05 febbraio 2020

Due passi indietro: 10 artiste che hanno detto no

Preparate il telecomando, alzate il volume e pronti sintonizzati davanti al televisore: il Sanremo nazionale è tornato. Quel lungo tappeto rosso che accoglie artisti e pubblico davanti al Teatro Ariston è già stato calcato dai protagonisti di questa settantesima edizione a festeggiare un compleanno importante che però, per restare in ambiente sanremese, non è iniziato proprio a rose e fiori. 

Diciamoci la verità, le polemiche non mancano mai: da “il ragazzo Mahmood” e l’ambigua Rolls Royce dell’edizione passata, al plagio del duo Meta-Moro di qualche anno fa, per citarne un paio, abbiamo fatto l’abitudine al carrozzone di lamentele che la kermesse musicale porta con sé. Forse perchè Sanremo è Sanremo, e Sanremo senza un pizzico di pepe rimane un piatto poco invitante per una buona manciata di italiani, ma in fin dei conti quasi ci piace farci travolgere dalla discussione e esprimere il nostro parere a riguardo sulla pubblica piazza (aka social network). Io, che dal canto mio prendo parte attiva alla manifestazione da qualche tempo, ho sempre dato una chiave di lettura diversa ai polveroni che venivano sollevati dal pubblico e dalla stampa, perchè, fidatevi, dall'interno è tutto differente, e mi sono lasciata scivolare addosso le dicerie e le maldicenze che facevano da contorno alla manifestazione. 

Stavolta, però, il gioco ha preso un’altra piega: è il conduttore, il direttore artistico di quella macchina intricata che è Sanremo, a fare da bersaglio alle critiche più crude dell’intero popolo di Internet; così, quella che credo essere stata solo una pessima scelta di parole, erge Amadeus a ragazzo immagine di una cultura che tende ad apprezzare una donna perchè capace di stare “due passi indietro” al proprio compagno. Non è certo nel mio intento alimentare la polemica, ma non posso negare di aver pensato, dopo un primo momento di indignazione, a tutte le ragazze che, come me e metà della redazione di Noisyroad,  stanno muovendo i loro primi passi nell'industria musicale, e a tutte le donne che, nel corso degli anni, hanno saputo affermare la loro posizione in questo mondo senza aver nulla da invidiare (ma proprio nulla) alla loro controparte maschile.

Billie eilish

La diciottenne americana è fresca fresca di Grammy Awards (ben sei, i premi principali assegnati durante la cerimonia), è giovane e indipendente. Billie Eilish è sinonimo di autenticità e fierezza, uno stile inconfondibile che l’ha portata agli apici delle classifiche senza mai chiederle di compromettere se stessa. Vero è che dietro al suo successo c’è anche lo zampino del fratello, Finneas, il quale però ha sempre rispettato l’estro artistico della ragazza, la sua stranezza ed unicità. Billie si trova in questa lista perchè ha detto no a chi, dopo l’improvviso successo di Ocean Eyes, pubblicato su SoundCloud nel 2017, l’avrebbe vista bene nei panni della nuova Miley Cyrus o Taylor Swift (senza nessun giudizio negativo nei loro confronti). Sebbene sia ora a tutti gli effetti una star del pop, la ragazza ancora non ha fatto l’abitudine all'attenzione (morbosa) dei media per la sua vita privata e per il suo corpo, tanto da aver dichiarato più volte di indossare baggy clothes per impedire l'oggettificazione della figura femminile.

 

Meg white

The White Stripes anyone? Meg White è stata il 50% femminile dei The White Stripes, il duo nel quale ha militato a fianco di Jack White. La figura di Meg non è mai stata un contorno al frontman del gruppo, al contrario, con la sua ritmica potente, era l’ingrediente segreto dell’efficacia, dell’immediatezza dei loro brani. Quale rapporto ci fosse tra i due, se fossero fratelli, compagni o semplicemente amici, non ci è dato sapere; certo è che quando penso a Meg, mi torna in mente una scena tratta dal film Coffee and Cigarettes di Jim Jarmusch. Seduti attorno ad un tavolo Jack e Meg discutono di fisica: l’uomo prova grande ammirazione per Nikola Tesla e per le sue invenzioni, tanto da aver deciso di replicare un suo esperimento; quando mostra il prodotto del suo ingegno a Meg, qualcosa va storto e sarà proprio lei a trovare la soluzione al problema manifestato dal marchingegno. Certo si tratta di un film e non della vita reale, ma trovo sia un ottimo esempio della personalità forte ed indipendente dell’artista.

 

Yoko ono

Se dovessi pensare ad una persona che non vorrei mai essere in una vita futura, quella sarebbe proprio Yoko Ono. No, non pensate male: artista d’avanguardia affermata e musicista di successo, ha trascorso una breve, suo malgrado, parentesi di esistenza a fianco di John Lennon. Con il passare degli anni, la sua figura è stata irrimediabilmente associata a quella del suo compagno di vita e ai Beatles; non solo, la Ono è stata additata come la causa dello scioglimento della band più famosa di sempre. Vi chiedete ancora perchè non vorrei mai vestire i suoi panni? Immaginate di avere a che fare con un fandom delle dimensioni di quello dei Fab Four, un fandom che ti punta il dito contro e ti accusa di aver distrutto una delle icone della storia contemporanea. Forse, nella prossima vita, vorrei avere almeno un decimo della sua resilienza.

 

Alice glass

Quella di Alice Glass è una storia che non si vorrebbe mai dover raccontare; fondatrice e cuore pulsante dei Crystal Castles, ha abbandonato il progetto che la aveva portata al successo perchè, secondo quanto reso pubblico sui social network, vittima degli abusi psicologici e fisici perpetrati dal collega Ethan Kath. Accodandosi al movimento #metoo ha deciso di raccontare alcuni retroscena inquietanti del rapporto con la sua metà artistica, che all'epoca della nascita del gruppo, quando aveva poco più di sedici anni, era già un uomo adulto e nel fiore degli anni. Alice non ha abbandonato la musica, non si è lasciata spaventare dalle minacce, non ha temuto ritorsioni; la sua carriera ha visto una nuova rinascita dopo la chiusura di quel capitolo terribile della sua esistenza, durato quasi dieci anni.

 

Lzzy hale

Lzzy Hale è quel tipo di persona che non ha nessuna intenzione di farsi mettere i piedi in testa. Quando mi stavo avvicinando al rock, un universo che, lasciatemelo dire, naviga ancora nelle acque profonde del maschilismo, era a lei che guardavo, pensando che un giorno avrei voluto avere la cazzimma necessaria per non sentirmi fuori posto, fuori strada, fuori di testa. La Hale guida una brigata di uomini da più di vent'anni con una forza strabiliante e non ha mai avuto paura, anche al di fuori degli Halestorm, a destreggiarsi in un mondo perlopiù maschile.  Ah quindi fai rock? Se siete state ragazze con in mano una chitarra elettrica e tanta voglia di ribaltare il mondo, date un’occhiata a Lzzy Hale; se siete uomini, giovani uomini, giovani adulti, mettete da parte il vostro orgoglio e lasciatevi travolgere dalla carica esplosiva di questa donna!

 

The japanese house 

Un nome che non possiede alcuna connotazione di genere, questo ha scelto Amber Bain, la cantautrice inglese che ha portato al successo un idillio indie pop da fare invidia ai migliori. Un debutto nell'anonimato, tanto che qualcuno ha anche azzardato l’ipotesi che, dietro alla sua voce quasi androgina, ci fosse in realtà Matt Healy dei the 1975. Pitchfork ha parlato di lei come di una giovane ragazza queer, dalla voce delicata e dal look che, per qualche suo sottile lineamento, le dona uno stile mascolino, simile per certi versi a quello di Kurt Cobain. Nonostante l’alone di mistero che circondava la sua figura, Amber non si è mai nascosta davanti al mondo del web: i suoi profili social mostrano le sue foto, persino il suo nome compare per intero, come a dire “hey, questa sono io e voglio che mi vediate esattamente come sono”.

 

Pj harvey 

PJ Harvey viaggia controcorrente. In un mondo in cui siamo anche stufi di sentirci raccontare che l’arte può solo ispirarsi alla vita reale, Polly Jean, alla guida di una squadra di ottimi musicisti, ci dice che no, una canzone può nascere anche da una storia del tutto fasulla. Penso di aver letto il suo nome per la prima volta su un articolo, accostato irrimediabilmente a quello di Nick Cave: non si parlava della sua musica, dei suoi testi o della sua levatura artistica. Perchè PJ Harvey non è solo cantante, è anche autrice, compositrice e polistrumentista e questo basta a mettere in chiaro che un'artista del suo calibro non ha bisogno proprio di nessuno per arrivare in cima. 

 

Any other

Adele Nigro, classe 1994, sguardo trasognato e chitarra in braccio. In quell’occasione stava sul palco di TODAYS ad accompagnare Colapesce in un viaggio immateriale, roba di un altro pianeta. E mentre le persone attorno a me fissavano il cantautore al centro del palco, io guardavo attraverso la folla per studiare il tocco delicato delle dita di Adele sfiorare le corde della chitarra. Forse il suo nome in questa lista stride, Anyother è il nome di un progetto che la ragazza porta avanti ormai da un po’, accanto ai compagni di avventura Marco ed Erica, con un orgoglio e una personalità che ammiro ed invidio come poche altre. Il suo atteggiamento meravigliosamente noncurante la rende estranea a quella macchina imperfetta che è l’industria musicale oggi: ha una sua estetica (il suo profilo Instagram ne è testimone) definita e curata, ma non si interessa troppo di apparire o sembrare qualcosa che non è. In questo mondo di uomini, Adele vortica già cento passi avanti a tutti gli altri. 

 

Dolores o’riordan

Parlare di lei, lo ammetto, mette parecchia tristezza. Tutte le storie, nel bene o nel male, prima o poi devono giungere ad una conclusione, bella o brutta che sia e quella di Dolores merita di essere raccontata nelle sue conquiste, piuttosto che nelle sue sconfitte: una tra le tante, per esempio, è stata la sua carriera solista. Dopo un lungo periodo fatto da brevi apparizioni nel mondo della musica, a cinque anni dallo scioglimento della sua band, i The Cranberries, Dolores torna con un album solista incisivo ed efficace. Are you listening? chiedeva, e in effetti, davanti alla sua voce potente e delicata, non si poteva fare altro che restare in ascolto. Per la donna si è trattato di un momento di grande successo, quando pochi credevano nella possibilità che si sarebbe rialzata dal periodo buio che stava attraversando, quando molti dubitavano che sarebbe riuscita a produrre musica senza l’appoggio degli ex compagni di band. Dolores ha dimostrato di non aver bisogno di nessuno per fare musica e in quell'occasione, si può dirlo, ce l’ha fatta.

 

Aurora

"Le donne possono essere forti, e gli uomini deboli. Possiamo tutti portare a galla i nostri lati più fragili ed essere considerati esseri umani forti. Avere il diritto di piangere, il diritto di camminare a testa alta"

Ad appena ventitré anni Aurora è un'artista con degli ideali ben fissati. Una convinzione, che ci possa essere uguaglianza ed armonia, in ogni aspetto dell'esistenza: equilibrio con la natura, con la propria anima e con il resto del mondo. Nel brano Queendom lo dice chiaro e tondo, le donne saranno i suoi soldati, a portare il peso dell'esistenza sulle loro spalle; come ha raccontato lei stessa sui suoi canali social, parlare di femminismo è una questione di parità, non di odio e discriminazione, ed è un discorso necessario per permettere all'universo femminile di correre con i lupi, di tornare a contatto con la propria natura. Quando si sceglie di affrontare l'argomento è difficile non scadere nel banale, non essere fraintesi o male interpretati: Aurora, nonostante la giovane età, è riuscita ha scelto di schierarsi dalla sponda di chi rifiuta la disparità dei sessi, valorizzando tutte le storie di quelle donne che la discriminazione l'hanno vissuta molto da vicino e ricordando che, in fondo, anche il genere maschile ha le sue battaglie da combattere. In un mondo che promuove la polarizzazione delle idee, il tutto bianco o tutto nero, la ragazza sceglie di stare nel mezzo, dove è ancora possibile trovare un equilibrio.