01 marzo 2020

"Meno male che ci sei tu che ti fidi di me": 10 esempi di band in duo che non conoscevi

Apprendo da pochi minuti della morte di Elisabetta Imelio dei Sick Tamburo e Prozac+, una notizia che fa male perchè è arrivata improvvisa come uno schiaffo, e piuttosto inaspettata perchè sì, che Elisabetta stava male lo sapevamo, ma sapevamo anche che era pronta a mangiarsi il palco senza timore e mostrarsi sempre più forte di quello che era, fino all'ultimo (come sa chi l'ha vista sul palco del Mi Ami nel 2018). Con quell'Acido Acida dei Prozac ci siamo cresciuti, e abbiamo ben visto come è potuta rimanere un tormentone anche dopo vent'anni (avete visto Suburra, no?) e fa male sapere che Elisabetta non vedrà questo brano immortale, invecchiare altri vent'anni. E, non so perchè, mi fa ancora più male sapere che Elisabetta era parte della coppia esplosiva formata da lei e Gian Maria Accusani (a cui si sono aggiunti String Face e Doc Eye per formare i Sick Tamburo).

Una coppia creativa ed inesauribile che muore con Elisabetta.

 

Ho deciso di raccogliere per l'occasione altri nove esempi di coppie nella musica che, tolti i celebri The White Stripes, The Kills, The Last Shadow Puppets, Royal Blood e una manciata di pochi altri, trovo che quella del duo sia una forma molto sottovalutata, forse difficile, da considerare. Eppure, narrativamente, è sicuramente la più affascinante. Due teste che si uniscono, e poi complici, a volte amanti, litigi e "nutallate di deliri" (vi dicono niente gli Oasis? E che dire di Bugo e Morgan?). Scavando nell'underground, italiano e non, ecco cosa ho trovato.

Cassels

Era circa il 2015 (ma forse anche 2014) quando un ragazzo italiano conosciuto a Londra durante un Capodanno decisamente strano mi ha consigliato di ascoltare un duo di ragazzini con la faccia slavata a cui aveva scattato delle foto qualche giorno prima. Il mio amico è Luca Giorietto (e se vi capita andate a spulciare tra i suoi scatti, ce ne sono alcuni che mi hanno fatto innamorare di artisti che non avevo mai neanche sentito nominare), e la band di ragazzini slavati erano i Cassels, due fratelli britannici dei sobborghi, chitarra e batteria, un debut album che è arrivato solo due o tre anni dopo, dove math rock e ironia politica convivono, e incredibilmente anche molto bene. Probabilmente Noisyroad è il primo sito italiano a segnalarli.

Henry's funeral shoe

Ancora una volta due fratelli, ancora una volta chitarra e voce, ancora una volta dall'Inghilterra. Quello degli Henry's Funeral Shoe è un blues rock bello ruvido, perfetta colonna sonora per le feste in casa sfascione e per fare bella figura come rilancio durante una conversazione dove escono fuori i White Stripes, erano spariti per circa otto anni prima del loro nuovo disco Smartphone Rabbit Hole del 2019, album che pensavo li avrebbe fatti tornare sotto i riflettori ma, mannaggia a me, mi dimentico che il mondo e questi piccoli capolavori minimal made in England non vanno sempre d'accordo (nel dubbio, maledetta Brexit!).

Clio and maurice

Se siete dei milanesi abbastanza indie li avrete già incrociati più di una volta. Loro sono un duo impossibile, formato solo da voce e violino (alla prima la cantante soul Clio Colombo, al secondo Martin Nicastro che già s'era fatto notare nei Pashmak). Hanno girato in lungo e in largo, dalla Germania all'Irlanda, passando persino per un tour in Marocco eppure, il loro primo singolo è uscito solo da un paio di settimane. Che se non ve l'avessi detto, probabilmente non avreste neanche fatto caso all'assenza di altri strumenti, tanto quello di Clio e Martin è un universo a sè, ben calibrato sulle loro regole. Italia, abbiamo tra le mani qualcosa di davvero strano e speciale, che non ha nessun altro ha ancora avuto neanche l'audacia di pensare, non facciamoceli sfuggire.

Blood red shoes

Ci spostiamo a Brighton, dove nasce una delle mie coppie musicali preferite, quella dei Blood Red Shoes, che se solo avessi conosciuto un mio Steven (sarebbe andato benissimo anche l'omonimo personaggio di Shameless, ora che ci penso) a quindici anni, probabilmente avrei preteso di creare qualcosa che assomigliasse a questo: un intimissimo, intrigante, casinista e super sexy duo rock. All'inizio, egoisticamente minimali chitarra e batteria dove cantavano entrambi, solo ultimamente si sono lasciati conquistare dal fascino dei synth pubblicando qualcosa come dieci singoli prima di arrivare al (sudatissimo) nuovo album, probabilmente il migliore della loro carriera che si avvicina a compiere dieci anni. Anche loro, mannaggia a noi, praticamente sconosciuti in Italia.

Deap vally

Fine 2016 ed io che tra la noia della disoccupazione e l'apatia, anche musicale, di quelli che sono stati i miei ventitrè anni, per caso mi ritrovo al Locomotiv per Deap Vally, un duo americano stavolta. Nonostante quelle menzioni qua e là e i «guarda che ti piacerebbero davvero tanto» di un mio amico che mi stava ospitando a Bologna, non avevo mai avuto voglia di guardarmi neanche un video su YouTube di queste Deap Vally, cotonate belle che non ballano. La fine di settembre, il caldo assurdo del Locomotiv, quel pubblico indefinibile di freak datati e giacche di pelle rispolverate dall'armadio e ragazzini collezionisti di vinili, due pazze sul palco, uno dei concerti più intesi e inaspettati. Da rivedere, più di tutti.

The wands

Sempre Londra, e sempre quel Luca Gioretto (che forse non ho mai ringraziato abbastanza) che un giorno mi racconta di aver incontrato anche un duo di Copenaghen, sempre per scattar loro qualche foto. Abbiamo delle piccole casse in una casa a Lambeth che cade a pezzi, ed ecco che ascolto per la prima volta i The Wands. Ora suonano in quattro, ma tutto è partito dalle teste matte e psichedeliche di Christian e Mads, alle quali non ha saputo resistere neanche la Fuzz Club (che ha i "nostri" The Gluts). Scomparsi da circa tre anni, un annetto fa scrivono su Facebook "we are back" e poi di nuovo più nulla, mi mancano molto, e spero presto anche a voi.

The raveonettes

Restiamo in Danimarca e troviamo loro, quelle due teste matte di Sune Rose Wagner (chitarra e voce) e Sharin Foo (basso, chitarra e voce). Mai nessun altro componente ufficiale riuscirà a influenzare i The Raveonettes che, attivi dal 2001, sembrano non perdersi neanche un colpo, riuscendo a passare con facilità dalle hit che hanno segnato una generazione dei primi anni Duemila a un nuovo album (l'ultimo, del 2017) insegnandoci ad invecchiare con stile e non rinnegare mai le influenze shoegaze, anche quando ti dicono che non va più di moda.

Shkodra elektronike

Era estate, davanti a un vino bianco in Isola a Milano e Kole Laca (che già avrete sentito se avete avuto modo di venire conquistati da Il Teatro Degli Orrori o dai 2Pigeons) mi racconta di avere un'idea folle (come, mi dispiace dirlo, sono tutte le sue idee): riprendere dei canti tradizionali della sua zona di Scutari in Albania, e rivisitarli in chiave elettronica. Parte da solo con un release party del progetto al Biko, e va avanti così finchè non si è aggiunta la cantante Beatriçe Gjergji, e da lì sono cominciate le cose assurdamente belle, come un primo live a Germi di Milano con parte della comunità albanese meneghina scatenata sotto palco, un tour in Albania e questo primo singolo originale dal titolo Ku e Gjeta Vedin. Dovremmo, anche qui, essere abbastanza furbi da non farli diventare iper famosi solo a casa loro.

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