ecco, invece, che come al solito vengo smentito, questa volta da un trentenne dalla voce angelica dell’Herfordshire di nome Rhodes, che interpreta una magistrale versione della celebre Ship to Wreck, con tanto di archi, che accentuano l’epicità dell’esibizione. 92 minuti di applausi.

Originalehttps://www.youtube.com/watch?v=B9v8jLBrvug

 

Usher – Pumped Up Kicks dei Foster the People

Premetto che questa cover mi ha lasciato con la mandibola a terra.Non capita spesso che un artista hip hop interpreti una canzone indie, ma quando accade, il risultato è spesso molto interessante (basti vedere Frank Ocean che interpreta Fake Plastic Trees durante un suo concerto). La celeberrima canzone dei Foster the People è la classica canzone indie del nuovo secolo, upbeat e un poco psichedelica, nonostante il macabro testo. Bene, ecco apparire nientepopodimeno che Usher il quale, pure in versione bassista, si inventa dal nulla una versione pompata con un robusto riff di chitarra, senza però stravolgere la canzone originale, che d’improvviso si trasforma in un pezzo decisamente più energico, che rende impossibile star fermi. Beh, non che prima fosse facile.

 Originale: https://www.youtube.com/watch?v=SDTZ7iX4vTQ

 

Jax Jones, Raye  – On Hold dei The XX

Questa cover, nasce da una collaborazione, sempre all’interno del BBC Lounge, tra la giovanissima cantante Raye ed il produttore Jax Jones. I due avevano già collaborato nel singolo You Don’t Know Me (Sì, quella che fa UH NANA EH), pezzo che ha avuto grande successo in tutto il globo. La cover che i due interpretano è una versione di On Hold degli XX ma con maggiori influenze EDM, con tanto di drop coi fiocchi. Niente male, eh?

Originalehttps://www.youtube.com/watch?v=blJKoXWlqJk

 

Aurora – Teardrop dei Massive Attack

Non c’è molto da dire su questo pezzo incantevole, se non che sia quasi impossibile renderlo ancora più onirico e sognante. Bene, per Aurora non lo è stato affatto, vista la magistrale interpretazione della cover, che comunque rimane non dissimile dall’originale dei Massive Attack, con alla voce Elizabeth Fraser dei Cocteau Twins.

Originalehttps://www.youtube.com/watch?v=u7K72X4eo_s

 

Taylor Swift – Riptide di Vance Joy

Non tutti apprezziamo Taylor, ma è arrivato il momento di essere oggettivi. Quella che ci viene proposta è una interpretazione semplice, spogliata dall’estrosità che contraddistingue la cantante, che interpreta un pezzo di colui che le ha fatto da opening-act per il suo tour mondiale, Vance Joy, cantautore australiano. Per un momento, pare di non avere di fronte una popstar di fama mondiale capace di riempire stadi, ma di stare ascoltando una giovane ed umile ragazza con un pianoforte che fa quello che sa fare meglio, l’artista. E cavolo se le è riuscito bene.

Originalehttps://www.youtube.com/watch?v=uJ_1HMAGb4k

 

Gnarls Barkley – Reckoner dei Radiohead

Seconda ed ultima cover dei Radiohead. Questa volta parliamo della magnifica Reckoner, punta di diamante del loro settimo album In Rainbows del 2007. Ad eseguire la cover (dureante un loro concerto, tra l’altro) questa volta sono i Gnarls Barkley, capitanati da Cee Lo Green e il produttore discografico Danger Mouse. Questa versione desta subito curiosità, specialmente grazie alla differenza vocale enorme tra Thom Yorke e Cee Lo Green, quest’ultimo molto più imperniato sul soul. Strumentalmente, lo stile non è stato modificato troppo dall’originale, mantenendo la canzone autentica all’originale. La domanda che sorge però è… Piacerà a Thom? Chissà. Possiamo solo dire che fare una cover del genere non è da tutti, anzi, è da pochi.

Originalehttps://www.youtube.com/watch?v=_uofQD-N6UI

 

Lily Allen – Naive dei The Kooks

Diciamocelo, quanto è bella Naïve? Pochi pezzi come questo entrano di diritto in ogni playlist “2000s indie singalong” o in un qualsiasi dj set indie. Un inno che ci riporta come un flashback improvviso all’ormai lontano 2006 (AIUTO sono già passati 12 anni). Naturalmente, visto il successo del brano, che ancora oggi è tra i più amati nelle scalette dei concerti dei Kooks, molti si sono cimentati in una cover. Tra di loro, troviamo la cantautrice britannica Lily Allen, che interpretò la canzone nel 2008, in una versione decisamente “stripped down”, con chitarra acustica e piano.

Originalehttps://www.youtube.com/watch?v=g4Vp_P9d6O4

 

One Republic – Budapest di George Ezra

Ad inizio 2014, George Ezra eseguì una cover di Counting Stars, una delle più grandi hit dei One Republic. Nell’ottobre dello stesso anno, per ricambiare il favore, i One Republic si sono esibiti in una cover di Budapest. Entrambe le cover sono fantastiche, nonostante gli stili differenti della loro musica, e soprattutto, del diversissimo range vocale tra George e Ryan dei OR. Difficile dire chi sia stato migliore.

Originalehttps://www.youtube.com/watch?v=VHrLPs3_1Fs

 

Twenty One Pilots – 9 Crimes di Damien Rice

Per concludere, arriviamo forse alla cover più semplice e struggente tra tutte. Per quanto sia abbastanza  contrariato dall’etichettare i Twenty One Pilots esclusivamente come pop, mi è sembrata una buona scelta per la qualità ottima della cover, un’emozionante rivisitazione al pianoforte, che spoglia e rende ancora più vulnerabile e fragile questo pezzo del grande Damien Rice. Ad eseguirla troviamo però Tyler Joseph in versione solista, che nonostante l’assenza del quasi inseparabile compagno di band Josh (il batterista), riesce a regalare una notevole esibizione.

Originalehttps://www.youtube.com/watch?v=cgqOSCgc8xc

PS: non perdetevi l’articolo sulle 15 cover fatte da artisti indie e quello sulle 15 canzoni pop da rivalutare!

Jacopo Schiavano

Spesso medito su quanta musica abbia ancora da scoprire, rimanendone allo stesso tempo emozionato e sconfortato.

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