Canzoni e spritz a meno di due euro: Padova e 10 nomi dall’underground veneto

by NoisyRoad Staff

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Padova. Quella città che ristagna universitari, che se chiedi cosa c’è da fare ti dicono niente e ci si trova a prendere spritz a un euro e cinquanta in ogni barettino. Poi c’è il caffè Pedrocchi, quella volta in cui suonarono i Blonde Redhead allo Sherwood e qualcuno si sentì parecchio male. Quella di Padova non sarà forte come la scena romana o la scena bolognese, ma sicuramente uno degli underground più belli di tutta la penisola, da realtà come Dischi Sotterranei ai concerti dell’università. Ecco una playlist di dieci artisti padovani o quasi che non dovreste veramente perdere, magari davanti all’ennesimo spritz.

Jesse The Faccio

Occhiali con le cordicelle, inconfondibile cappellino, e quell’aurea stralunata di chi si è perso per strada. Il suo è un sound che riesce a ben mischiare quell’eterna attitudine rock della generazione dei Ministri, e chi lo ha visto al Mi Ami ha ben presente di cosa sto parlando, ma anche una sensibilità calma e intima della grande scuola del cantautorato italiano (di chi è cresciuto ascoltando le cassette di Lucio Battisti) e, incredibilmente, anche delle evidenti suggestioni della scena lo-fi americana (Kurt Vile, Mac DeMarco e quell’intramontabile Ariel Pink). Imperdibile, per chi ama mischiare.

 

Baruffa

Una band che suona ironico-romantica, una voce che si adatta agli standart di serietà e credibilità dei grandi cantautori del passato e di band di fama istituzionale (i Baustelle, per citarne una), e poi i synth, malinconia liceale, una vecchia punto, e il misterioso personaggio dal nome Sandro (che dà il titolo all’ultimo singolo). Baruffa, inoltre è anche il nome di un barettino a Rovigo (titolo, tra l’altro del singolo precedente). Una band per ballare durante le serate di fine estate, per chi cerca ritornelli melodici e trascinanti, un nuovo punto fermo della scena padovana e non solo…

 

Post-Nebbia

Psych-rock padovano, le chitarre e quelle movenze retrò che mancavano in questa lista di una scena sotterranea che sembra non finire mai. Di loro c’è un brano bellissimo, Naufragio, che è una sorta di tunnel ossessivo di sonorità da fattoni che sembra descrivere un’ossessione per una figura femminile intrigante, per tutti quelli che almeno una volta si sono innamorati di una classica persona/ombra perfetta in una sera ventilata, per poi ritrovarsi a ricorrerla, amarla, sentirla lontana, lasciarla andare.

 

MIVERGOGNO

Alterego di Daniele Gatto che ha passato qualche tempo a scrivere canzoni in camera sua, senza mai rivelarle a nessuno, vergognandosene appunto (e da qui il nome del progetto). Un minimalismo arrabbiato, ubriaco, canzonatorio. Il suo singolo di debutto s’intitola Esami ed è una sorta di lode ai fallimenti, di quelle che si fanno al mare con gli amici, alla fine di una bottiglia (ennesima) in preda ad abbracci e pianti di cui poi nessuno parlerà mai più. Calcutta, nei suoi momenti più marci di cui nessuno sa probabilmente niente, suonerebbe un po’ così.

 

Of A Letter Kept

Quello che stupisce della scena padovana è che tutto sconnesso da tutto, non c’è quell’uniformità stilistica in cui tutto suona come tutto che suona alla fine come Calcutta, e a testimonianza di ciò c’è anche questa band giovanissima cresciuta a pane e Arctic Monkeys che offre un’indie-folk controtendenza, che se là fuori è tutto a base di synth e testi strappalacrime cantati come se dovessimo presentare tutto a Sanremo a prescindere, loro si divertono con movenze e sonorità old school, irresistibili, sinceri e inevitabilmente puri.

 

Joe D. Palma

Band padovana con un’anima rock, di quelle che si consumano a furia di girare l’Italia in furgone, ma nei loro ultimi singoli si ritrovano facilmente suggestioni da dance-floor di quelle che ti lasciano addosso la sensazione di aver visto un concerto rock al crepuscolo, sulla spiaggia, o qualcosa del genere. Il loro ultimo singolo s’intitola Pop Corn, suona esattamente così, ed è un brano malinconico che suona come l’ennesimo drink in un sudicio bar lontano da casa, dannatamente reale. Una soluzione possibile è sempre lasciarsi andare, e dimenticare tutto.

 

Venere

Un solo singolo all’attivo, questo spensierato dolce-amaro Pensiero Arido, che già li identifica tra i nomi più interessanti di questo variegato elenco, con quella spensieratezza estrema di chi si porta dentro fini e liti strazianti, che racconta agli amici davanti a un bicchiere di vino, fischiettando pure. Un nome nuovo, di quelli freschi che bisogna fare in fretta a dire a tutti di avere scoperto, prima che sia troppo tardi e perdano quella sincera e pura anima da intellettualoidi itineranti.

 

Pietro Berselli

Cantautore tra i più interessanti e strazianti dell’ultima generazione. Tre anni fa un primo disco dal titolo Orfeo L’Ha Fatto Apposta, un ritratto di una mente debole, un inno a chi sta male e non se ne scusa, Pietro Berselli scava nei meandri più oscuri delle relazioni con delle sonorità oscure (di chi s’è sudato i primi album degli Interpol, e anche parecchio) e chitarre di quella scena perduta degli anni Novanta, anni d’oro per Afterhours e Marlene Kuntz. Raro e imperdibile.

 

Inside Emerica

Un casino assurdo e imperdibile. Storie di periferia, di amori urbani, di giri in biciclette, storie alcoliche, sorrisi rubati, amori sdolcinati, incredibilmente credibili, delicatezza nordica, un tappeto di synth che non invade mai uno storytelling raffinato, vissuto e vero. Uno dei cantautori più interessanti di una scena, quella del cantautorato rap, che varrebbe davvero la pena scavare ancora di più. Il suo primo album s’intitola Pioggia a Novembre, e non può esserci titolo più evocativo.

 

Winter Dust

Gli unici non-cantautori in questa lista di parolieri. Un risciacquo emotivo.

Un post-rock di una band attiva ormai dal 2008 che vi ruberà l’anima.

E per continuare il tour musicale d’Italia, leggi le liste sulla nuova scena milanese, bolognese e palermitana.

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